Recensione: Sitael – La seconda vita

Come promesso nelle “Letture di luglio”, ecco qui la recensione approfondita di Sitael – La seconda vita, romanzo d’esordio di Alessia Fiorentino.

Titolo: Sitael (1/3)
Sottotitolo: La seconda vita
Autore: Alessia Fiorentino
Genere: fantasy classico, lotta luce/buio
Lingua: italiano
Editore: Dario Flaccovio
Collana:  –
Pagine: 861
Anno di pubblicazione: 2010
ISBN: 9788877588463
Prezzo: € 22,00
Formato: brossura
Valutazione

Qualcosa sull’autrice

Anche per questo libro mi sembra d’obbligo spendere qualche parola sull’autrice, sulla nostra Alessia Fiorentino (classe ’90). Di lei sappiamo che, prima di iniziare a scrivere il suo romanzo, non aveva mai letto niente di fantasy, anzi, non conosceva neanche questo genere. Aveva però il desiderio di leggere una storia fantastica, così invece che continuare invano a cercarla ha deciso di scriverla.
Ora, una delle regole non scritte che ogni autore dovrebbe rispettare è: scrivi solo di ciò che conosci. Vi state già chiedendo, dunque, come abbia fatto una quattordicenne a scrivere un fantasy così corposo senza mai aver letto nulla o quasi di fantasy? Anch’io ero molto curiosa di scoprirlo, perché mi è capitato spesso di leggere libri scritti da autori che affermavano di non essere mai stati dei buoni lettori… e la mancanza di un bagaglio di letture di fondo si faceva sentire. Con Sitael sarà diverso?, mi domandavo prima di leggerlo. Lo scopriremo insieme fra poco, perché la presentazione della nostra giovane scrittrice non è ancora giunta al termine.
Alessia Fiorentino, infatti, non ha scritto un libro soltanto: da quando aveva 14 anni fino ai 20 ne ha scritti ben sei, raggruppati in due trilogie, mentre la sua età anagrafica coincideva con quella del suo protagonista, Etenn. La stesura di ogni romanzo, in pratica, è durata un anno, in modo che Alessia ed Etenn avessero sempre la stessa età.
Di lei sappiamo anche un altro interessante particolare: come Alessia scrive nella sua presentazione, Sitael si è scritto da solo, quasi di getto. Un bene? Un male? Anche questo lo scopriremo presto.

Alcuni assaggini 

Entriamo subito nel vivo della recensione e cominciamo a esaminare il nostro libro: come i più arguti di voi avranno intuito guardando la copertina e come sarà facile intuire fin dall’inizio del libro, il bel ragazzo che vi troviamo, naturalmente, è Etenn, il protagonista della storia… per la gioia dei lettori che preferirebbero immaginarsi da soli i personaggi, piuttosto che trovarseli già belli e pronti.
So che questa può essere un’opinione oggettiva, ma per quanto mi riguarda quella di piazzare in copertina la faccia del protagonista non è proprio una gran trovata: e se a un lettore a caso (tipo me) la suddetta faccia facesse schifo? In questo caso ci sarebbe poco da fare, a parte cercare il più possibile di non guardarla: solo perché l’autrice si immagina il suo personaggio in questo modo, non significa che per me sia lo stesso. Un esempio sono quelle inguardabili righe nere attorno agli occhi che danno al personaggio un’aria decisamente emo: non mi risulta, perlomeno, che nel mondo di Etenn esiste l’eyeliner.
Vi invito a verificare di persona, inoltre, l’originalità della suddetta copertina, copiata pari pari da un’immagine di Frodo Baggins. Stessa identica posizione della mano, stesso sguardo profondo, quasi stesse pieghe del mantello… Semplice ispirazione? A me, sinceramente, sa più di plagio.*

making gifs

Ad ogni modo passiamo oltre. Apriamo il libro e… magia! Niente cartina diciottoperventicinque!

In realtà, andando a curiosare sul blog dell’autrice, ho scoperta che la suddetta cartina esiste:

A parte i nomi random, un numero un po’ ridotto di città per un mondo così grande, la grossa riga nera che ha tutta l’aria di essere un fiume che va da mare a mare, la città del kattivo (Goriahm) piazzata nell’angolo più in alto al di là di una catena di cucuzzoli e le montagne stranamente tutte uguali, devo ammettere che non è malaccio come mappina fèntasi. C’è molto di peggio, perlomeno.
Non avendola sott’occhio mentre leggevo il libro, però, non ho potuto seguire i movimenti dei nostri personaggi, perciò non saprei dire se è stata disegnata tenendo conto della storia o se è stata realizzata alla “tanto per”. Inoltre, non è stata inserita all’interno del libro, e visto che questa è una recensione sul libro e non sull’intero background ideato dall’autrice per la sua storia, non ne ho tenuto conto nella valutazione del libro. Anche perché non avrebbe fatto una gran differenza, è chiaro.

