Recensione: Sensualità + Alcune considerazioni sulla poesia

Come promesso, ecco la prima recensione di un libro inviatomi tramite il progetto “Libri in cambio di recensioni“, ovvero Sensualità di Michela Zanarella.

Titolo: Sensualità
Sottotitolo: Poesie d’amore d’amare
Autrice: Michela Zanarella
Genere: raccolta di poesie
Editore: Sangel
Pagine: 46
Anno di pubblicazione: 2011
ISBN: 9788897040163
Prezzo: €10
Formato: brossura

Ringrazio l’autrice per avermelo inviato in formato eBook.

Sensualità è la prima raccolta di poesie che recensisco. Anzi, per dirla tutta, forse è addirittura la prima che leggo, e probabilmente sarà anche l’ultima, visto che il mio progetto “Libri in cambio di recensioni” si rivolge ai testi di narrativa. Per questo libro, però, ho deciso di fare uno strappo alla regola, forse perché ero curiosa di leggere la raccolta di poesie d’amore di un’autrice che non fosse una dei soliti nomi arcinoti.
Come avrete notato, tra i dati del libro accanto alla copertina manca la mia valutazione. Sappiate che non si tratta di una dimenticanza, bensì di una scelta precisa: volendo, avrei potuto inserire un voto come per tutte le altre recensioni, ma ho pensato che, essendo il primo testo di poesia su cui scrivo un parere personale (se si escludono i commenti sulle poesie che mi fanno leggere a scuola, ovviamente), non sarebbe “giusto” sparare un giudizio a zero su un genere che nemmeno io conosco bene. Sarebbe come esprimere un parere su un libro contemporaneo dopo aver letto esclusivamente classici.
Il fatto è che non ho per niente le idee chiare su questo libro, perciò vorrei evitare di inserire, per esempio, tre stelline senza tuttavia essere sicura di questo giudizio.

Prima di leggere questo libretto, non credevo che sarei riuscita a scrivere una recensione lunga e approfondita come al solito: avevo paura di ritrovarmi con uno di quei libri che “okay, è carino”, ma poi di non essere capace di dire nient’altro. Invece non è stato così, perché, dopo diciamo una decina di poesie lette su 27, ho capito che avrei potuto dire molto riguardo a Sensualità. Più quanto mi aspettassi, perlomeno.

Il mio timore di scrivere un parere ingiusto, forse affrettato, si fa sentire ancora adesso, in ogni caso. I motivi di questa paura, dopo averci riflettuto un po’ su, credo sia essenzialmente questo: fin’ora ho letto quasi solo le poesie dei “grandi”, come Leopardi, Pascoli, Petrarca o Dante – il mio tesssoro -, e la scuola mi ha abituato a trovare il messaggio nascosto più o meno profondamente nei loro componimenti. Ma c’è una grossa differenza tra le poesie dei grandi e quelle di uno “sconosciuto”: per le prime hai la certezza che un messaggio ci sia. Dopotutto, sono state lette e giudicate da un sacco di gente prima di te, perciò quando la maestra ti assegna il compito “Trova il messaggio di La mia sera” non è poi cosa tanto difficile: se ti viene chiesto di trovare il messaggio, questo probabilmente c’è, quindi basta spremersi un po’ le meningi, magari tirando fuori le solite frasi di circostanza prese da Yahoo! Answers (del tipo “Il poeta vuole trasmetterci quanto sia importante per lui affrontare il tema della sera paragonandolo con indubbia maestria al momento estremo della vita…”), e andrà sempre bene. Mal che vada, ti toccherà un brutto voto.
Ma quando si parla di una serie di poesie fresche di scrittura, su cui poco o niente è stato già detto, le cose cambiano radicalmente: non si può più fare affidamento a internet per andare alla ricerca del messaggio nascosto con l’unico fine di accontentare la professoressa, perlomeno. Bisogna contare sulle proprie forze, mettere in pratica quel che si è imparato a scuola su “significante e significato”, ma è necessario anche tener conto di una cosa: è improbabile che il poeta sconosciuto in questione sia il novello Leopardi. Non è da escludere che le sue poesie, in realtà, siano scritte alla “tanto per”, che contengano sì un messaggio, ma che si tratti di un messaggio talmente banale o, al contrario, così complicato e nascosto da suscitare la domanda: “Ma non poteva darsi all’ippica, piuttosto che fare il poeta?”

