Recensione: L’erede di Ahina Sohul (2^ parte)

Rieccoci con la seconda parte della nostra recensione (trovate la prima parte qui). Dopo aver parlato dell’ambientazione e aver analizzato il prologo, passiamo alla storia vera e propria.

La trama

Come aveva introdotto il riassunto sul risvolto della copertina, ci troviamo nella terra di Nadesh; in particolare, la storia ha inizio nella città di Batilan (che è una delle più grandi della regione, ma che possiede una taverna e soprattutto non è dotata di inespugnabili portali ma di un semplice cancello), dove incontriamo Bedwyr ed Eynis – il primo quindicenne, la seconda quattordicenne -, entrambi orfani e adottati appena nati da due famiglie del posto. Soprattutto Eynis si dimostra speciale fin dalle prime pagine: vive in un paese pseudo-medievale, ma gira in pantaloni, se ne va a caccia da sola armata di arco e pugnale e soprattutto risponde agli anziani senza che nessuno le dica niente; nessuno di quelli che le stanno intorno si accorge delle sue orecchie a punta e nessuno nota gli strani fatti che accadono quando c’è lei nei paraggi (come la capacità di evocare le ninfe, di “far fiorire il legno” e di cavarsela sempre e comunque in ogni situazione). Di Bedwyr, invece, sappiamo che è un rompiscatole e un antipatico fin da subito, ma per il resto ci troviamo con un ragazzo tutto sommato normale.

Fin dal primo capitolo, con un piccolo sforzo di immaginazione, si riesce a capire già con chi abbiamo a che fare, interamente grazie agli spiattellamenti che la Rosso cerca invano di far passare per indizi su ciò che succederà dopo: Eynis ci dice, infatti, che Bedwyr «ha qualcosa di strano. Si vede che non è di Tared [la regione di Batilan] con quel viso pallido. In città tutti sanno che è stato portato qui dal fratello del mercante, ma non si sa nulla della sua origine». Con questo clamoroso infodump la cosa è già abbastanza chiara, ma voglio lasciare un minimo di suspense a chi ancora deve leggere il libro. Perciò niente spoiler e continuiamo con la storia.
Tutta la città di Batilan è in fermento per l’imminente arrivo dei “custodi”, ovvero dei maestri d’armi che prendono i ragazzi della città come apprendisti e li rimandano indietro dopo un tot di addestramento. Già qui viene da pensare: ma come? Se la regione è in guerra, i ragazzi non dovrebbero servire come aiuto nei campi o come soldati per difendere la loro città? Naturalmente no… e indovinate perché? Giusto: perché tanto è fèntasi!
Uno di questi custodi è Galdwin, che decide di prendere come apprendista Bedwyr, il suo amico Rooth e, dopo aver visto una dimostrazione della sua bravura, anche Eynis. Quest’ultima, però, rimane sconvolta da una rivelazione: quella che crede sua madre in realtà è solo la sua madre adottiva (sopresona!), cosa che le dà un ulteriore motivo per andarsene da Batilan. I nostri eroi partono e si dirigono verso Grimson, e vi arrivano dopo essere scampati a un attacco dei terribili amorphi e dopo aver incontrato sul loro cammino Nadyr, il lupo parlante (O.o). A Grimson conosciamo altri quattro amici: gli elfi Principe e Daylin – ovviamente biondi, alti, belli e chi più ne ha più ne metta -,  il nano Nabrik – Gimli in vacanza, probabilmente – ed Evandros, il drago (anche lui parlante). Ebbene sì, siamo al cospetto delle fantomatiche “Cinque razze libere”, «le uniche non soggette al male né schiave di un padrone»… ma aspetta un momento: e allora che cosa caspita fa tutto il giorno Pseudos l’usurpatore? Coltiva i pomodori nel suo orto?

Qui a Grimson, comunque, scopriamo qualcosa in più sulla storia: gli elfi ci raccontano che il Libro del Destino non è altro che il diario di Sam il Veggente, capace di sognare il futuro a causa degli spiriti maligni che si agitano dentro di lui, imprigionati da un elfo molto kattivo di nome Darnar.
Poi si viene a scoprire (altra sopresona!) che Bedwyr è *rullo di tamburi* nientepopodimeno che l’erede al trono degli uomini, il figliuolo di re Galwan, ucciso – guarda caso – proprio quindici anni prima! Ed è a questo punto che la missione della Compagnia (nome estremamente originale, formata peraltro dal casualissimo numero di nove componenti) è chiara: per impedire che i kattivi scoprano il destino che li aspetta, i nostri eroi dovranno recuperare le pagine del Libro del Destino, evviva evviva!