Diamo un’occhiata alla fenomenale lista della spesa introduzione che si trova a inizio libro:

Benvenuti in un mondo
in cui avvengono cose straordinarie.
Alcune magiche e meravigliose.
Altre… terribili.
Ma alla fine voi,
e solo voi,
riuscirete a vincere.
Coraggio.
Lealtà.
E Luce.
Vi accompagneranno in questo lungo viaggio.
Pensate quello che volete,
ma questa storia… Già.
Questa storia è vera.

Solo a me viene spontaneo domandarmi come sia possibile che alla fine “noi” riusciremo a vincere, considerato che la storia è ambientata in un altro mondo? Mah, non chiedetemelo: siamo in un libro fèntasi, e tanto basta. Posso pensare quello che voglio? Molto bene: penso che chi ha scritto questa introduzione avrebbe potuto sforzarsi un po’ di più, perché così sembra provenire direttamente da un videogame. Solo che ci troviamo in un libro, e questo non è propriamente un bene.

Prima di proseguire, vi consiglio di dare una spizzicata al capitolo che la Dario Flaccovio mette a disposizione sul sito.

Dopo questa breve introduzione, ci troviamo con una delle cose che proprio non può mancare in un fèntasi, ovvero il prologo. Leggasi: la soluzione più sfruttata dagli scrittori pigri, che naturalmente preferiscono di gran lunga raccontare il tutto invece che mostrarlo nel corso del romanzo, per introdurre la loro storia. E Sitael, naturalmente, non fa eccezione.
In questo prologo scopriamo che la storia è ambientata a Lycenell, la “terra antica e lontana circondata dal mare”; conosciamo il mega-superkattivo di turno, ovvero Qurasch,  che è nientemeno che il figlio del Demonio in persona!

Ecco a voi il terribile Qurasch!!! Paura, eh?

Poi veniamo a sapere che il nostro amico Qurasch ha inventato un esercito di mostri brutti&kattivi di nome Varles, e un bel giorno decide di attaccare Varvaria, una delle città di Lycenell. Ma una donna di nome Regina riesce a fuggire e raggiunge Oreah, dove fa un patto con il Sole: fonderà in suo onore un ordine di cavalieri, i cui componenti sarebbero stati scelti per via del fykissimo potere di possedere la Luce. Il cambio il Sole donò il Sitael, che è un’altra fykissima arma in grado di distruggere Qurasch il Superkattivo, il quale a sua volta è l’unico che può distruggere il Sitael. Che botta di originalità, non trovate? Non c’è niente di più innovativo dell’epica ed eterna lotta tra la luce e il buio! E soprattutto, il kattivo veramente kattivissimo è un’idea che non si era mai sentita prima, nevvero?
Ecco, cara Alessia, cosa succede a voler scrivere fantasy senza aver mai letto nulla di fantasy.
Oddio, se è per questo non è vero neanche il contrario: esistono scrittori di vasta cultura del genere, i cui libri non sono proprio il massimo dell’originalità. Ma almeno dopo aver letto un discreto numero di libri fantasy, un lettore dovrebbe avere già un’idea di quali sono i cliché più tipici del genere, e di conseguenza dovrebbe almeno tentare di evitarli. Ma se non si conosce minimamente un genere, non solo si scadrà negli stereotipi più ovvi, ma lo si farà ignorando che ciò che si sta scrivendo non è esattamente l’idea più innovativa del mondo. L’unico punto a favore che mi sento di dare a questo prologo è il seguente: è conciso, non si perde in riflessioni e descrizioni inutili, e soprattutto è breve; i frequenti spazi, inoltre, lo fanno scorrere velocemente. Sempre meglio di un prologo stile Gli eroi del crepuscolo, in ogni caso.

Fine del prologo. Salto di ben 300 anni.
Ora ci troviamo a Varvaria, dove, ancora prima che sorga il sole, una donna esce di casa da sola, si allontana dal villaggio e attraversa prati e boschi prima di arrivare a una sorgente, dove si ferma e fa il bagno.
Notate niente di strano? Be’, spiegatemi se una cosa del genere è plausibile, visto che, come si capisce dopo poco, i Varles, i kattivi al servizio di Qurasch, sono ancora in circolazione! Da quando le ragazze in un epoca pseudo-medievale se ne vanno in giro sole solette in piena notte, si spogliano per farsi il bagno e rimangono lì tranquille senza che un qualche malintenzionato le noti?
Lo so, avete ragione: è fèntasi, non bisogna farsi problemi su queste cose!
Nella scena, però, compare anche un altro individuo: una figura nera dall’ombra nera, incappucciata di nero e che è seguito da una nebbiolina nera (chi sarà mai?), sale sul pendio roccioso che lo porta al di sopra della cascata, portando con sé un fagotto nero. Una volta arrivato in cima, getta il fagotto nella cascata, senza accorgersi della bella donna che sta facendo tranquillamente il bagno… Casualmente, però, il fagotto ritorna a galla e la donna lo solleva dall’acqua, lo apre e… sorpresa! C’è un neonato! *Stupore generale* Ma non è un neonato qualsiasi: è il più bel neonato che la donna abbia mai visto! Biondo, con gli occhi color oro… che chiedere di più? E indovinate un po’ il nome che viene affidato al piccolo: si chiamerà Etenn, che significa nientemeno che portatore di luce… e già a questo punto anche il lettore più ingenuo avrà capito tutto della storia.
Serviva tirarla per le lunghe per più di 800 pagine, anzi, addirittura per sei libri? Naturalmente sì, e scopriremo subito il perché.