Credo che questo dubbio sia legittimo, almeno pensando all’enorme differenza di stile tra i classici e i romanzi usciti di recente. Ovviamente non pretendo che lo stile poetico di decenni fa sia identico a quello che usa oggi (e che io non conosco), ma le regole di scrittura poetica, così come quelle di narrativa, sono rimaste più o meno le stesse, perciò il dubbio rimane. E, sfortunatamente, con Sensualità si è rivelato un dubbio fondato.

Prendo una poesia a caso tra quelle della raccolta, Linee d’amore sfumate:

Sul dolce sono già
abbastanza mare gli occhi,
stesi a sfamare gruppi
di vigne più nude del tempo.
E’ per te che l’acqua
ridendo scorre e mostra
persino i suoi frutti.
Vanno in giro le mie labbra
ad accettare linee d’amore
sfumate,
fino a succhiare brividi
gonfi di luce.
E solamente l’odore di luna
passa nel sangue
e resta dentro i nostri volti
che godono all’infinito.

… e rimango così – e purtroppo non si tratta di un “così” estasiato, ma deluso. Pur sfacendo il più grande sforzo d’immaginazione che mi riesca, non capisco proprio cosa significhi, per esempio, Sul dolce sono già /abbastanza mare gli occhi, /stesi a sfamare gruppi /di vigne più nude del tempo. 
Non riesco nemmeno a fare una parafrasi di una frase del genere: non capisco chi è il soggetto, dov’è il senso in “abbastanza mare gli occhi”, cosa c’entrano le vigne e perché devono essere sfamate o come mai sono più nude del tempo… Insomma, sono io l’unica scema che non riesce a trovare un senso (figuriamoci un messaggio) in una poesia del genere, oppure lo stile poetico del 2011 è così diverso da quello a cui sono abituata, oppure si tratta di una poesia al di sopra delle mie capacità? A questo punto chiedo aiuto a voi, perché io proprio non capisco.
E il guaio è che non ce n’è una o due così “strane”, mentre le altre sono più comprensibili: sono tutte più o meno così.
Prendendone un’altra, come ad esempio Il piacere che si affaccia, a tratti le cose vanno meglio:

L’amore lo vedo
come un giovane mattino
che accenna chiarezza ai tetti e alle carni.

Mi piace definire l’amore un “giovane mattino”, per dire (anche se, a voler essere pignoli, il mattino è sempre “giovane”… o no?). Oppure, più avanti:

Ascolto tra le cosce
la schiuma e le carezze
di un vapore maschile
e mi ubriaco
solo annusando con le dita
il piacere che s’affaccia
alle lenzuola.

… una scena erotica forse descritta in un modo un po’ contorto, ma secondo me non è del tutto da buttare.
Ma quando si comincia con frasi come S’imbeve di mare/la pienezza di uno sguardo, si torna da capo: come fa uno sguardo a imbeversi di mare? Solo a me sembra una trovata terribilmente strana?