Una trama a dir poco sensazionale, nevvero? Così a prima vista non è proprio un totale fallimento, sorvolando sugli stereotipi (gli orfani alla ricerca del loro passato, la compagnia, il destino, il superkattivo, gli elfi perfettini…): l’idea del “libro del destino”, perlomeno, la trovo carina. I problemi sono che:
– l’80% del libro si riassume in questo modo: la Compagnia che corre dietro agli amorphi che hanno le pagine del Libro, cercano di recuperarle ma gli amorphi, per quanto deficienti, riescono sempre a farla franca; e così via per un bel po’;
– dopo che finalmente sono riusciti ad appropriarsi delle pagine – dopo aver rincorso gli amorphi per mezza Nadesh – i nostri eroi raggiungono la città di Yared; gli amorphi la cingono d’assedio, le danno fuoco e poi la invadono (mossa mooolto intelligente), chiedendo le pagine in cambio dell’arresa. E a questo punto quel gegnaccio  di Bedwyr cosa fa? Per imbrogliare gli amorphi consegna loro delle pagine bianche! Che trovata originale e innovativa, ommioddio!
– i patetici tentativi della Rosso di stupire i lettori con le sue rivelazioni finiscono per far capire anche al più tonto cosa succederà: voglia di leggere il seguito per avere delle risposte? Bye bye…
– le stesse rivelazioni finiscono per risultare anch’esse patetiche: Eynis che scopre di essere stata adottata, fa una scenata davanti a mezza città e dopo cinque minuti non ci pensa già più, Bedwyr che non fa una piega dopo aver scoperto di essere un principe, già al 13° capitolo si capisce chi sia in realtà Galdwin (che, casualmente, non ricorda i primi quindici anni della sua vita…), idem per Jadifh – il bel ragazzo che compare a metà libro – qualche capitolo dopo… Si poteva fare un po’ di meglio, non trovate?

I personaggi

Dedichiamo una parte della recensione anche agli eroi della nostra storia.

Bedwyr: l’orfano perduto, il principino, l’erede di Ahina Sohul. Un inqualificabile mollaccione, un guastafeste con i fiocchi che durante tutto il libro non fa altro che lamentarsi di tutto, piagnucolare di questo e di quello, lagnarsi perché Eynis gli ruba la scena e perché Eynis preferisce Jadifh a lui. Il buffo è che Lady Rosso è convinta che affibbiare tutti questi difetti al suo personaggio principale lo renda irresistibile, diverso dai soliti eroi fantasy. In una videointervista dichiara che «l’eroe in realtà è antipatico, se la mena… come uno di quei ragazzotti che potete trovare su un muretto a fumare (bello!)». La domanda, a questo punto, è: come mai fare in modo che il protagonista stia sulle scatole ai lettori fin dalla prima pagina, invece che farlo affezionare? E la risposta, naturalmente, è: ma perché c’è la bellissima, coraggiosissima e simpaticissima Eynis che deve essere sempre al centro dell’attenzione!

Eynis: un’altra orfana, questa volta non principessina ma con sangue di elfo nelle vene. Lady Red ce la presenta, appunto, come la quintessenza della perfezione: intrepida, brillante, con una varietà pressoché infinita di magic powers, zero punti deboli, bravissima in tutto ciò che fa, tanto da superare addirittura chi è molto più grande ed esperto di lei… la nostra “piccola Eynis”, in pratica, è fin da subito la beniamina di tutti, perché lei è sempre il top: pensate che usa la magia meglio dell’elfo di 600 anni, di quello di 100 e del custode di 30 messi insieme. Roba da far andare in tilt il Mary-Sue test, e tutto questo perché Eynis, per stessa ammissione dell’autrice, possa incarnare gli ideali di Lady Red!
A parte questa sua incredibile bravura in tutto, però, vanta uno spessore psicologico profondo quanto una pozzanghera.