Un minestrone di stereotipi

È questa la prima definizione che mi è venuta in mente non appena ho concluso questo romanzo. Anzi, no, molto prima di averlo concluso: in realtà, la puzza di cliché si percepisce fin dal capitoletto introduttivo. In Sitael troviamo, infatti:

• un protagonista Gary Stue (ho calcolato personalmente il grado di Marysuaggine grazie all’apposito test: non è di quelli irrecuperabili, ma è comunque un malato grave) – rigorosamente orfano, adottato e tenuto all’oscuro delle sue origini – che all’inizio del libro non riesce a tenere in mano una spada, ma che diventa bravissimo nel giro di pochi capitoli, per l’esattezza a partire dall’amnesia che subisce;

• il suddetto protagonista, ovviamente, si rivelerà essere il predestinato, l’oggetto della misteriosa profezia, “colui che è nato per essere Luce”;

• come se non bastasse, finisce per ingoiare accidentalmente una pietra magica che gli fornisce altri magic powers specialissimi e unici;

• il solito superkattivo che terrorizza tutti per ben tre ere, ma che un quattordicenne riesce a sconfiggere in un capitolo;

•  degli elfi – che sono uno stereotipo già per conto loro – non si sa molto; qui, infatti, si parla per lo più degli Sharephi,  che in pratica erano elfi ma si sono slegati da loro, trovandosi naturalmente un nuovo nome. Anche parlando degli Sharephi, però, le cose non migliorano, perché dei tre individui che compaiono nella storia, la ragazza è anch’essa una Mary Sue, il primo ragazzo è decisamente lunatico (all’inizio è un presuntuoso come pochi, poi finisce col diventare super simpatico con Etenn, e i suoi atteggiamenti si alternano di continuo) e il secondo è fondamentalmente inutile, tanto che viene tolto di mezzo non appena si presenta l’occasione giusta;

•  il solito viaggio periglioso attraverso mezza Lycenell per raggiungere Oreah, la città dove si trova il sole; per 700 delle 861 pagine non succede altro;

• ah, e non scordiamoci del fatto che il protagonista – perfetto sotto ogni punto di vista – possiede un fratello anch’esso molto kattivo, creato da Qurasch per distruggerlo in caso lui fallisse: Etenn è biondo con gli occhi color oro, mentre Stacra è moro con gli occhi rossi; Etenn è luce così come Stacra (questo è il nome del fratello kattivo) è buio; Etenn rappresenta il bene come Stacra rappresenta il male. Altra botta di originalità, non trovate? Non farò spoiler, però, casomai dopo questa recensione ci sia ancora qualcuno disposto a leggere questo mattone, perché in fondo in fondo un che di interessante in questa lotta tra fratelli rimane… Niente di sconvolgente, però;

Stacra, il gemello kattivo di Etenn.

•  infine, abbiamo come idea di base un concetto vecchio come il mondo: il Sitael, infatti, è un’arma di luce, è in pratica luce allo stato puro. È una luce che non viene mai e poi mai intaccata dalla tenebra, e di conseguenza il suo portatore non può che essere perfettamente buono. E permettetemi di obbiettare che un personaggio completamente buono è piuttosto irreale: possibile che non abbia mai un momento di debolezza, una crisi di panico, una fase di sconforto, un attimo di follia e desiderare di mandare a monte tutto, una notte di problemi di stomaco… No, niente di tutto questo. Una qualche sconfitta ogni tanto, per fortuna, ce l’ha (come a seguito della lotta contro le Ninfe: una scena che avrebbe potuto risultare interessante, se solo l’autrice non l’avesse liquidata in poche righe, ma è comunque uno dei punti meglio riusciti, secondo me), ma poi riprende a essere perfetto e infallibile come se niente fosse accaduto. Un protagonista troppo perfetto, ahimè, non è mai un buon protagonista: vi dirò che all’inizio mi ci ero affezionata, perché nonostante tutto qualche problemuccio per esempio di autostima non gli mancava, ma poi… lasciamo perdere.

