Recensione: Prescelto

È arrivato il momento di una nuova recensione, sempre nell’ambito del progetto “Libri in cambio di recensioni”: oggi è il turno del romanzo della giovane Carola Onnis.

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Titolo: Prescelto
Fa parte di: la Trilogia dei Mondi (#1/3)
Autore
: Carola Onnis
Genere: fantasy classico, bidimensionale
Editore: La Riflessione
Collana: Fantasy
Pagine: 270
Anno di pubblicazione: 2011
ISBN: 9788862116916
Prezzo: € 18,00
Formato: brossura
Valutazione: 
Grazie all’autrice per avermelo inviato.

Sul sito dell’editore, su aNobii, booktrailer su Youtube, acquista su Ciao.it

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Backy ha quindici anni e un grosso desiderio di evadere dalla sua vita reale. Sarah ha la stessa età ed è l’ereditaria al trono di Jurk o perlomeno crede di essere solo questo. Un compito ben più grande l’attende alle porte. Elfi, draghi, nani, gnomi, giganti incroceranno il loro cammino. Senza rendersene conto, Backy si ritrova catapultata nell’universo di Sarah dove tutto sembra ruotare intorno ad una Profezia misteriosa. Magia, avventure, guerre e amori attendono le due ragazze che ci insegneranno la potenza dell’amicizia, un legame che può germogliare anche fra due mondi diversi.

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Quello che sto per recensire è ad oggi il romanzo scritto da una delle autrici più giovani che mi siano mai capitate (considerando i mesi di nascita, forse addirittura la più giovane). Questo ha avuto peso durante la lettura? In effetti sì, ma non nel senso che sapere l’età dell’autrice (18 anni) abbia in un qualche modo condizionato in meglio o in peggio il mio giudizio finale sul libro. Mentre lo leggevo, infatti, specialmente nei capitoli iniziali l’impressione era sempre la stessa: quella che ci fosse qualcosa che non mi convinceva, qualcosa che mi spingeva a domandarmi “Perché bruciare le tappe a questo modo? Perché non aspettare almeno qualche anno in più, prima di buttarsi a pesce nel complesso mondo della pubblicazione?”.
Non avendo letto il primo libro dell’autrice (Prescelto è, infatti, la sua seconda pubblicazione: la prima s’intitola Angeli senza ali), non saprei dire se tra un’opera e l’altra sia migliorata. A dire il vero, immagino di sì, dato che tra l’inizio e la fine del romanzo ho notato una notevole differenza, ma dei difetti, sfortunatamente, restano.

Smettiamola però di parlare in astratto e passiamo ad analizzare quel che c’è concretamente dentro al nostro Prescelto.
Sarò sincera: sono partita un po’ prevenuta a leggere questo libro. Forse è stato proprio il “prescelto” del titolo che inizialmente mi aveva fatto storcere il naso: di predestinati nei libri fantasy ormai ne ho veramente piene le scatole. Questo pregiudizio, per fortuna, è quasi del tutto sciamato col proseguire della vicenda, per il fatto che l’autrice è riuscita, a mio parere, a trattare questo stereotipo in un modo forse non innovativo ma perlomeno particolare. Ma procediamo con ordine, e diamo innanzitutto un’occhiata all’incipit:

Era una fredda giornata d’inverno e nell’aria si percepiva fin da subito quello che stava accadendo, che avrebbe portato solo morte e distruzione. Una ragazza correva per la Foresta Oscura, resa ancora più tetra dai rumori indistinti che si coglievano appena.  Una bufera di neve improvvisa ghiacciò l’aria, imbiancando tutta la vegetazione. La ragazza correva, correva e talvolta si voltava per guardarsi alle spalle. Doveva far presto. Non poteva farsi catturare. La sua missione era troppo importante. Nelle mani stringeva l’unico bene rimastole, l’oggetto più prezioso esistente in quel mondo: la Gemma Blu. Doveva portarla in un luogo sicuro, prima che riuscissero a catturarla.

Classico inizio stile “era una notte buia e tempestosa”. Forse fin troppo classico: il presagio di sventura che permea l’aria, la ragazza che scappa nella foresta oscura, l’oggetto prezioso da non far cadere nelle mani degli inseguitori… A me suona tanto di déjà vu, non trovate anche voi?
Proseguendo, le cose non migliorano:

La ragazza si chiamava Sarah e aveva appena compiuto quin­dici anni. Nel suo mondo questo significava che entrava a far parte della comunità a tutti gli effetti; prima, però, doveva sprigionare il potere contenuto nella Gemma. Lei, infatti, era la principessa di Jurk, la capitale del regno di Dial. Fin dalla creazione del suo mondo, la pietra era stata traman­data di generazione in generazione nella sua famiglia. Fondamentale era per ogni membro reale, che sarebbe diven­tato re o regina, saperla utilizzare. Questo avveniva al compi­mento del quindicesimo anno; ogni principe o principessa doveva imparare ad adoperare la Gemma Blu e a controllarne i poteri. L’equilibrio del mondo si basava su di essa; senza la pietra non ci poteva essere vita. Usata, però, per scopi malvagi,come aveva generato la vita, essa poteva anche toglierla. Sarah naturalmente non immaginava tutto questo; il suo unico pensiero era la salvezza.