Jadifh: il gnokko della storia, naturalmente piazzato all’interno di essa non perché possa darvi il suo contributo ma solo e unicamente perché è «beeeellissimo», perché lui si che è fygo. Tecnicamente sarebbe un amorphos, ovvero uno dei kattivi, ma – udite udite! – Galdwin capisce che in realtà è buono perché le sue ali sono bianche e non nere!
È pieno di misteri che si rifiuta di rivelare, ma questo non impedisce alla piccola Eynis (e all’intera componente femminile dei lettori di questo romanzo) di prendersi una bella cotta per lui.

Ammirate quanto è gnokko Jadifh!

Galdwin: il Gandalf/Brom della nostra storia, solo con una qualche decina d’anni in meno, il maestro d’armi del giovane Bedwyr. Di lui sappiamo che si è risvegliato in un letto circondato dai visi sorridenti degli elfi che lo hanno trovato, il tutto esattamente quindici anni prima della storia. Un caso?

Principe, Daylin e N(ik)abrik: rispettivamente i due elfi e il nano dell’avventura. I primi, naturalmente, biondi, belli, atletici, forti e quant’altro; non “seri e altezzosi” (Lady dixit) come quelli di Tolkien ma scherzosi e sempliciotti: patetici, in una parola. Il secondo, imbronciato, attaccabrighe e perennemente con il muso lungo, con tanto di battutine alla Gimli.

Nadyr ed Evandros: il lupo bianco e il drago nero, entrambi rigorosamente carini&coccolosi™. Memorabile la scena in cui Eynis sale in groppa a Evandros e quest’ultimo si esibisce in un volo acrobatico con tanto di avvitamenti e giri della morte. Non notate niente di strano? E allora spiegatemi come caspita fa un essere umano (senza sella) a non cadere durante un volo avvitato!

Pseudos, Malbrek e i kattivi: il primo è l’usurpatore dalla risata satanica, l’altro è il solito antagonista veramente diaboliko, loro sono i mostri a servizio dei primi due, ovvero gli spaventosi Amorphi e i terribili Mohrger. Ora ammirate una foto che li ritrae, accanto ad alcuni nostri amici più conosciuti… non notate qualche somiglianza?

I Mohrger e i nostri amici Nazgul.

Apro una piccola parentesi a proposito dei nomi scelti dalla Rosso per i suoi personaggi.
Basta un solo sguardo per rendersi conto che non ce n’è uno che non contenga almeno una lettera straniera tra le W,Y,J,K e soprattutto H: Eynis, Bedwyr, Galdwin, Jadifh, Nadyr, Daylin, Nabrik, Mohrger, Ahina Sohul, Idahla, Feyra Haillen… Con i nomi delle città va un tantino meglio, ma di tutti i personaggi solo Evandros e Pseudos si salvano: tutti gli altri sono pieni di lettere inutili a non finire, alcune davvero ridicole come l’”h” alla fine di Jadifh. Posso sapere cosa cambia tra “Jadifh” e Jadif”? O tra “Nadyr” e “Nadir”?
Tutte quelle “h” inutili, come ho già detto nella puntata precedente, sono poi un preoccupante sintomo della “Sindrome da Sonohra”, che approfondirò più avanti: a meno che uno non pronunci, per esempio, “Mohrger” come se stesse rigurgitando la cena, quell’”h” provoca solo involontari spasmi alla lingua e un senso di ribrezzo per chi legge. Se fosse “Morgher” allora l’”h” avrebbe un senso, supponendo una lingua che, come l’italiano, possiede la “g” dolce, ma scritto in quel modo barbaro…