Un appunto sui nomi

Come sempre, la nostra Alessia presenta diversi sintomi della temuta Sindrome di Sonohra. Non si tratta, fortunatamente, di una forma grave, ma ho riscontrato sufficienti prove di questa letale malattia. Le più palesi sono le seguenti:
• Sharashidahllen (non sarà per caso parente della  Sylvianarlamistrydian de Gli eroi del Crepuscolo?);
• Cheyun;
• Hayel (l’altro nome molto fygo di Etenn);
• Goriahm (da qui in avanti vengono dalla cartina);
• Ashleyrey;
• Valle Soahsghen;
• Lyangalonh;
• Thilye;
• Lahngral;
• Nith-Hayah;
• Yath Vanlassaii;
• Fharòden;
• Lago di Rionh;
… ovvero, degli ottimi esempi di quanto sia bello e divertente pigiare a caso le lettere sulla tastiera, magari infilando qualche H o qualche Y dove capita per dare un effetto davvero mystycoh, senza però rendersi conto che con una trovata del genere si ottengono soltanto nomi ridicoli e impronunciabili.

700 pagine di nulla 

A proposito del cliché del viaggio periglioso, c’è un’altra cosa interessante da dire riguardo a Sitael e anche a proposito, come ho scritto nella presentazione dell’autrice, dello scrivere di getto: per tutta la parte centrale (diciamo da pagina 100 fin circa a 750-800), la nostra storia è caratterizzata da una quasi totale assenza dello sviluppo della trama. Ok, la nostra compagnia di personaggi (Etenn, i tre Sharephi, un elfa e il capitano – mi pare di non aver scordato nessuno, quindi se l’ho fatto scusatemi: purtroppo Sitael non è propriamente uno di quei libri che ti stimolano l’attenzione dall’inizio alla fine…) attraversa tutta Lycenell, da Nord a Sud, e mentre viaggiano passano in rassegna tutte le creature fantastiche che abitano la terra. In pratica, si scontrano con:
• elfi;
• draghi;
• ninfe;
• sirene;
• centauri;
• giganti;
• Varles, ovvero i mostriciattoli creati dal cattivo;
• simpatiche donzelle che trasformano la gente in pietra;
… e grazie ai suoi magic powers – dei deus ex machina niente male – spuntati dal nulla, Etenn riesce sempre a farla franca, spesso in extremis.

A questo punto credo sia palese che Alessia Fiorentino non sapeva più come fare per non ridurre il suo fantasy a un libretto di 200 pagine scarse, perciò ha preferito allungare il brodo a dismisura, riempiendo la sua storia di parti fondamentalmente inutili (perché una buona parte di questi scontri con le varie creature si sarebbe potuta tagliare senza rimpianti, o comunque accorciare di un bel po’) e soprattutto noiose. Ecco cosa succede a scrivere di getto, senza “sprecare” tempo prezioso prima di cominciare a scrivere stabilendo tutte le pieghe che dovrà prendere la trama. Se avesse fatto così, scommetto che le pagine risultanti sarebbero la metà di quelle attuali. Ma si sa: un fèntasi non è bello se non è lunghissimo e pieno di parti inutili! Se lo dice anche Nonciclopedia c’è da crederci!

Lo Stile

Parliamo un po’ dello stile di Alessia Fiorentino, cominciando subito da quella che dovrebbe essere la regola principale di ogni scrittore: lo Show, don’t tell. Ci sono punti in cui il libro è scritto benino: mostra le scene  in modo efficace, per lo più è scritto in modo diretto, senza perdersi in parti contorte. Ce ne sono altri – e sono la maggior parte – in cui il mostrato fa proprio acqua, in cui gli avverbi e gli aggettivi inutili non si contano e che la narrazione diventa ultra-noiosa. Le ingenuità, naturalmente, non mancano (come i nostri amici che si cibano con una quaglia, o le scale nel palazzo delle sirene…). Il colore dei capelli e degli occhi di Etenn, inoltre, viene ripetuto ogni volta che si presenta l’occasione, e sempre in questi termini:

Etenn era, appunto, molto biondo, e i suoi occhi erano grandi, particolarissimi: color dell’oro. [pag. 19]

No, Alessia Fiorentino non si accontenta di piazzare l’immagine del suo beniamino in copertina: ci delizia continuamente con obbrobri del genere, come se i lettori fossero così scemi da non ricordare da una volta all’altra l’aspetto fisico del protagonista. È naturale, no? Etenn rappresenta la luce, la bontà assoluta: la perfezione incarnata, in poche parole. Quindi è praticamente obbligatorio ricordare tutti i momenti a lettore che il personaggio di cui sta leggendo le avventure è bellissimo, biondissimo, con degli occhi particolarissimi e soprattutto dall’animo coraggiosissimo. Cos’è che dicevo riguardo ai personaggi troppo perfetti? Ah, sì, che non sono proprio un granché…

‘Mazza quanto sei biondo, Etenn!

A parte queste descrizioni veramente puerili, però, si arriva addirittura a errori veri e propri, come quello che troviamo a pagina 23:

[…] per questa ragione [Caliel, il fratello maggiore di Etenn] aveva dovuto nominarlo scudiero sebbene Etenn non sapeva fare niente e non fosse adatto a quel ruolo.

Capisco che ormai il congiuntivo sia diventato una cosa out, ma non è una novità che mettere l’imperfetto dopo “sebbene” sia sbagliato… E questa non è l’unica schifezza che ho trovato, purtroppo. La domanda, alla fine, è sempre la stessa: editor, dove seeeei?

