Mini-dizionario dei termini usati nei post

Ho deciso di creare questo mini-dizionario per spiegare il significato di alcuni termini che ho usato e userò nelle recensioni; un po’ perché non posso certo pretendere che tutti voi, o miei fidati lettori, conosciate il significato di essi, anche perché in generale non sono affatto di uso comune; un po’ perché, dopotutto, avere le idee chiare non fa mai male ^^
Cominciamo, dunque.

Deus Ex Machina

Si tratta di un espressione che ha origine dall’antica usanza dei teatri greci, nei quali, durante le esibizioni, a volte era necessario che uno degli attori si improvvisasse dio per attuare un intervento divino, spesso per sciogliere una situazione apparentemente senza via di scampo per i personaggi.
Nella letteratura di oggi si usa, dunque, per indicare la comparsa improvvisa di un personaggio o il verificarsi di un evento che risolve una circostanza problematica. Viene usato frequentemente anche con un’accezione negativa, quando per esempio l’autore usa un deus ex machina per salvare il deretano ai suoi eroi in modo così lampante e forzato da far capire che proprio non sapeva cos’altro inventarsi.

Un esempio ce lo dà Chiara Strazzulla con la sua opera prima Gli eroi del crepuscolo: in una scena la Compagnia dei Rinnegati viene circondata da un gruppo di centauri e la situazione sembra farsi davvero disperata per i primi… fino a quando un misterioso corno non suona e i centauri se ne vanno così, senza la minima ragione. Ovvio: quando si sta per averla vinta sul nemico la cosa più intelligente da fare è andarsene, no?

Infodump (o Inforigurgito)

Letteralmente significa “rigurgito di informazioni”: è l’errore in cui cadono molti scrittori dilettanti e consiste nel dover spiegare tutto della storia a ogni costo, soprattutto se si tratta di spiegazioni perfettamente inutili al fine della storia o che possono essere spiegate senza problemi in un momento successivo.

Un esempio lo troviamo sul libro Wingsworld di Francesco Ruccella, che è una vera miniera d’oro per errori di questo tipo:

«Goccia è ora!» esclamò [Leda] con un tono vivace che straripava di entusiasmo rivolgendosi al piccolo amico blu, che aveva iniziato a fare su e giù insieme a lei per unirsi ai suoi festeggiamenti.
Goccia era un anyfly. Gli anyfly sono creature veramente straordinarie che popolano Wingsworld.
Dopo minuti di enorme gioia, Leda riuscì finalmente a tornare in sé e si avvicinò al calendario appeso accanto al a finestra.

L’infodump è segnato in grassetto, e in questo caso è più che mai fastidioso: fino a una riga prima stavamo assistendo alla felicità di Leda, perciò a chi importa adesso quest’informazione su Goccia? Non sarebbe meglio infilare questa spiegazione in un posto meno inopportuno e soprattutto mostrarlo?

No, perché ovviamente tutti gli scrittori sanno benissimo che i lettori sono scemi e che quindi non capirebbero mai certe cose se spiegate in un altro modo, magari seminando le informazioni un po’ qua e un po’ là.

Una variante di questo difetto è quando l’inforigurgito viene fornito da un personaggio invece che dal narratore, mediante i suoi pensieri (“Sapeva che il castello dove era rinchiusa la principessa era protetto da un terribile drago sputafuoco.”) o più comunemente attraverso i dialoghi (“– Come sai, Asdrubale, il castello è sorvegliato giorno e notte da un drago che incenerisce tutti i cavalieri che provano ad affrontarlo… –”). Entrambi finiscono col risultare forzati e inverosimili: nessuno parlerebbe o penserebbe così nella vita reale (se un personaggio conosce già una certa informazione, non credo che vi si metta a riflettere di punto in bianco, né che si senta ripetere tutta la storia daccapo).

Come sempre, l’autore sembra voler dire al lettore “Sì, bello mio, lo so benissimo che non capisci niente, perciò ti rendo la vita facile e ti dico tutto quel che c’è da sapere senza tanti complimenti”. Peccato che non tutti i lettori siano scemi: ce ne sono alcuni, infatti, che trovano questa scorciatoia per seminare informazioni tremendamente fastidiosa, e che non trovano molto carino essere presi per idioti.