Altre schifezze di vario tipo

Se pensavate di aver toccato il fondo, vi sbagliavate, perché non è ancora finita! Per concludere questa recensione, infatti, ecco a voi un bell’elenco delle varie incongruenze e dei difetti che incontrerete se mai vorrete leggere questo libro:
– A un certo punto Bedwyr definisce Jadifh “piccione alato” per via delle sue ali. C’è qualcuno che potrebbe cortesemente mostrarmi l’immagine di un piccione non alato? So bene che esistono 300’000 specie di animali ancora da catalogare, e che quindi potrebbe esistere in teoria un piccione senza ali (magari era un piccione nato a Chernobyl…), ma visto che di regola i piccioni hanno le ali…
– Sempre a proposito dei personaggi, i dialoghi sono a dir poco pietosi, e non solo perché in un dialogo a due il primo si rivolge a secondo sempre chiamandolo per nome (chi, nella realtà, parla in questo modo?): le voci dei personaggi sono tutte uguali, tutti si esprimono nello stesso modo bambinesco, dalla ragazzina all’elfo, dal sovrano all’oste… Se questo significa “buona caratterizzazione dei personaggi”, io mi chiamo Frodo Baggins!
– Nei primi capitoli Eynis non fa altro che ripetere che se usa la magia in pubblico rischia di essere incolpata di stregoneria, per poi usarla davanti a mezza città per fare a Bedwyr una bella doccia di tè, e ovviamente nessuno le dice niente… perché lei è Eynis, lei è la perfezione!
– Com’è vero che un autore di romanzi fantasy dovrebbe essere più di tutti attento a caratterizzare l’ambientazione da lui creata, Lady Rosso in tutta la sua bravura fa l’esatto contrario: ci dice che la città è circondata da due cerchie di mura di difesa e protetta da un cancello. Mai sentito parlare di portoni di legno, di quelli belli grossi?
– A Batilan sembra che si faccia sempre festa, il che potrebbe far pensare a un’epoca di pace. Non è così, ovviamente, come dimostra prima di tutto l’attacco iniziale dei goblin… ma allora perché i cittadini (parole dei personaggi) non devono sapere che sono in guerra? Inoltre, se non viene manco nominata un’accademia militare o altro – visto che i ragazzi se ne vanno a imparare a combattere con i loro custodi – come fa a camparci un armaiolo? Lo so, le risposte le sapete già: ma perché è fèntasi, ovviamente!
– Nonostante ci troviamo in una società chiaramente medievaleggiante (un uomo in taverna dice che “le donne devono stare al loro posto” e uno dei custodi non voleva credere a Eynis in quanto donna), Eynis se ne va in giro in pantaloni come se nulla fosse, armata di coltello, e soprattutto va a caccia da sola nel bosco armata di arco stile Eragon. Ah, e non dimentichiamoci che, naturalmente, la nostra piccola Eynis ne sa più dell’elfo di 600 anni! Come, non si sa: nell’ambientazione creata dalla Rosso non possono esserci scuole per la sua stessa natura, ma mi sono giunte voci che esista una certa biblioteca spuntata dal nulla… Non chiedetemi perché, però: siamo in un fèntasi, lo sapete.
– Vogliamo parlare di quando Galdwin, in equilibrio sul ramo di un albero mentre regge Bedwyr, riesce ad afferrare una freccia al volo senza scorticarsi una mano?

Permettetemi un’ultima osservazione (dopo di questa ho finito, giuro): vedendo la mole del libro (quasi 500 pagine), molti potrebbero chiedersi “Ma non pensi a quanto abbia impiegato la povera Elisa Rosso a scrivere un romanzo così ricco e complesso?”. E io risponderei così: aprite il libro a una pagina qualunque e contate le righe per pagina. Se siete capitati su una pagina piena, noterete che sono 28, giusto? Bene. Adesso prendete un altro libro a caso, apritelo sempre a una pagina qualunque e mettete a confronto la dimensione dei caratteri. Forse a un primo sguardo non si nota, ma vi assicuro che gran parte dei libri pubblicati sono scritti con corpo 11-12, e le pagine contano più o meno 36-40 righe. Il Libro del Destino, invece, è corpo 14; leggasi: un corpo talmente grande che ci leggerebbe anche mia nonna di 80 anni.
Tempo fa provai a fare questo esperimento: presi il prologo disponibile sul sito, lo convertii da PDF a DOC e trafficai con l’impaginazione finché non ne trovai una “normale”, o perlomeno più onesta di quella usata dall’impaginatore della PIEMME. Facendo la proporzione, le 500 pagine del libro risultarono 150 mie, vale a dire circa 300 cartelle di 2000 battute. Andai a vedere sul blog di Lady Rosso e trovai la conferma: circa 600’000 battute, l’equivalente di 300 cartelle e di 150 pagine nel formato che uso di solito.
Non so se mi spiego: il riassunto del mio libro supera abbondantemente la lunghezza del romanzo della Rosso. “Libro così lungo e complesso”? Bau!