Conclusioni

A questo punto credo sia inutile dire che non vale assolutamente la pena di spendere ben 22 euri per acquistare un fèntasi come Sitael. Già il prezzo è da infarto per conto suo (e ringrazio di essere riuscita a trovarlo scontato del 50%), ma per un libro venuto male come questo, non ho nessun rimpianto nel dire che quelli della Dario Flaccovio sono degli autentici ladruncoli. Capisco la mole non da poco, i costi di stampa e tutto il resto, ma esistono un sacco di libri stampati in brossura come Sitael, addirittura con diverse pagine in più, a un prezzo molto più onesto. Proprio non capisco come si possano pubblicare libri del genere, oltretutto senza uno straccio di editing. E poi mi vengono a dire che gli editori tirano fuori la scusa che un libro è troppo lungo, pur di non pubblicarlo…

* Ringrazio Gianlu830 per avermela segnalata.

Potrebbero interessarti anche...

104 Risposte

  1. Gambero ha detto:

    Marta, oggi sul blog della Fiorentino, abbiamo assistito ad una puntata de “Come prendersela facilmente con uno che critica Sitael e come leccare per bene una blogger che anch’ella critica Sitael”! Un esempio di coerenza incredibile!

    • topolinamarta ha detto:

      Haha, ho visto! xD Avevo intuito che la nostra MAFFY avesse cominciato a fare la leccasederino, perciò sono stata al gioco…
      È davvero notevole la sua coerenza: prima si azzuffa con un lettore che ha osato muovere una critica, poi la sottoscritta scrive a sua volta una critica ancora più dura della precedente – nonché un articolo in cui prende come esempio un suo messaggio che faceva parte della suddetta zuffa -; MAFFY legge tutto e non solo si congratula, ma le fa anche le feste per un’ALTRA critica che nulla c’entrava con le due precedenti! Mon dieu, che logica impeccabile! xD

      • gambero83 ha detto:

        E’ semplice il motivo: ha paura di finire nuovamente nelle tue pericolose grinfie da blogger;) Questo vuol dire che stai facendo un ottimo lavoro…Ah, per la cronaca, oggi ho acquistato il primo libro di Hyperversum, spero di leggerlo presto, mi avete fatto venire la curiosità!;)

  2. emanuela ha detto:

    Ciao MartaTopolina! Di nuovo in visita qui, tra le tue righe, non ho potuto fare a meno di leggere, anche se il termine più appropriato sarebbe ‘divorare’ la recensione di questo Best Seller pazzesco che è… aspetta come si intitola? Boh, non ricordo, ma finisce per EL, e, da pazza lettrice di fèntasy (stupenda coniatura) ho notato un’altro plagetto… a tal fine mi tocca (anche se davvero, davvero mi spiace dover aggiungere meritatissime critiche a quelle già elencate sopra…) ricordare a tutti, i titoli della fortunata e splendida trilogia di Garth Nix, due dei quali sono proprio: LIRAEL, e SABRIEL, il terzo ora non ce l’ho sott’occhio ma insomma siamo lì. Ah eccolo, aspetta, no, non finisce per EL, è Abhorsen. Comunque, scopiazzature a parte andiamo avanti.
    Battute a parte, trovo che il cosiddetto racconto fantastico in Italia tocchi il fondo e ci si trascini anche, legato da incudini grandi come palazzi. Se la Troisi è la massima esponente di tale genere, siamo fritti; personalmente leggo fantasy da quando sono nata, e sempre e solo autori stranieri vecchi e nuovi. Posto che non si diventa scrittori perchè qualche divinità ci ha unti (che schifo) credo che siano le letture a fare di una persona un’entità narrante, e che, senza quelle nessuno ( a parte Dante Alighieri o Edgar Allan Poe) può scrivere qualcosa di fantasticamente credibile, al giorno d’oggi.
    la maggior parte di libri che leggo (di autori italiani perlopiù giovanissimi e spintissimi, le librerie ne sono piene…) sono schifezze sgrammaticate, prive di trama, con dialoghi che fanno venire le emorroidi e periodi da scuola media con 3 in italiano.
    Tempo fa da Mondadori ho comperato il libro della ‘giovane promessa del NUOVO RACCONTO GOTICO ITALIANO’ (quando mai c’è stato quello vecchio? E comunque anche il nuovo lascia a desiderare…) che purtroppo ho buttato via e ora non ricordo il nome di questa grande autrice, beh, vuoi sapere di che parlava cotanta gothic novel de noantri? Oddio non me lo ricordo. Aspetta, una storia di adolescenti, mi pare vampiri, con consueta e luccicante love story tra ragazza-normale-disadattata&vampiro-prestante-maledetto-ma-dolcissimo. “Wow”, ho pensato, “finalmente un’altra cacata”.
    Avrei altri mega-esempi da proporre qui, in questo tuo blog, ma come autrice (maledetta, davvero, giuro!) ho contatti qui e là e non vorrei inimicarmi gente… 🙂 però in privato farò nomi e cognomi.
    Detto questo torno alle mie letture di queste ore: A. C. Doyle ‘Tutti i racconti’, e E. Bronte ‘Cime Tempestose’.
    Da mezzanotte in poi mi metto a lavorare alla trama del mio nuovo romanzo.
    Ciao TopolinaDiBiblioteca, buon lavoro!