Mary Sue

Dicesi Mary Sue un personaggio di sesso femminile (per il corrispondente maschile si usa il termine “Gary Stue” ) che possieda una o più d’una delle seguenti caratteristiche:
a) essere pressoché privo di difetti e godere di tutti i pregi possibili;
b) godere dell’incondizionata simpatia dell’autore, al punto di incarnare i suoi ideali e rubare di continuo la scena agli altri personaggi anche più importanti di lei;
c) essere spaventosamente brava, coraggiosa, forte [inserire qui aggettivi random] anche rispetto agli standard della sua razza;
d) essere sempre la beniamina di tutti gli altri personaggi, nonostante la sua insopportabile “perfettinosità”;
e) possedere caratteristiche innaturali: capelli o occhi di colori strani, capacità sovrumane e poteri magici a non finire;
f) essere poco o per niente sviluppata per quanto riguarda il carattere e la personalità, o esserlo malissimo.

I miei due esempi preferiti sono sicuramente Nihal della Terra del Vento dell’omonimo romanzo di Licia Troisi e Eynis dal Libro del Destino di Elisa Rosso: la prima con occhi viola e capelli blu, la seconda con capelli color rame e «occhi verdi come smeraldi», entrambe mezz’elfe, entrambe perfettamente perfette ed entrambe insopportabili.

PoV

Abbreviazione di “Point of view”, ovvero il punto di vista: si tratta semplicemente della “telecamera” in uso durante la storia, che può essere in prima o in terza persona. In quest’ultimo caso, il narratore può essere onnisciente (sa tutto di tutti i personaggi) o limitato (descrive in terza persona ciò che vede un personaggio in particolare, pur essendo libero di spostarsi).
È considerato un errore, invece, spostarsi continuamente dal punto di vista di un personaggio all’altro, e in questo caso spesso si ricorre all’espressione “PoV salterino”.

Show, don’t Tell

Una delle tecniche fondamentali di chi scrive, ovvero la regola del “mostrare e non raccontare”. Un buon narratore non deve limitarsi a riferire ciò che sta accadendo, ma dovrebbe imparare a mostrarlo come se stesse girando un film, eliminando i giudizi personali del narratore e descrivendo con cura le sensazioni derivate dai cinque sensi (vista, udito, olfatto, gusto e tatto), limitandosi però all’indispensabile: è inutile, per esempio, mostrare una scena di poco conto, che sarebbe meglio far passare in fretta.

Sindrome di Sonohra

Patologia infettiva e altamente contagiosa, comune al 99,9% degli scrittori di fanta-trash (e non solo a loro). Il nome usato comunemente deriva dal famoso duetto composto dai fratelli Luca e Diego Fainello, vincitori della categoria giovani del festival di Sanremo 2008.
Il suo sintomo più diffuso è l’inquietante mania di creare nomi fantasy con “h” messe alla cavolo, i quali provocano involontari spasmi alla lingua ogni volta che vengono pronunciati, tanto per rendere il tutto più fygo. Il risultato di ciò è che i nomi:
a) sembrano tutti uguali, per la gioia dei lettori che vogliono capire qualcosa della storia;
b) sembrano arrivati direttamente dai generatori casuali di nomi, o in alternativa paiono costruiti pigiando lettere a caso sulla tastiera.
Un’ulteriore aggravante di questa inguaribile malattia prevede non solo l’uso sconsiderato della lettera “h”, ma anche e soprattutto delle lettere straniere come “w”, “x”, “y”, “k” e “j”.
Le creazioni dei soggetti colpiti da questa malattia assomigliano ai seguenti:
Sylvianarlamistrydian, Vandriyan (Gli eroi del crepuscolo, Chiara Strazzulla);
– Jadifh, Eynis, Bedwyr, Harys, Ehinyr, Idahla, Ahina Sohul (Il libro del destino, Elisa Rosso);
– Sevrian, Vikryan, Emyris (La profezia di Arsalon, Gianandrea Siccardi e Alice Montanaro);
– Gwyllywm, Raylyn (Il sigillo del vento, Uberto Ceretoli).

PS: la lista è in aggiornamento: a mano a mano che mi verranno in mente nuovi termini, li aggiungerò.