Detto questo, la conclusione è sempre la stessa: se volete regalare 18€ a una scrittrice presuntuosa e piena di sé, che ha scritto un libro orripilante e che è diventata un successo unicamente grazie al fatto che è una baby scrittrice, fate pure, ma non dite che non vi avevo avvertito! 🙂

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9 Risposte

  1. Aurora Portacci ha detto:

    Ahahaah x’D Tu sei una grande, sei da stimare!
    Grazie per avermi fatto notare queste cose, sai mia cugina me lo voleva prestare, mi aveva detto che era bellissimo; penso che non lo prenderò in prestito!
    Se posso, avrei una richiesta da farti: faresti una recensione sui libri di Licia Troisi?
    PS: Ti chiedo questo perchè leggo parecchie tue risposte su Yahoo (ti ho anche mandato una e-mail, sono Nihal) e vedo che non ti piace molto, vorrei sapere il perchè se è possibile ^^
    Comunque complimenti per la recensione dettagliata 😉
    Baci!

    • topolinamarta ha detto:

      Ho già in programma di recensire un qualche libro della Troisi, tranquilla 🙂
      Ti dico subito perché non mi va a genio Nihal, se vuoi: trovo che sia una piagnucolona (nelle Cronache si mette a piangere non so quante volte) e inoltre una bella Mary Sue. Non ai livelli di Eynis per insopportabilitá, perché Nihal non é stata concepita per essere perfetta quanto Eynis, ma anche su di lei avrei un bel po’ di cose da dire… =]

  2. werehare ha detto:

    Che dire, con Lady Rosso si va sempre a colpo sicuro 😀 mi pare che tu abbia esposto chiaramente tutti i problemi principali del libro, anche se IMO l’episodio dei Mohrger sulla scogliera meritava menzione per la demenza xD
    Comunque la recensione – la coppia di recensioni, anzi – rendono giustizia alla qualità pietosa del libro. Potresti linkarle sul tuo aNobii, così chi cerca pareri sull’opera può avere delle spiegazioni esaurienti °u°

    “Già qui viene da pensare: ma come? Se la regione è in guerra, i ragazzi non dovrebbero servire come aiuto nei campi o come soldati per difendere la loro città? Naturalmente no… e indovinate perché? Giusto: perché tanto è fèntasi!”

    In realtà l’allenamento è propedeutico appunto all’arruolamento come soldati per difendere la propria città °U° ciò non toglie che allenare gli zotici uno a uno e perdendoci anni non sia esattamente il metodo più efficace dell’universomondo, e che tutto questo entusiasmo nel mandare il figlio a morire invece che tenerlo per zappare l’orto sia sospetto…

    “dell’arresa”

    Non so se esiste anche questa versione, comunque mi risulta “della resa”.

    “Per imbrogliare gli amorphi consegna loro delle pagine bianche! Che trovata originale e innovativa, ommioddio!”

    Ammetto la mia ignoranza: non avevo mai sentito che fosse stata proposta in altri libri una trovata così deficiente °________° fuori i titoli, devono essere miei! 😀

    «l’eroe in realtà è antipatico, se la mena… come uno di quei ragazzotti che potete trovare su un muretto a fumare (bello!)»

    Sigh °n° questa me l’ero persa ma accidenti se merita… Lady riesce in un sol colpo a chiarire a) che non ha capito niente di come funziona un eroe, e b) che predica bene ma razzola male, visto che Jadifh è *esattamente* il tipo di ragazzo che trovi seduto sul muro a fumare (e a risponderti con “Forse” xD).

    “un’altra orfana, questa volta non principessina ma con sangue di elfo nelle vene.”

    Ehi, non dimentichiamo che il sangue è dell’elfo più megafichissimo di tutti gli elfi, padre della Magia Bianca, capoclan, mago più potente di tutti ecc ecc: direi che se non vale per “principessa” raggiunge quantomeno il livello “granduchessa” xD

    “Inoltre, se non viene manco nominata un’accademia militare o altro – visto che i ragazzi se ne vanno a imparare a combattere con i loro custodi – come fa a camparci un armaiolo?”

