Recensione: Il sigillo del vento

Oggi ho deciso di postare una recensione un pelo più rilassata della precedente, a proposito di un libro che ho letto durante le vacanze. L’ho elaborata già da qualche giorno, ma avendola dovuta scrivere con l’antipaticissima tastiera touch dell’iPad ho preferito postarla solo oggi, appena tornata dal mare, in modo da poterla sistemare senza rischiare di combinare un macello, perché modificare o addirittura creare un articolo con immagini, collegamenti e tutto tramite l’applicazione di WordPress per iPad non è esattamente la cosa più facile del mondo.

Ecco a voi, dunque, il mio parere riguardo al libro Il sigillo del vento di Uberto Ceretoli.

Cominciamo come al solito con un po’ di dati tecnici:

Titolo: Il Sigillo del vento
Fa parte di: I quattro sigilli (libro I)
Autore: Uberto Ceretoli
Genere: fantasy classico, elfi
Lingua: italiano
Traduttore: –
Editore: Asengard
Collana: Elfheim
Pagine: 608
Anno di pubblicazione: 2007
ISBN: 9788895313016
Prezzo: € 19,00
Formato: brossura
Valutazione:

 

Era tanto, ma veramente tanto tempo che non leggevo un romanzo fantasy sulla scia del Signore degli Anelli che mi piacesse così tanto. E pensare che all’inizio ho fatto così fatica a entrare nella storia che pensavo di abbandonarlo dopo pochi capitoli… Meno male che non l’ho fatto!
Credo che questo scarso entusiasmo iniziare sia stato dovuto a quelli che ho definito “infodump controllati”: prima di ogni capitolo c’è un breve testo che spiega varie cose riguardo allo stesso… e trovarsi un bel “trattato sulla diversità delle culture del continente di Arhanien” quasi all’inizio di un romanzo corposo come questo, a mio parere, non è stata una scelta molto azzeccata. Questi particolari “infodump”, però, sono senz’altro una scelta che ho avuto modo di apprezzare: per non scadere in un Infodump vero e proprio ma volendo ugualmente raccontare qualcosa in più su personaggi e ambientazione, l’autore intervalla la narrazione e brevi pezzi scritti in corsivo, che perlopiù raccontano momenti di flashback. Mi è piaciuta questa scelta, insomma: è giusto che uno scrittore di fantasy voglia dirci qualcosa in più riguardo al mondo e alle creature che ha inventato. Sarebbe stato meglio mostrarlo, certo, ma questa mi è parsa una buona soluzione alternativa.