La mia delusione, però, non finisce qui, perché dentro a Sensualità c’è anche un’altra cosa, a parte le poesie. Una cosa che io reputo tremendamente fastidiosa e poco professionale all’interno di un libro pubblicato: tre prefazioni che, in pratica, non fanno altro che lodare e sviolinare le poesie di Michela Zanarella, con tutta una serie di elogi, a mio parere, assolutamente immeritati. A pagina 3 mi tocca leggere, infatti, un obbrobrio del genere:

Le poesie d’Amore di Michela Zanarella sono poesie d’Amare, proprio come nel sottotitolo della silloge “Sensualità” si ricorda al lettore degli afflati poetici della giovanissima poetessa.
“Sensualità”, si può considerare il classico libro per San Valentino, da abbinare al rosso delle rose, espressione cromatica dell’amore… e della sofferenza. Lo stile dell’espressione poetica di Michela Zanarella va ricercato nelle sensazioni degli elementi primordiali che regolano la nostra vita. Sensazioni che nella formazione culturale della Zanarella assumono quell’inesauribile vena poetica, sinonimo di archetipo.
Le emozioni, che fin dalle prime poesie ci danno l’incentivo per proseguire nella lettura interpretativa, si scoprono simili a quelle sottaciute per remore arcane. La sensualità che avvolge il lettore, lentamente lo ammalia e lo cattura in vortici damorosi sensi, dove l’amplesso rappresenta l’unica via d’uscita all’emozione intensa.

Giuseppe Lorin

Sorvolando su ben due virgole tra soggetto e verbo e sulle orribili scelte stilistiche che vorrebbero dare un tono aulico alla prefazione ma che la fanno sembrare soltanto ridicola, la domanda è… qualcuno me la spiega? E quella di riserva: sono l’unica, di nuovo, a non averci capito niente?

Una piccola nota a proposito dell’autore, Giuseppe Lorin: nei ringraziamenti, Michela Zanarella ringrazia proprio lui, nominandolo come suo compagno. Dopo aver letto questo, che non mi si venga a dire che questa prefazione-sviolinata non è un giudizio di parte, perché non ci credo. Niente di personale, signor Lorin, ma tutto ciò è alquanto stressante.

E ancora, a proposito della scelta dell’immagine, sempre di Lorin:

La Foto di copertina è il soggetto di un quadro di Roberto Matarazzo che raffigura, secondo l’interpretazione di chi osserva, l’incontro del liquido primordiale con la materia, dalla quale è sorta la vita. Ben si addice questo soggetto ad essere copertina dello scrigno che racchiude…sentimenti d’Amore!

Mi sa che in questo caso ce ne voglia proprio tanta d’interpretazione per capire il senso del quadro e soprattutto della scelta come copertina. Per l’ennesima volta, sono io l’unica scema a non capire il nesso?

Dopo la spiegazione della copertina, troviamo la prefazione numero due, questa volta scritta da Luciano Somma, altro amico di Michela:

L’amore viene presentato dalla premiatissima e giovane poetessa Michela Zanarella in un dettato formale molto originale con inedite e sorprendenti espressioni lessicali. Giusto ritmo e cadenza con ottime tematiche contraddistinguono l’opera omnia che rende agevole e piacevole la lettura. […]

Espressioni lessicali inedite e sorprendenti? Beh, se lo dice lui, che se ne intende di sicuro più di me…
A me più che altro sembrano complicazioni inutili, che fanno venire il dubbio che vogliano celare un solo fatto: che l’autrice in pratica non ha niente da dire e che cerca di nasconderlo inventandosi “inedite espressioni lessicali” che non vogliono dire niente. Ovviamente, secondo me: aspetto che l’autrice mi smentisca o che qualcun altro più esperto di me confermi, comunque.
Ah, in ogni caso, Somma ha ampliamente dimostrato di non conoscere il significato di “opera omnia” (visto che, come si legge nella nota biografica, Sensualità non è l’unico libro che ha scritto), e per questo merita i miei più sinceri complimenti.