    Domanda idiota: c’era un armaiolo pure a Batilan? °,° è l’unico posto che non mi ricordavo che l’avesse…

    • topolinamarta ha detto:

      “anche se IMO l’episodio dei Mohrger sulla scogliera meritava menzione per la demenza xD”
      Hai ragione, acciderbolina! Provvedo subito! ^^
      Scusa la dimenticanza, ma la voglia di rileggere da capo il libro proprio mi mancava, considerato anche quanto mi è piaciuto! xD

      “…che tutto questo entusiasmo nel mandare il figlio a morire invece che tenerlo per zappare l’orto sia sospetto…”
      È questo che intendevo, forse ho fatto un po’ di confusione… Sorry =(

      “Non so se esiste anche questa versione, comunque mi risulta “della resa”.”
      Anche qui mi sa che non mi sono spiegata bene: intendevo dire “se quelli di Yared vogliono che gli amorphi lascino i pace la città, devono consegnare le pagine”.

      “Ammetto la mia ignoranza: non avevo mai sentito che fosse stata proposta in altri libri una trovata così deficiente °________° fuori i titoli, devono essere miei! :D”
      Altro errore mio (certo che noti proprio tutto, eh? XD): la genialata di Bedwyr era talmente bella che non mi venivano le parole per descriverla, così ho optato per “originale e innovativa”, aggettivi intesi però come contrario di “scontata e banale”…

      “Ehi, non dimentichiamo che il sangue è dell’elfo più megafichissimo di tutti gli elfi, padre della Magia Bianca, capoclan, mago più potente di tutti ecc ecc: direi che se non vale per “principessa” raggiunge quantomeno il livello “granduchessa” xD”
      Concordo! ^^

      “Domanda idiota: c’era un armaiolo pure a Batilan? °,° è l’unico posto che non mi ricordavo che l’avesse…”
      Mi pare di sì, sai? Come ho già detto, però, il libro mi è piaciuto così tanto che proprio morivo dalla voglia di rileggerlo…
      Comunque, resta il fatto che la spiegazione di Lady Rosso a proposito dei suoi armaioli (che “esistono nel fantasy!”) è sensazionale!

  3. Aurora Portacci ha detto:

    Perfetto aspetto con asnia la recensione, mi piace confrontarmi con chi non ha le mie stesse idee 😀

  4. Jayla ha detto:

    “l’eroe in realtà è antipatico, se la mena… come uno di quei ragazzotti che potete trovare su un muretto a fumare (bello!)”
    Quell’intervista l’ho seguita anche io.
    Quando ha detto ‘sta frase sono rimasta come la rana dalla bocca larga.

    “- Vogliamo parlare di quando Galdwin, in equilibrio sul ramo di un albero mentre regge Bedwyr, riesce ad afferrare una freccia al volo senza scorticarsi una mano?”
    Ma è normale! È fentasi, no? *facepalm*

    Ti dirò, quasi QUASI mi diverto a leggere ‘ste cose!
    E complimenti per la seconda recensione! 🙂
    Jayla

  5. topolinamarta ha detto:

    Concordo, Jayla! Il bello del Libro del Destino è che è talmente assurdo da essere quasi divertente! 😀

  6. werehare ha detto:

    “Scusa la dimenticanza, ma la voglia di rileggere da capo il libro proprio mi mancava, considerato anche quanto mi è piaciuto! xD”

    Ma che scusa, la recensione è tua 😛 comunque ti capisco, con tutti i bei libro che ci sono in giro…

    “Anche qui mi sa che non mi sono spiegata bene: intendevo dire “se quelli di Yared vogliono che gli amorphi lascino i pace la città, devono consegnare le pagine”.”

    Il senso si capiva bene in realtà °u° solo che il sostantivo per “arrendersi” mi risulta sia “resa”, non “arresa”. Poi non è che io sia il Devoto Oli, eh 😛

    “(certo che noti proprio tutto, eh? XD)”

    Non per niente mi fregio del titolo di “invidyosa frustrata” xD

    “Comunque, resta il fatto che la spiegazione di Lady Rosso a proposito dei suoi armaioli (che “esistono nel fantasy!”) è sensazionale!”

    Su questo non ci piove, LOL xD

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