In ogni caso, la crisi momentanea è passata, per fortuna, e la storia, dopo i primi capitoli un poco pesanti si è rivelata davvero notevole.
Abbiamo un fantasy con le creature classiche – elfi, nani, umani, draghi, demoni… -, con una serie di nomi che fanno pensare a una brutta Sindrome di Sonohra (Gwyllywm, Erwmysh, Glewmwn, Gwylw’ynyen…). Per fortuna questi nomi si limitano ai personaggi elfi e comunque c’è una giustificazione che mi è parsa sufficiente e non creata alla “tanto per”: in elfico la W si legge U e la Y si legge I, quindi dopo il primo shock i nomi non diventano più così impronunciabili. Poi troviamo un sigillo che permette di dominare il vento e l’eroe che è alla ricerca del passato perduto; ma nonostante questi apparenti cliché non si tratta del solito fantasy scadente.
Prima di tutto, il protagonista è un elfo, ma non è uno dei soliti elfi alti, biondi, belli e un po’ effeminati come vengono dipinti di solito: Guillium (permettetemi di chiamarlo all'”italiana”… Tutte quelle W e Y mi danno non poco sui nervi!), erede del Sigillo del Vento, viene cresciuto tra i Revisionisti – elfi della luce -, ma un giorno conosce il suo vero padre e entra a far parte degli Ortodossi – elfi delle tenebre -, di cui sua sorella Raylyn è sacerdotessa. Ma una serie di circostanze lo spingono ad abbracciare di nuovo la fede Revisionista, sebbene nessun elfo prima di lui sia mai passato dalle tenebre alla luce, e suo padre e sua sorella lo privano dei ricordi e lo imprigionano nella sua stessa spada. Una volta liberato, il suo obbiettivo sarà sconfiggere Raylyn per potersi riappropriare del Sigillo, ma la strada non è facile, perché sia la Luce che la Tenebra cercano continuamente di prendere il controllo su di lui. Ed è proprio questo che mi è piaciuto maggiormente di Guillium: non è perfetto o infallibile come solitamente vengono dipinti gli elfi. È una creatura potente, con grandi abilità nella magia – magia che a volte ha un po’ l’aria del Deus ex machina -, ma a volte nemmeno queste bastano a non fargli prendere delle batoste. Mi è piaciuto perché è un personaggio forte, ma non di quelli talmente forti da non cadere mai, da non avere neanche un punto debole (sempre che chi non ne ha sia davvero forte): lui cade, e anche spesso, vuoi per una ferita da freccia o per la troppa fatica derivata dall’uso di un incantesimo, ma si rialza sempre, stringe i denti e continua per la sua strada. È un elfo con i suoi problemi, alla ricerca del suo passato dimenticato e conteso tra gli ideali della luce e delle tenebre, ma che sa essere anche divertente (memorabili gli scontri verbali tra lui e il nano Meldor), docile e protettivo nei confronti dei suoi amici.
Un paio di parole vanno spese anche per sua sorella Raylyn, la “cattiva” del romanzo: non è la solita antagonista superkattiva (anche se il fatto che ci sia una donna antagonista è un merito, in un mondo di cattivi maschi) che è kattiva perché sí. Lei ha dei motivi ben precisi, anche se non condivisibili, per riportare suo fratello sulla “retta via” o per eliminarlo in caso di fallimento, non agisce perché sì come la maggior parte dei kattivi fantasy. Ne Il Sigillo del Vento, infatti, viene introdotta un’idea che ho apprezzato molto: non può esistere la luce senza la tenebra e non può esistere la tenebra senza la luce. Le due parti si completano a vicenda, perciò non può essercene una che vince sull’altra una volta per tutte, e se Guillium, alla fine, esce vittorioso, la sua non è certo una vittoria completamente “luminosa”. Insomma, mi è piaciuto che, per una volta, non ci sia un netto distacco tra buio e luce, come invece accade nel 99% dei fantasy. Quest’ultimo non è necessariamente uno svantaggio, visto che esistono fantasy bellissimi nonostante il cliché dell'”eterna lotta tra luce e tenebre”, ma trovo che questa idea un po’ innovativa non sia niente male.
È un libro scritto in modo articolato, con uno stile che ha un giusto equilibrio tra ricercato e semplice, ottimo se non per alcuni piccoli difetti, come le frequenti “d” eufoniche, a volte i cambi di PoV o l’uso di nomi inglesi per le armi dei personaggi (Soulslayer, Hawkeye…) in un mondo fantasy dove non mi risulta che si parli questa lingua, ma per il resto è davvero un gran bel libro.

Anche l’occhio, naturalmente, vuole la sua parte, perciò concluderò questa recensione parlando dell’aspetto “estetico” del libro: eccetto la copertina un po’ troppo stile “Cronache del mondo emerso”, ben realizzata ma, a mio parere, un po’ troppo fumettosa, è un romanzo che si presenta ottimamente, come del resto tutti quelli dell’Asengard. L’impaginazione è  un po’ fitta, ma almeno le 600 pagine sono davvero 600 pagine, e non 200 scarse spalmate fino a occuparne il triplo come succede di solito; quindi sì, secondo me è un buon modo per spendere 19€.

Gli italiani non sanno scrivere fantasy? Naaa… anche noi possiamo riuscire a creare qualcosa di buono, e il romanzo di Ceretoli ne è la prova. Non una cosa eccezionale, intendiamoci, ma sempre meglio dei romanzi scritti da una certa autrice che viene considerata la migliore scrittrice italiana di fantasy…
Leggerò sicuramente anche il seguito, Il sigillo della Terra, sperando che escano presto anche il Fuoco e l’Acqua!