La prefazione-sviolinata numero tre non presenta passi particolarmente interessanti, per cui passiamo, appunto, alla nota biografica:

Michela Zanarella […] inizia a scrivere poesie nel 2004. Personalità di Cultura e Poeti locali si accorgono del suo talento naturale che pone nellesprimere la vita in versi.
Ottiene già da subito buoni risultati nel campo della poesia convalidati da premi nazionali ed internazionali. […] La sua poesia è tradotta in inglese, francese, spagnolo, arabo. Pubblica una sua prima raccolta di Poesie dal
titolo “Credo” con l’associazione culturame MeEdusa ed ottiene subito successo di critica e di lettori che le fanno
raggiungere una tiratura nazionale di oltre mille copie.

Devo proprio dire che questo libro sembra tenerci tantissimo a farmi sentire uno schifo: personalità di cultura? Talento naturale? Premi nazionali e internazionali? Successo di critica e di lettori?
Okay, ho capito: sono davvero l’unica idiota che non è riuscita a vedere l’indubbia bravura di Michela Zanarella, non c’è bisogno di ripeterlo fino alla nausea o di farmi sentire ancora più scema!

A questo punto, dunque, non so nemmeno io cosa pensare: non so se questa raccolta di poesie è effettivamente un capolavoro che io non riesco a comprendere; non so se, invece, si tratta di poesie mediocri e tutto il successo che ha ottenuto Michela Zanarella è immeritato; non so se la verità sta in mezzo a queste due opzioni; insomma, non so.

Voi che ne dite?

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15 Risposte

  1. Luccs ha detto:

    parlare di poesia è piuttosto difficile, anche per chi la legge e si trova a doverla recensire.
    un poeta è, secondo me, qualcuno che riesce a emozionarmi usando le parole. uno che sa rievocare immagini, sensazioni, anche profumi, che diano un’emozione autentica.
    sull’autrice di cui parli, devo dire che sono contrastato: linee d’amore sfumato non mi è dispiaciuta, per esempio.
    Le pagine di sviolinamento sono chiaramente di parte e per questo fastidiose. Inutili. E direi anche controproducenti…

    • topolinamarta ha detto:

      Hai ragione, ed è questo il problema: le parole di Michela, tranne rari casi, non mi trasmettono niente. Perciò non capisco, il problema sono io o le poesie un po’ troppo sopravvalutate?

  2. Sandro Ditrento ha detto:

    Marta, lascia perdere questo genere letterario.
    Non puoi adoperare sugli autori moderni lo stesso metro di giudizio che adoperi su un Dante Alighieri o su un Leopardi, e non puoi aspettarti di trovare comprensibile qualcosa che prescinde dalla comprensione del lettore per immergerlo solo nella musicalità del suono e della parola e in evocative atmosfere rarefatte non necessariamente reali.
    Insomma sarebbe come cercare in un quadro di Mirò il significato di una tela del Caravaggio, come paragonare Picasso a Michelangelo, non credi?
    Dopodichè la poesia moderna, o le singole poesie, possono piacere o non piacere e le critiche più o meno interessate possono dire qualcosa o essere solo un insieme di parole, più o meno significanti, gettate lì a caso come succede tante volte in tante e diverse situazioni.

    • topolinamarta ha detto:

      Forse non ho detto abbastanza chiaramente che è l’ultima raccolta di poesie che recensisco e che non ho messo una valutazione proprio perché non è giusto giudicare la poesia moderna con i metri di giudizio di un tempo? A me sembra di sì, quindi non vedo dove sia il problema.
      Ho semplicemente cercato di farmi comunicare qualcosa dalle poesie di Michela, nonostante fin’ora abbia letto solo poesie dei “grandi”; non ci sono riuscita. Fine della storia. Sto solo cercando di capire se sono davvero io l’unica idiota che non riesce a comprendere i suoi versi, o se effettivamente non sono il massimo. Me lo sto chiedendo davvero, capisci?
      L’unica cosa che ho giudicato sono state le prefazioni (che fanno pur sempre parte del libro), perché ritengo di essere in grado di esprimere un parere su un testo in prosa, su cui sono più abituata. Ho fatto qualcosa di sbagliato? Dal tuo commento sembrerebbe che tu abbia letto solo la parte centrale della recensione, in cui cerco (evidentemente senza troppo successo) di analizzare i componimenti, e che tu abbia saltato di punto in bianco la parte iniziale…

      le critiche più o meno interessate possono dire qualcosa o essere solo un insieme di parole, più o meno significanti, gettate lì a caso come succede tante volte in tante e diverse situazioni.

