Recensione: Comodo… ma come dire… poca soddisfazione

Oggi tocca a un libro molto particolare: già il titolo suona insolito e interessante, non trovate? Be’, spero che, se deciderete di leggerlo, anche la storia risulti per voi tale. Per il momento, accontentatevi di quel che ne penso io.
Ah, dimenticavo: come sempre, il libro fa parte del progetto che ormai ben conoscete.

Titolo: Comodo… ma come dire… poca soddisfazione
Autore: Gianluca Fracasso
Genere: Narrativa, divulgazione
Editore: La Riflessione
Collana: narrativa
Pagine: 186
Anno di pubblicazione:
2010
ISBN: 9788862114844
Prezzo: € 15,00
Formato: brossura
Valutazione:

Ringrazio l’autore per avermelo inviato in formato eBook.
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Epy è una matricola universitaria iscritta al corso di Fisica; per preparare l’esame di meccanica quantistica arranca dietro concetti nebulosi come il principio di indeterminazione di Heisenberg e il dualismo onda/particella. Sono coinvolti in queste sue tribolazioni: il padre Adelmo, da qualche anno in pensione, tuttologo per indole ed ellenico per vocazione: la madre Grazia, ingenua e candida esperta di improbabili discipline come il fitness frattale; Mario, nostalgico portinaio veneto, senza più riferimenti ideologici dopo un fiero passato da militante. Il casuale ritrovamento di una lettera in cantina distoglierà Epy dai suoi studi e gli permetterà di introdursi in uno spaccato della vita del padre tenuto caparbiamente nascosto ai propri cari fino a quel momento. 
Emergeranno così i mai sopiti sensi di colpa di Adelmo, legati a un episodio che lo aveva visto, suo malgrado, protagonista vent’anni prima: l’omicidio del responsabile, quando si trovava a svolgere la sua attività come impiegato amministrativo in un’azienda di carenature trattori. 
Da dove nascono questi tormenti, mai repressi nonostante il tempo trascorso da quegli avvenimenti? L’incontro con le figure di Godel e Turing, due tra i matematici più influenti del secolo scorso, munirà Epy degli strumenti necessari a rimuovere il velo di silenzi e omissioni su questa strana morte… 
Alcune fra le più limpide teorie partorite in ambito matematico e fisico definiscono i confini entro cui “scorrazza” la struttura narrativa. Nel solco di questi vincoli si dipana un giallo psicologico dalle tinte molto tenui spesso venate di ironia, alla cui risoluzione si arriva attingendo dalla personalità e dai concetti espressi fra i più straordinari uomini di scienza del secolo scorso. 

Come troviamo scritto nell’introduzione al romanzo, l’obiettivo di questo libro vuole essere stuzzicare e avvicinare i non addetti ai lavori al complesso mondo della fisica quantistica e in generale della scienza, e soprattutto cercare di sfatare quei luoghi comuni, secondo i quali essa è fatta solo di nozioni indecifrabili per noi poveri mortali, che ci fanno storcere il naso solo al sentirli nominare: «Perché il mio scopo è quello di riuscire ad instillare la curiosità verso argomenti qui presentati “a tratti di pennello”», scrive lo stesso autore.
È un’impresa ardua, considerato quanto certi pregiudizi siano duri a morire; eppure, a mio parere, con il suo Comodo… ma come dire… poca soddisfazione Gianluca Fracasso ha proprio centrato il punto.

Qui conosciamo Epicrate, detto Epy, studente universitario alle prese con un esame di fisica; suo padre Adelmo, che si interessa sempre di tutto, e sua madre Grazia, che si distingue per il suo candore e per la sua ingenuità; Mario, il simpatico e malinconico portinaio e infine Eva la caustica. Questi personaggi saranno coinvolti in un giallo riguardante un fatto avvenuto nel passato: il suicidio del superiore del padre di Epy.
Cosa c’entrano un racconto giallo e le nozioni di fisica che vengono presentate? È stata proprio questa, a mio parere, l’abilità dell’autore, che è riuscito a conciliare perfettamente le teorie di Heisenberg, di Godel, di Einstein e di Turing con i vari aspetti della trama: in questo modo i lettori sono in grado di risolvere il mistero che si viene a creare – cosa c’è dietro al suicidio dell’ingegnere Bonti? – sfruttando le informazioni che vengono fornite a mano a mano, anche per mezzo di brevi cenni biografici sui quattro personaggi appena nominati. E questa idea decisamente originale di elaborare una trama che si serva delle suddette teorie fisiche per progredire ha permesso anche a me di capirci finalmente qualcosa in modo divertente e rilassante.