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12 Risposte

  1. werehare ha detto:

    Grazie per la recensione, avevo adocchiato questo volume e sono stata contenta di avere il tuo parere in proposito °U°

    “Questi particolari “infodump”, però, sono senz’altro una scelta che ho avuto modo di apprezzare: per non scadere in un Infodump vero e proprio ma volendo ugualmente raccontare qualcosa in più su personaggi e ambientazione, l’autore intervalla la narrazione e brevi pezzi scritti in corsivo, che perlopiù raccontano momenti di flashback. ”

    Temo di non aver capito: sono infodump o non lo sono? “Infodump controllato” non è granché chiara come definizione ;P in un primo momento avevo capito di sì, ma qui dici che alla narrazione si alternano “momenti di flashback” che di per sé NON sono infodump…

    “Per fortuna questi nomi si limitano ai personaggi elfi e comunque c’è una giustificazione che mi è parsa sufficiente e non creata alla “tanto per”: in elfico la W si legge U e la Y si legge I, quindi dopo il primo shock i nomi non diventano più così impronunciabili.”

    I miei due cent (non richiesti come al solito xD): secondo me è una giustificazione del cavolo, se la W si legge U perché mai l’autore, traslitterando dalla lingua degli elfhy (che presumo non abbia l’alfabeto latino) alla nostra, ha sentito l’impellente necessità di sostituire la facile U con un’insensata W? E’ un po’ come se io dicessi “Il nome di questo troll si pronuncia Gnagno, ma perché sì ho deciso che nella lingua dei troll la k si pronuncia a quindi lo scriverò Gnkgno” °______________° difatti anche tu nel prosieguo della recensione finisci per traslitterare, una convenzione del genere è un attentato ai lettori!

    “(memorabili gli scontri verbali tra lui e il nano Meldor)”

    Legolas sarà straziato dai fischi alle orecchie xD

    “Ne Il Sigillo del Vento, infatti, viene introdotta un’idea che ho apprezzato molto: non può esistere la luce senza la tenebra e non può esistere la tenebra senza la luce.”

    Non ricordo se te l’ho già detto in aNobii ma: se ti piace l’idea leggi il ciclo dei Guardiani di Sergei Lukianenko, tratta esattamente di questo °U°

  2. Luca Luccs Buggio ha detto:

    grazie per la recensione, per quanto debba dire che il discorso che non esiste luce senza tenebra e tenebra senza luce è vecchio come il mondo (yin e yang) e anche trattato in molta letteratura fantasy (le Cronache di Dragonlance, per esempio)!

  3. topolinamarta ha detto:

    “Temo di non aver capito: sono infodump o non lo sono? “Infodump controllato” non è granché chiara come definizione ;P in un primo momento avevo capito di sì, ma qui dici che alla narrazione si alternano “momenti di flashback” che di per sé NON sono infodump…”

    Hai ragione, forse mi sono espressa male. Diciamo così: sono infodump da un lato, visto che non tutte le informazioni che raccontano sono necessarie (per esempio, all’inizio, il modo in cui gli elfi suddividono il tempo), e a volte anche i flashback fanno lo stesso (per esempio quando il sicario racconta in prima persona la sua vita… Insomma, mentre leggevo i passi successivi non mi è parso vitale conoscere il passato del sicario…); ma dall’altro non sono infodump perché non è direttamente il narratore che li spiattella lì perché, per citare” la Rosso, “le cose vanno spiegate”. Forse leggendo il libro ti sarà più chiaro ^^

    “I miei due cent (non richiesti come al solito xD): secondo me è una giustificazione del cavolo, se la W si legge U perché mai l’autore, traslitterando dalla lingua degli elfhy (che presumo non abbia l’alfabeto latino) alla nostra, ha sentito l’impellente necessità di sostituire la facile U con un’insensata W?”