    emanuela valentini

    • topolinamarta ha detto:

      Ciao, Emanuela! =)
      Riguardo ai nomi, in effetti la somiglianza tra Sitael e Sabriel c’è eccome, anche se forse non si tratta di plagio ma di una semplice assonanza. Per esempio, anche Eragon e Aragorn si assomigliano parecchio, ma sembra che non sia una scopiazzatura, visto che probabilmente “Eragon” viene da “Dragon”.
      Comunque, hai ragione in tutto e per tutto. Giuro che detesto con tutta l’anima quelle patetiche fascette con scritto “Ecco la giovane promessa del nuovo racconto gotico italiano” e roba simile: ma un libro non dovrebbero giudicarlo i lettori? O.o

    • gambero83 ha detto:

      Di cacate (anche baby cacate) ce ne sono a bizzeffe nella casa editrice Albatros, ti è sfuggita la cosa?;)

  3. gambero83 ha detto:

    Ciao Emanuela, il tuo discorso non fa assolutamente una piega, concordo all 100%. Riguardo al nome, stavolta mi tocca difendere questo fanta trash, in quanto “Sitael” mi pare che sia un nome di un angelo della nostra “pilotata” immaginazione religiosa/profetica, quindi il plagio (almeno in questo) non lo vedo (a meno che tale angelo non si incazzi e cominci a suonare la tromba del giudizio universale, tirandole mortali fendenti di spada nel deretano). 😉

  4. gambero83 ha detto:

    Aggiornamento sul terzo libro di Sitael, che si preannuncia moooolto più kawaii e mangoso dei primi due: sul suo blog, la scrittrice assicura che ci saranno, testuali parole eh, “diverse scene di baci” e “tutte le storie d’amore si concluderanno”.
    Che la Fiorentino si sia fatta “Twlightizzare”?? O semplicemente avrà letto qualche light novel giapponese sull’amore adolescenziale?? Ovviamente c’è chi dirà, “meno male, non vedevo l’ora che Etenn si sverginasse”, e c’è chi ribatterà dicendo invece “cosa cazzo c’entra tutto questo col Fantasy??”. Povera Italia scribacchina…
    Link all’intervento: http://www.alessiafiorentino.it/tre-spoiler/#comments

  5. Jayla ha detto:

    Ho finito di leggere anche Sitael 2 e non ho resistito alla tentazione di scrivere una recensione su Anobii. Non so se voi l’avete letto ma… almeno per me, è forse peggio del primo per alcune cose.
    Non si è migliorata.

  6. Kalenda ha detto:

    una vera porcata
    la gente dovrebbe leggere, prima di scrivere.
    e leggere classici, maledizione.

  7. Little Black Feather ha detto:

    Ok, forse sarò l’unica poveretta che la pensa così qui dentro, ma siccome tutti possiamo dare un nostro parere anche io do il mio.
    Voi tutti direte che è una porcata, che non vale la pena di finire di leggerlo ma evidentemente qui dentro nessuno è mai andata a sentire L’OPINIONE DELL’AUTRICE SUL SUO LIBRO.
    Innanzitutto temo proprio che non sia vero che l’autrice non abbia mai letto un fantasy prima di iniziare a scrivere Sitael, anche perchè adesso, se così davvero fosse, non sarebbe stato pubblicato.
    Poi, inizio subito con il dire che anche se la storia si mostra la classica con il bene e il male contrapposti, dove alla fine vince il bene, alla fine risulta interessante perché i personaggi NON sono gli stessi, la vicenda NON è la stessa, ma soprattutto le emozioni che si provano leggendo NON sono le stesse.
    Se pensate di saltar fuori con un commento adesso del tipo: “tu non hai mai letto un fantasy”, beh, mi dispiace per voi, ma non è così perché ne ho la libreria piena.
    Bisogna anche tenere conto del fatto che l’autrice quando scrisse questo libro aveva quattordici anni: è normale che volesse dei protagonisti coraggiosi e bellissimi, perché spesso si vuole dare un aspetto più idilliaco della brutta e ahimè triste realtà; insomma, prendendo per esempio il personaggio che più mi ha colpito, è ovvio che un ragazzo come Ranten, capelli neri occhi grigi, alto, muscoloso, intelligente, e anche un gran bel po’ stronzo, non si trova tutti i giorni, ed è per questo che l’autrice ha voluto utilizzare qualcosa di incredibilmente meraviglioso nella sua storia, perchè ricordo a tutti, ce se nel mondo reale qualcosa manca in quello della fantasia viene creato quanto si vuole.
    Vi assicuro io stessa che non è per niente facile scrivere un libro, l’ispirazione che va e che viene, il blocco che viene a farti visita su un punto cruciale della storia e tutto quanto c’è di altro non rendono la vita facile.
    Come ultima cosa avviso tutti voi che gli errori sono stati di gran lunga corretti nel romanzo pubblicato dalla Rizzoli: se l’editor precedente era un’emerita testa di cazzo l’autrice non ne ha colpa.