Parlando in particolare dello stile, l’uso frequente dei discorsi diretti – praticamente l’intera storia è un dialogo continuo tra i protagonisti – rende la narrazione scorrevole, e soprattutto rende tutti i personaggi  palpabili come se fossero reali, molto ben caratterizzati. Peccato che, ogni tanto, qualche dialogo risulti un poco forzato e che i frequenti errori di battitura e le varie imperfezioni (per esempio, nel capitolo introduttivo su Turing, tratto da Wikipedia come gli altri tre, sono rimasti i numeri riferiti alle note – [1], [2]… –, come se più che tratto fosse incollato pari pari senza nemmeno leggerlo) rendano parecchio fastidiosa la lettura. Ed è un peccato, perché Comodo… ma come dire… poca soddisfazione è veramente un romanzo che merita, sviluppato da un’idea insolita e originale come poche.

Vi consiglio di leggerlo, sia che siate appassionati di fisica, sia che per voi assomigli più al sanscrito che ad altro come per la sottoscritta. Riuscirà Epy a chiarire le cose riguardo a questo misterioso suicidio? Per saperlo non vi rimane che leggere.

*      *      *

“Lui era in piedi sul cornicione del palazzo ed io gli ho fatto perdere l’equilibrio! Voglio dire, un processo lento di digestione interiore della cosa…non era uno stupido…certe cose le avrebbe capite anche lui prima o poi… bisognava lasciargli il tempo per elaborarle e invece quella lettera… lui l’ha presa come se gli avessi detto: sei proprio un idiota! Ed orgoglioso come era, figuratevi cosa poteva combinare?!”

Mamma, allora, si alzò di scatto declamando ad alta voce:
“Comodo ma come dire poca soddisfazione!”

Da dove le era uscita questa? 

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8 Risposte

  1. Luccs ha detto:

    Conosco bene questo libro, dal momento che mi onoro di avere l’autore tra gli amici. Anche io ho apprezzato tantissimo l’idea e il modo di svilupparla. I personaggi, poi, sono irresistibili: e posso dire, con buon diritto, che sono più che credibili. Gianluca si è ispirato a persone reali!

  2. akikorossella ha detto:

    se avesse avuto un titolo attinente al tema, lo avrei già comprato senza aver letto la recensione.

    • Ossimoro ha detto:

      Sì, mi associo; il titolo non rende l’idea del contenuto. Marta, ma la frase appare solo in quel dialogo con la madre o ha una sua implicazione nello svolgimento della storia?
      Comunque anche a me ispira, anche perché sembra l’esatto contrario della Solitudine dei numeri primi….

  3. luca ha detto:

    Sono l’autore del libercolo ed anche se non avvezzo ad utilizzare lo strumento elettronico per interagire (..sono ormai un vetusto figuro..), mi sembra doveroso intervenire. Urge infatti un chiarimento in merito al titolo, visto che ha generato un minimo di curiosità, per non prendermi meriti che non mi appartengono.
    Il titolo è una citazione estratta da un testo dei CSI – gruppo italiano di una quindicina di anni fa che ha prodotto delle cose straordinare – di cui uno dei personaggi risulta essere infatuato. Frasi di questo gruppo punteggiano la narrazione, evidentemente fin dal titolo..
    Vi consiglio l’ascolto di “Linea Gotica”, “Ko de Mondo” o “TRE” se non avete mai ascoltato niente. Non vi lascerà indifferenti..

  4. PlatinumV ha detto:

    Senza nulla togliere ai libri di divulgazione (ne lessi parecchi ai tempi di medie e superiori), ma non c’è nulla come un bel malloppo di dimostrazioni di Meccanica Quantistica per farti capire la Meccanica Quantistica 😉 Il mio consiglio è: se davvero volete capire la Fisica, non ci sono scorciatoie.
    Per il resto, se un libro ha una bella trama vale la pena leggerlo! (indipendentemente dai riferimenti scientifici)
    V

  5. Luccs ha detto:

    E’ anche vero che a proposito di titoli che a prima vista non sembrano attinenti, o che addirittura non c’entrano niente con la storia, ci sono precedenti assai illustri. Pensate a “il nome della rosa!”

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