    Hai ragione anche qui, ma quello che ho pensato io è stato: ci può stare che l’autore voglia, diciamo, differenziare i nomi elfici dagli altri (praticamente tutti gli altri nomi, infatti, sono più o meno normali), perciò se in elfico la W e la Y sostituiscono U e I, non vedo dove sia il problema ^^ Almeno in questo romanzo, ripeto, i nomi strani si limitano a quelli degli elfi, e comunque la faccenda viene spiegata – quando Guil e il suo amico trovano un manifesto che mette una taglia sulle loro teste e l’elfo si arrabbia vedendo che hanno sbagliato a scrivere il suo nome -; non è come nei soliti fantasy nostrani dove la Sindrome di Sonohra è presente in TUTTI i nomi senza distinzione, perlomeno.

    “Legolas sarà straziato dai fischi alle orecchie xD”

    Be’, perlomeno non sono presi pari pari dal film! Meldor in certi momenti ricorda Gimli, è vero, ma almeno Guil sta sempre al gioco, mentre Legolas sembra più “distaccato”, non so se mi spiego…

    “Non ricordo se te l’ho già detto in aNobii ma: se ti piace l’idea leggi il ciclo dei Guardiani di Sergei Lukianenko, tratta esattamente di questo °U°”
    “il discorso che non esiste luce senza tenebra e tenebra senza luce è vecchio come il mondo (yin e yang) e anche trattato in molta letteratura fantasy (le Cronache di Dragonlance, per esempio)!”

    Ottimo! E io che pensavo che fosse un’idea innovativa! xD
    Una cosina concedetemela, però: è un pelo più originale, almeno, della media dei fantasy italiani, dove luce e tenebra sono una di qua e l’altra di là e soprattutto dove la luce vince SEMPRE e COMUNQUE sulla tenebra, senza mai venirne intaccata. Il discorso “non esiste luce senza tenebra e viceversa” non sarà un’idea originale, è vero, ma almeno è realistica: la luce senza la tenebra non esiste, poche storie, e il fatto è che nel 99% dei nostri fantasy (e non solo) la tenebra venga SEMPRE sconfitta dalla luce non è affatto realistico. La lotta tra luce e tenebra, più o meno dichiarata, è un punto chiave nei fantasy, non è una questione di originalità, e se è possibile renderla realistica perché non farlo?
    “Il sigillo del vento” non è campione di originalità, sono la prima a dirlo, ma trovo che, per essere un fantasy italiano, sia comunque un buon passo avanti.

  4. Jayla ha detto:

    Grazie per la bella recensione, Marta!
    Non conoscevo questo libro e devo dire che mi ha un po’ incuriosita 🙂
    Soltanto una cosa: ci sono rimasta leggermente male per la questione di luce e tenebra ç_ç L’ho utilizzata anche io nella mia storia, più o meno lo stesso identico concetto. E vabbè, c’è comunque una caratteristica diversa ^^’
    C’è una cosa che ti volevo chiedere, se puoi illuminarmi un po’.
    Tu hai scritto: “: è giusto che uno scrittore di fantasy voglia dirci qualcosa in più riguardo al mondo e alle creature che ha inventato. Sarebbe stato meglio mostrarlo, certo, ma questa mi è parsa una buona soluzione alternativa.”
    Questa è stata sempre per me una questione spinosa. Ti spiego: bisogna sempre utilizzare lo show don’t tell e su questo siamo tutti d’accordo. Ma quando lo scrittore deve dare per forza delle spiegazioni che magari per un motivo o per un altro non può mostrare, se lo fa spiegare da qualcuno dei suoi personaggi sarebbe una cosa forzata, vero? A me non piacerebbe :/
    Secondo te, come sarebbe meglio fare? Prendendo come esempio l’autore di questo libro, avrebbe potuto facilmente mostrare anziché raccontare come invece ha fatto?