    • topolinamarta ha detto:

      No, cara, invece hai fatto bene a dire la tua opinione: a differenza di ciò che dicono certi “simpatici” frequentatori di questo blog, qui tutte le critiche sono sempre le benvenute, a patto che siano poste – ovviamente – in modo educato e che mirino a mettere le basi per una sana discussione. Detto questo, innanzitutto permettimi di chiarire una cosa che probabilmente non sai: non è vero che nessuno è andato a sentire cosa pensa Alessia del suo libro. Io, per esempio, ho avuto con lei un interessante scambio di email, dove tutto è stato chiarito e, cosa più importante, da cui entrambe siamo uscite solo dopo aver imparato qualcosa. Quindi, te ne prego, non mettermi al livello di quei blogger che sparano a zero su tutto e su tutti senza però prendersi mai la briga di confrontarsi direttamente con gli autori: non ho affatto la pretesa di possedere la verità assoluta riguardo a un libro, e anzi, sono la prima a incoraggiare anche un confronto tra critico e scrittore. Da questo entrambi possono trarre un miglioramento, cosa che ritengo assolutamente fondamentale.

      Innanzitutto temo proprio che non sia vero che l’autrice non abbia mai letto un fantasy prima di iniziare a scrivere Sitael,

      Mi risulta che sia stata la stessa Alessia a scriverlo in un’intervista. Poi ricordo che in un post si è corretta, dicendo che in realtà qualcuno lo aveva letto, ma resta il fatto che ha iniziato a scrivere Sitael perché voleva leggere una storia del genere, e anziché cercarla ha deciso di scriverla da sé (parole sue).

      anche perchè adesso, se così davvero fosse, non sarebbe stato pubblicato.

      Non capisco perché dici questo: nella scelta di pubblicare un libro entrano in gioco numerosi fattori, ma non mi risulta che il numero di libri letti rientri tra questi. La mia teoria è che la Flaccovio fosse alla ricerca di fantasy e che abbia trovato in Sitael, scritto maluccio ma elaborato da un autrice molto giovane, l’occasione giusta, ma non spetta a me dirlo. So soltanto che di libri per i quali si capisce lontano un miglio che di libri in vita loro ne hanno letti proprio pochi ne vengono pubblicati tutti i giorni.

      Poi, inizio subito con il dire che anche se la storia si mostra la classica con il bene e il male contrapposti, dove alla fine vince il bene, alla fine risulta interessante perché i personaggi NON sono gli stessi, la vicenda NON è la stessa, ma soprattutto le emozioni che si provano leggendo NON sono le stesse.

      Come ho già detto altre volte, trovo che i libri abbiano un fascino speciale: per quanto i gusti dei lettori possano essere simili, è impossibile trovarne due che la pensino esattamente allo stesso modo. Perciò ripeto: non posso che essere contenta per te, che sei riuscita a trovare in Sitael qualcosa di unico che io non sono riuscita a cogliere.

      Bisogna anche tenere conto del fatto che l’autrice quando scrisse questo libro aveva quattordici anni: è normale che volesse dei protagonisti coraggiosi e bellissimi, perché spesso si vuole dare un aspetto più idilliaco della brutta e ahimè triste realtà;

      Nel momento in cui io apro un libro per il quale ho speso i miei soldi, credo di avere il diritto di trovarmi con un libro scritto bene, originale e coerente, e non è il fatto di trovarmi davanti al “capolavoro” di un enfant prodige che mi fa cambiare idea. Perciò quella dell’età non è, a mio parere, una giustificazione valida.

      Vi assicuro io stessa che non è per niente facile scrivere un libro, l’ispirazione che va e che viene, il blocco che viene a farti visita su un punto cruciale della storia e tutto quanto c’è di altro non rendono la vita facile.

      Credimi, lo so bene anch’io che non è facile per nessuno… ma se si cominciasse a dire per tutti gli scrittori “Guardalo, poverino, ha fatto così tanta fatica per scrivere il suo libro che sarebbe crudele dirgli che è brutto!” tutti i libri sarebbero capolavori: non basta la fatica per scrivere un buon libro, ahimè.

      Come ultima cosa avviso tutti voi che gli errori sono stati di gran lunga corretti nel romanzo pubblicato dalla Rizzoli: se l’editor precedente era un’emerita testa di cazzo l’autrice non ne ha colpa.