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11 Risposte

  1. werehare ha detto:

    E’ un post molto utile, io conoscevo già questi termini ma mi sono state spesso chieste delucidazioni in merito quando li ho usati quindi credo che molti lettori apprezzeranno °u° vorrei solo fare un paio di precisazioni:

    * Il Deus Ex Machina era una passione del buon vecchio Euripide, che articolava le sue tragedie come segue: trama piena di colpi di scena, qui pro quo e casini assortiti che culmina nel caos più totale, e a dieci minuti dalla fine piove a cavolo un dio a scelta dal soffitto, l’unico in grado di rimettere in sesto una trama che è sfuggita al controllo dei mortali. Questo accadeva regolarmente nelle sue produzioni, quindi non direi che la cosa accadeva “spesso (per sciogliere una situazione insolubile)” ma SEMPRE 😀

    * L’infodump attraverso i dialoghi è chiamato in inglese “As you kniw, Bob… “, ed è una vera e propria categoria di difetti a sé stante come il Deus Ex Machina.

    * Per la Mary Sue, aggiungerei che spesso ha dei difetti ma sono finti difetti, come “è troppo modesta” o “si mangia le unghie”. E poi volevo chiederti cosa intendi con il punto f) dell’elenco, perché credo che ad esempio Eynis abbia un eccesso di personalità – urticante, ma sempre personalità è xD

    “Sylvianarlamistrydian” l’avevo rimosso comunque °_________° non dormirò più la notte per colpa tua…

    • topolinamarta ha detto:

      Grazie come sempre per la precisione nelle spiegazioni!
      Conoscevo già la storia del “As you know, Bob…”, ma non mi era venuto in mente di citarla come tale, perché può essere sempre considerata come un sottoinsieme dell’Infodump. Ora che mi ci hai fatto pensare, peró, credo che aggiungeró un nuovo termine al mini-dizionario, anche perché ho appena finito di leggere un libro che ne fa un buon uso, e una recensione è d’obbligo ^^

      Riguardo al punto F, intendevo che spesso le MarySue sono talmente perfette per conto loro che non hanno nemmeno bisogno di essere caratterizzate per quanto riguarda la personalità! XD La nostra Eynis, per esempio, si getta in battaglia senza pensarci su, poi non ha il coraggio di uccidere il cervo che ha braccato e accusa il drago di aver reciso vite innocenti non appena vede i suoi artigli… Coerente, devo dire! =P

      PS: Muhahahaaa! Adesso la minaccia di Sylvianeccetera si abbatterà su di te! *_*

  2. werehare ha detto:

    Quanto all’AYKB, è senza dubbio una sottocategoria dell’infodump ma come dici tu in certi libri ce n’è così tanto che vale la pena di trattarlo come categoria a sé stante, cosa che in effetti (purtroppo) è.
    Quanto al punto F (e alla buona Eynis), ciò che dici è buono et gyusto °U° ma in sostanza direi che è caratterizzata, malissimo però lo è xD

    PS: °_____________° dormirò con un coltello OnO

  3. Amy Heat ha detto:

    Sylvianarlamistrydian … Ma questa Chiara Strazzulla mi prende in giro?

  4. ProfG ha detto:

    Topolina Marta sei un mito!

  5. Susanna ha detto:

    Riguardo al Pov bisogna anche dire che il passare da un punto di vista ad un altro non è sempre considerato errore. Verga , per esempio, usa la tecnica del “nascondimento”, facendo parlare di volta in volta vari personaggi. Comunque l’articolo è molto interessante e sono d’accordo con te riguardo i baby-writer.

    • topolinamarta ha detto:

      No, credo anch’io che ci siano casi e casi. Quando però è palese che l’autore non si è nemmeno posto il problema e saltella da una testa all’altra senza distinzione, allora scatta l’errore 🙂

  6. Cal ha detto:

    Sto imparando molto nel leggere gli articoli del tuo blog, anche se ho quasi il doppio dei tuoi anni :P, e questo glossario è simply delizioso *.*

    Credo che la tua cattiveria innata mi piaccia u.U comunque contesto in arte il tuo giudizio, Nihal non è eccessivametne insopportabile dai…solo un po’ 😛

  7. Ilaria ha detto:

    A me piace molto Licia Troisi, mi ispiro a lei anche se la mia storia non è di elfi o mezzelfi. Nihal non è perfetta anzi è asse tata di sangu,e almeno, nella parte di Ido. Ognuno ha i suoi gusti. Licia Trisi comunque è brava.

  1. maggio 28, 2012

    […] basterebbe di per sé a classificarla tra le peggiori Mary Sue che esistano, ma purtroppo non finisce qui: a parte il fatto che a me Morwen è parsa […]

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