      Non sono sicura di aver compreso cosa intendi… potresti spiegarti meglio?

      PS: quando ero all’asilo, le maestre ci facevano riprodurre per gioco i disegni di Mirò, e, a detta dei genitori, i nostri erano persino migliori degli originali ^^

  3. Il Critico ha detto:

    A differenza di Sandro, penso che questa recensione (anche se non c’è il voto) sia ottima. Forse dovresti cominciare a recensire le poesie al posto dei romanzi.

  4. Gianlu 830 "Gambero" ha detto:

    Recensire un libro di poesia è sempre cosa ardua: la poesia è talmente personale che difficilmente trova il plauso di tutti i suoi lettori. Non ho letto il libro in questione (non penso lo farò perchè è un genere che mal sopporto) quindi non lo commento. Purtroppo il mondo della poesia è più satollo ancora di quello della letteratura…di poeti ne nascono un milione al giorno a quanto pare…

  5. Vivere una favola ha detto:

    Marta, nemmeno io son un esperto di poesie, però son
    un grande deficiente che non ne combina mai una giusta.
    Prima ho pubblicato il romanzo con la casa editrice più
    sputtanata d’Italia della quale anche chi ha scritto un
    libro con le minuscole dopo i punti e all’inizio dei
    capoversi ricorda sempre che è ben disposta a pubblicare
    libri-spazzatura. Poi ho deciso di fare la tesi di laurea
    su Alda Merini (perché anche lei era un po’ matta, anche se non come me), e pure in questa occasione mi son impiccato con le mie mani.
    Se l’avessi fatta su un autore più noto, si sarebbe risolta con una ricerca simile a quelle che assegnano nella scuola dell’obbligo (anche se naturalmente più voluminosa): avrei fatto prevalentemente uno scopiazzamento dei vari commenti, e vai col tango!
    Nelle raccolte di poesie della Merini non vi son le note esplicative a piè pagina, quindi son io che debbo inventarmi qualcosa per commentare i versi.

    “Sul dolce sono già
    abbastanza gli occhi,
    stesi a sfamare gruppi
    di vigne nude del tempo”.

    Provo a inventarmi qualcosa anche per questi quattro versi, pur non avendo letto quest’opera e non conoscendone l’autrice.
    Ovviamente il leitmotiv è erotico.
    Lo sguardo dolce – mare è una metafora che ne indica la rilevante importanza – si posa su una donna che per molto tempo nessuno aveva desiderato. Priva di attenzioni di carattere erotico, questa figura femminile era rimasta come una vigna scevra di uva. Sembra quasi che ci sia un
    richiamo della donna oggetto, quindi della donna considorata importante solamente per il suo ruolo nella coppia, e in particolar modo per la funzione di procreare (i frutti posson esser anche metafore di nuova vita).
    Questa è comunque solo una mia interpretazione personale.

  6. unavitalunatica ha detto:

    Io partirei dal presupposto che una ‘lingua’ può essere diversamente interpretabile: è questa la magia delle parole,non trovate?
    Essendo, quindi, una poesia scritta in una lingua,di conseguenza sarà diversamente interpretabile…
    E’ questa la particolarità dell’ Arte (scrittura,poesia,pittura,musica…): essa non impone verità ma impone delle sfide, perchè frequentarla altrimenti? (Tengo a precisare che questa è una mia idea, e se qualcuno ha intenzione di usarla deve chiedere il permesso a me medesimo :P)
    Anche a me capita di recensire poesie,a volte,e ammetto che è interessante estrapolare il significato delle espressioni usate dal poeta (principalmente yahoo answerini :P); in bocca al lupo Marta se mai decidessi di recensire un’altra raccolta di poesie!!