      Giusto ieri ho spizzicato alcune pagine di Sitael V.2 e ti do ragione (saranno tre mesi che l’ho acquistato ma non ho ancora trovato il tempo di leggerlo, uffa! =.=), ma so per esperienza che gli editor, per quanto siano bravi, non riescono mai a fare miracoli, a meno di riscrivere tutto il libro. Però ancora non mi esprimo: lo potrò fare dopo averlo letto.

      Per il momento passo e chiudo 🙂

    • gambero83 ha detto:

      Marta, per fortuna che le hai risposto tu…

      • gambero83 ha detto:

        Un conto sono i gusti personali, e quelli ci stanno; ma quando si viene a fare la predica su come dovrebbe essere il mondo editoriale o come ci si debba immedesimare negli scrittori, questo mi pare un tantino ridicolo.

      • Little Black Feather ha detto:

        Io non sto facendo la predica a nessuno e su niente.
        Io ho solo detto il mio parere in proposito, e se ti pare ridicolo io non ci posso fare nulla.

    • gambero83 ha detto:

      In sostanza: comprate Sitael perchè, poveretta, la scrittrice ci ha impiegato un botto per scriverlo… ma va là… in questo modo OGNI LIBRO di questo mondo, anche la monnezza, andrebbe comprato. Evitate di scrivere queste cose che magari qualche sprovveduto ci crede pure.

      • Little Black Feather ha detto:

        Senti, io ho soltanto detto la mia, l’utente Topolinamarta mi ha già risposto con il suo parere ed io non ho iniziato questa discussione per litigare.
        Non sto dicendo che allora TUTTI i libri del mondo vanno letti perché gli autori li hanno scritti in un botto.
        Io ho lasciato da parte un sacco di libri che saranno anche bellissimi ma che non ho mai voluto leggere perché non mi ispiravano per niente.
        Magari, come ha detto Marta, qualcuno potrebbe cogliere un lato positivo che voi non avete colto.
        Ci saranno anche 700 pagine “buttate lì a caso”, nomi che non stanno ne in cielo ne in terra e stronzate di qualsiasi tipo ma a ME questo libro è piaciuto.
        Sicuramente meno di altri, ma non conta questo.
        Quello che io sto dicendo è che dipende dai gusti del lettore.
        Non ti è piaciuto?
        Pazienza, vorrà dire che la prossima volta che vedrai un libro di Alessia Fiorentino non lo vorrai comprare, il vantaggio non è mio, è tuo.
        Per cui io chiudo qui, ma ribadisco che tutto dipende dal lettore.

    • Fan di Alessia Fiorentino ha detto:

      io la penso come te, per me Sitael è un libro frantastico, e anche io ho la libreria piena di libri fantasy

  8. gambero83 ha detto:

    Ora va un po’ meglio, hai focalizzato l’oggetto del discorso sui tuoi gusti personali. Ma rimane ancora molta ignoranza (non generale, ma editoriale) nel tuo commento. Per questo dico che alcune “sparate” vanno evitate, altrimenti si fa disinformazione sull’argomento.

  9. nessuno ha detto:

    scommeto che il semplice lettore, e alessia fiorentino XP

  10. Fan di Alessia Fiorentino ha detto:

    se non ti piace il libro sono cavoli tuoi e non scrivere stupidaggini sul libro e sulla scrittrice!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
    il disegno è fantastico e visto che io nn ho quell’edizione, quando ho visto la copertina con Etenn mi sono detta :”Cavoli è proprio lui!”
    Le prsone che criticano senza sapere mi danno proprio sui nervi!!!!
    E io li spendo più che volentieri i soldi per comprarmi Sitael, anche perché mi sono comprata il secondo e non vedo l’ora di comprarmi tutte e due le trilogie!!!

    • topolinamarta ha detto:

      Caro/a fan di Alessia: come sa bene chi frequenta questo blog già da un po’, io accolgo con interesse anche chi non è d’accordo con le mie opinioni (ci mancherebbe!). Vorresti dunque spiegarmi gentilmente in quali punti, secondo te, ho “criticato senza sapere”? A me sembra di essere stata obbiettiva, spiegando come mai, a mio parere, Sitael è un libro pessimo… però si sa, anche i migliori sbagliano, quindi figurarsi io. Tu pregherei, quindi, di fare lo stesso spiegando le tue ragioni a favore, se possibile non tirando in ballo i gusti. Grazie 🙂

  11. Antonio Amodeo ha detto:

    Il disturbatore ha capito che hai criticato l’immagine perché ti sembrava che il personaggio non assomigliasse al protagonista, da qui il “Le prsone che criticano senza sapere mi danno proprio sui nervi” con relativo dispendio di punti esclamativi

  1. aprile 21, 2013

    […] ho avuto con alcuni dei fantasy della casa editrice Dario Flaccovio: mi riferisco in particolare a Sitael di Alessia Fiorentino e a Ethilinn – La dea nascosta di Egle Rizzo, recensiti tempo fa in questi […]

  2. giugno 6, 2014

    […] – Alessia Fiorentino con Sitael; […]

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Vai alla barra degli strumenti