    Jayla

    • topolinamarta ha detto:

      Be’, non necessariamente far spiegare qualcosa a uno dei personaggi risulta forzato. Mi è un po’ difficile aiutarti così, non sapendo niente né della tua storia né delle informazioni in questione, ma un esempio che mi viene in mente potrebbe essere questo: prendendo l'”infodump” che spiega il calcolo del tempo per gli elfi, l’autore avrebbe potuto creare una situazione in cui c’è bisogno di sapere qualcosa in più sulle date, per esempio scrivendo un pezzo dove Hulbert chiede spiegazioni a Guil. In questo modo, l’elfo potrebbe spiegare all’umano tutto quello che vuole senza che il dialogo risulti forzato, visto che non si tratta di un “As you know, Bob”.
      Anche per il mio libro ho pensato di fare così: chiedere spiegazioni tra personaggi, secondo me, può essere una buona idea. Come ho già detto, però, non so se questa cosa si può adattare anche alla tua storia, e comunque non bisogna esagerare, ma a me è sembrata un’alternativa valida 🙂

      Soltanto una cosa: ci sono rimasta leggermente male per la questione di luce e tenebra ç_ç

      Sai, Jayla, io penso che quando si parla di originalità nei fantasy si faccia sempre una certa confusione: la lotta tra luce e tenebre è un elemento chiave dei fantasy “classici”. Questo non autorizza certo tutti gli scrittori del mondo a metterla nei loro romanzi, ma c’è anche da dire che se si inseriscono troppe innovazioni in un fantasy automaticamente non si parlerà più di fantasy.
      Sarebbe come paragonare l’originalità de “Il sigillo del vento” con quella de “La città dei libri sognanti” di Walter Moers: il secondo è originale, ma non si può dire che sia più originale del primo, semplicemente perché Moers, a furia di voler essere originale, ha creato un nuovo genere di narrativa fantasy.
      Il fantasy è un genere che concede molte libertà, è vero, e la continua nascita di nuovi sottogeneri (urban, dark, gothic,…) ne è la prova. Ma ti sei mai chiesta perché, ad esempio, parlando di un giallo, nessuno se la prende se c’è il solito assassinio o il solito detective? Semplice, perché senza un assassino o un detective non si parla più di giallo. Allo stesso modo, senza lotta luce/tenebra o senza prescelto non si può più parlare di fantasy stile Signore degli Anelli.
      Mi rendo conto che questo è un dilemma: scrivendo i soliti fantasy si viene accusati di essere poco originali, ma innovando troppo ci si allontana dal fantasy. Non c’è allora un modo per riuscire a scrivere un fantasy che sia classico ma che sia anche originale? Ti dirò, secondo me sì: io ci sto provando, cercando di equilibrare elementi nuovi e idee già utilizzate, magari mischiando il tutto. Anch’io, per esempio, ho voluto inserire la lotta tra luce e tenebra, ispirandomi all’idea di yin e yang (che è comunque più originale e realistica della storia “la luce vince sempre e comunque e non viene mai intaccata dalla tenebra”, tipica dell’eroe perfetto senza macchia e senza paura), ma ho cercato anche di mettere caratteristiche diverse, come stai facendo anche tu.
      In fin dei conti, tu devi scrivere qualcosa che piaccia a te, e non qualcosa che vada necessariamente incontro ai gusti di un lettore che vuole l’originalità a ogni costo: “Il sigillo del vento”, del resto, è un bel libro pur non essendo campione di originalità! =)

      • Jayla ha detto:

        Grazie mille, Marta, ottima risposta davvero ^_^
        Specialmente su questo mi trovo d’accordo:
        “In fin dei conti, tu devi scrivere qualcosa che piaccia a te, e non qualcosa che vada necessariamente incontro ai gusti di un lettore che vuole l’originalità a ogni costo”.
        Se aggiungo qualche elemento nuovo è perché sono stanca io stessa delle solite storie già sentite. E in effetti è difficile creare qualcosa di originale ma che non si discosti dal classico fantasy, come hai detto tu!
        Secondo me, comunque, basta metterci giusto un pizzico di originalità in più, qualcosa che ci sta bene ma che in pochi utilizzano (o si spera che ancora non l’abbia fatto nessuno XD).
        Come avevo anche scritto una volta rispondendo a una domanda su Yahoo! a me piacciono i fantasy classici e a volte qualche cliché ci sta bene, ma non sarebbe male se una volta si cambiasse almeno qualcosina per differenziarlo.
        Detto questo metterò nella mia wishlist questo libro ^_^
        E grazie ancora!