  7. Monika frueh ha detto:

    Io partirei,differente da “unavitalunatica”,giusto dalle Tue parole,cara topolinamarta,e cioé:”Ho semplicemente cercato di farmi comunicare qualcosa dalle poesie di Michela……non ci sono riuscita”.-
    Credo che Lei a proprio ragione,anch`Io ho capito solo l`argomento principale delle poesie, ho provato ad ispirarmi ai versi(o lasciare che gli stessi mi inspirassero qualcosa) ma non ho cavato granché: non che mi dovessero trasportare al settimo cielo, ma neanche mi dovevano lasciare nelle “indifferenza” un pó troppo piatta.-
    Come concepisco la poesia,anche la non sublime,deve a mio parere,avere una continuitá narrativa anche indipendentemente dall`Ordine e dalla Disposizione data alle paole,che comunque devono formare un concetto definito,completo e possibilmente chiaro.-
    La poesia deve possedere ugualmente un discorso narrativo,senza sovraffollamento di parole vuote ermetiche,usate come se fossero esplicative ma totalmente di impaccio e prive di un minimo di ispirazione.- Sovrastrutture e pseudo-impalchi impediscono allo stesso poeta di trasportare il lettore alla comprensione delle sue sensazioni e del messaggioinsitoneella sua poesia.-
    In definitiva non ho ricevuto questa trasmissione dei sentimenti della poetessa e né i versi hanno generato in me alcun trasporto,malgrado l`Argomento Caldo dell`Amore (Totalmente contrario a quanto asserito dai Critici dell` autrice).-

    • topolinamarta ha detto:

      Hai proprio ragione, Monica. Io a una poesie chiedo solamente una cosa: di trasmettermi delle immagini attraverso le parole. Quando leggete un verso come “Ella si va sentendosi laudare”, per esempio, non vi sembra di vedere Beatrice che cammina, mentre tutti rimangono affascinati dalla sua bellezza? Oppure, leggendo “Quello spirto guerrier ch’entro mi rugge”, non pare che le parole abbiano il suono di un ringhio? È questo che vorrei che le poesie mi comunicassero. Ovviamente, non pretendo che tutti i poeti si chiamino Dante o Foscolo, ma il fine della poesia è sempre lo stesso, in fin dei conti. Il fatto che io non sia riuscita a farmi comunicare niente, però, non significa che le poesie di MIchela non abbiano un messaggio. Questo vorrei che fosse chiaro a tutti.

  8. Monika frueh ha detto:

    Infatti é giusto! Il giudizio critico ai fini editoriali é una faccenda, il fatto “mi piace” o “non mi piace” é tutt`altra storia.-
    Una Poesia(come dicevo qualche giorno fa`dando un giudizio quasi editoriale ad una domanda posta su answers) non puó essere mai “UN QUADRO ASTRATTO” se effetivamente l`autore vuole rendere partecipe il lettore alle problematiche e ai sentimenti che intende trasmettere con la sua opera,che viceversa compromette con certezza,potendosi anche sentire come UN INCOMPRESO:la storia é piena di poeti incompresi…!
    Che anche le poesie di Michela abbiano un messaggio é chiaro ( la stampa del libro lo dimostra ) se “trasporta”bene il suo messaggio al lettore é l`Ideale…raggiunto.-

  9. werehare ha detto:

    No, non sei l’unica: dall’alto della mia ignoranza, e avendo letto solo gli estratti che tu proponi, non vedo nulla di nuovo in questo rispetto alle decine e decine di “poeti” dilettanti che propongono le loro opere su archivi online, spesso con esiti atroci. Lo spirito mi sembra sul genere di “Non sono capace di disegnare come Michelangelo, ma quella roba che ha scarabocchiato Picasso sono capace di farla anche io!”.

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