        Jayla

        • topolinamarta ha detto:

          Hai capito perfettamente quello che intendevo =)
          Il problema, del resto, non è quando in un fantasy rimane un cliché o due: il problema è quando li ha tutti ma proprio tutti! Sono quei fantasy scritti per “omaggiare” il grande Tolkien (come se non ne avesse abbastanza, di omaggi =.=), copiati pari pari da un numero imprecisato di saghe e spacciati per storie originali! Questi, se devo dire la mia, non sono nemmeno fantasy: mi spieghi dove sta la fantasia in romanzi del genere?
          L’importante è avere fantasia, certo, ma non voler essere originali a ogni costo: se si procede in questo modo, si rischia di non scrivere più per se stessi, perché se uno scrittore ama un genere è giusto che metta nelle sue storie gli elementi che gli piacciono. Ma se uno stravolge tutto… 😉

  5. werehare ha detto:

    “ma dall’altro non sono infodump perché non è direttamente il narratore che li spiattella lì”

    Mh, ma di infodump ce ne sono svariati tipi: ad esempio neppure l’As you know Bob è spiattellato dal Narratore… *attende la verdura marcia*

  6. Uberto Ceretoli ha detto:

    Ciao, sono Uberto, l’autore, e ti ringrazio per la recensione.
    Sono contento che “Il Sigillo del Vento” si sia rivelato appassionante e ti sia piaciuto. A me è piaciuta la tua recensione e approfitto dello spazio del tuo blog per dire due cose sulla Sindrome dei Sonohra e sugli infodump controllati.
    Riguardo alla prima, per gli elfi ho immaginato una cultura diversa dalle altre razze e ho sviluppato anche una sorta di alfabeto diverso prendendo spunto da nomi gallesi o inglesi per le armi. La mia scelta può non piacere ma mi disgustava l’idea che i personaggi avessero nomi uguali e che nel mio mondo ci fosse uniformità culturale: ho pensato a un extraterrestre che, giunto sulla terra, si trovasse ad aver a che fare con noi umani e che conoscesse russi, giapponesi, arabi, italiani e inglesi. C’è sì una lingua con la quale si parlano tutti ma soprattutto ci sono lingue e alfabeti diversi. Non è forse anche il lettore un “extraterrestre” rispetto al mondo in cui si immerge con la lettura?
    Per quanto riguarda gli infodump hai ragione su tutta la linea, si tratta di espedienti per non appesantire la narrazione e comunicare al lettore dettagli necessari e per mostrare che c’era “altro” del mio mondo al di là della fabula. L’idea di paragrafi introduttivi mi è venuta dalla lettura fatta da bambino di Dune, di F.Herbert, che utilizzava un metodo simile. Purtroppo, nel genere fantasy, non credo si riesca a mostrare tutto.
    Grazie ancora per il tempo che hai dedicato a “Il Sigillo del Vento”: spero che ti piaccia anche “Il Sigillo della Terra”. Anzi, spero che ti piaccia di più!

    Uberto Ceretoli

    PS: con la rinascita di Asengard è partito l’editing del terzo Sigillo.

  7. Il Critico ha detto:

    Il sigillo del vento – 92%

  8. Il Censore ha detto:

    Caro Critico, il tuo voto al titolo del libro è un po’ generoso, visto che ricorda “l’ombra del vento”. A proposito del libro, se l’hai letto, mi dici con che parola comincia pagina 27? sai, per dire che si è letto un libro il titolo non basta.

  1. agosto 1, 2011

    […] sigillo del vento – Uberto Ceretoli (608  pp. – Comprovendolibri.it)   Leggi qui la recensione […]

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