Un secondo fa stavamo seguendo Sarah mentre correva nel bosco… e ora invece la narrazione si interrompe di colpo per lasciar spazio a una spiegazione. Capisco l’esigenza di dover costruire un background nel quale ambientare la storia, ma era proprio necessario adesso che eravamo in ansia per la povera Sarah? L’infodump sulla pietra, poi, non migliora certo le cose. Se si trattasse dei pensieri della giovane, potrebbe ancora andare bene, ma il fatto che alla fine venga specificato che la ragazza non ha idea di quanto ci abbia appena detto il narratore puzza tremendamente di raccontato. E non è finita qui.

Tutto era accaduto quella mattina. Si stava preparando nelle sue stanze con ansia e felicità per il suo compleanno. […] Si mise il suo abito più bello: rosso rubino con volanti di seta. Ecco, era pronta.

Come vedete, nel giro di poche righe c’è un fastidioso salto di consecutio temporum: il narratore passa dal trapassato prossimo, che indica un tempo anteriore rispetto all’incipit, al passato remoto, che invece è contemporaneo. E di errori di questo genere ne ho evidenziati parecchi nel corso della storia.

Nel secondo capitolo, invece, troviamo un altro difetto non da poco:

Rebecca […] frequentava il secondo anno di liceo, chi la conosceva a scuola avrebbe potuto definirla molto timida e introversa, una vera e propria ragazza solitaria; infatti, non riusciva mai a parlare con i suoi coetanei guardandoli negli occhi, era tremendamente impacciata e arrossiva facilmente.
Fuori della scuola si tramutava in un’altra ragazza: simpatica e divertente.[…] Amava leggere, anzi divorare libri; il suo genere letterario preferito era il fantasy, e adorava misteri, leggende e tesori nascosti! […] La sua vita non era poi tanto male, insomma, un solo picco­lo problema: la scuola. Al liceo era considerata strana, perché non faceva di tutto per entrare in un gruppo o farsi notare. Lei era sempre se stessa. Una caratteristica molto importante per tutti noi… Bisogna essere sempre se stessi… Già, a parole tutti siamo d’accordo e sembra la cosa più ovvia e banale del mondo, ma nella realtà sono poche le persone che ci riescono veramente. Una di queste era Rebecca, anche se i suoi compa­gni certo non lo riconoscevano e soprattutto non la apprezza­vano per quello che era. Per accettarla avrebbe dovuto vestir­si come loro, utilizzare il loro linguaggio, agire sempre come loro, insomma, imitarli e diventare una loro copia, quando semplicemente l’avrebbero potuta accettare per quello che era e apprezzare i suoi pregi.
Rebecca, però, non ci pensava, si buttava dietro le spalle tutti questi cattivi pensieri e piuttosto che diventare una copia di qualcun altro preferiva restare sempre uguale anche se questo voleva dire rinunciare alla compagnia dei suoi coetanei, lei adorava la solitudine. Stando sola, poteva dedicarsi al suo passatempo preferito: la lettura appunto.

Perdonate la citazione piuttosto lunga, ma a mio parere significativa. Per presentarci la sua protagonista, l’autrice non ce la mostra durante la sua vita, facendoci vedere il suo rapporto conflittuale con i coetanei e il suo carattere, bensì spende una pagina abbondante per raccontarcela. Il problema è che questa lunga descrizione ha avuto su di me i seguenti effetti:

• Noia, prima di tutto. Una volta lessi in un manuale di scrittura che il segreto di una descrizione vincente è quello di non far capire al lettore che si tratta di una descrizione: l’abilità del narratore dovrebbe essere scivolare da una scena di azione a una descrittiva senza che chi legge se ne accorga. In questo caso, invece, lo stacco è fin troppo differenziato: non so voi, ma quando mi rendo conto che mi trovo davanti a un intero paragrafo di descrizioni, il primo impulso è di saltarlo a piedi pari. Se invece mi costringo a leggerlo, la noia purtroppo è assicurata.

Se l’intento della scrittrice era creare un’ondata di empatia e di affinità nei confronti di Rebecca, non mi pare proprio che ci sia riuscita. Anzi, forse nel mio caso è accaduto addirittura il contrario: sebbene Backy mi assomigli molto sotto alcuni aspetti, ho trovato alquanto irritante questo suo atteggiamento da santarellina. Insomma, credo che un po’ tutti noi abbiamo passato un periodo, verso i 13-14 anni, in cui ci sentivamo dei pesci fuor d’acqua e in cui il diverbio “essere se stessi/seguire gli amici” era all’ordine del giorno. Ostentarlo a tutto il mondo, però, a mio parere è un comportamento che fa apparire più che altro infantili: io stessa ho imparato che, a volte, quando sembra che sia il mondo a voltarci le spalle, in realtà noi siamo i primi a voltarle al mondo. Ecco perché non mi è parsa una buona mossa presentare un personaggio – specialmente una ragazza, che spesso è a un passo dal diventare una brutta Mary Sue – facendolo apparire come il classico “io sono er mejo: è il mondo che non mi capisce”. Ai miei occhi, perlomeno, Rebecca all’inizio è apparsa in questo modo. Che poi nel corso della storia la mia stima per lei sia un pelo salita è un altro discorso.

• Il narratore che si permette di fare la morale (segnato in blu), poi, l’ho trovato veramente fastidioso.


Per quanto riguarda le due protagoniste, dunque, le cose non vanno nel migliore dei modi: sia Sarah che Rebecca sono piuttosto stereotipate, e certi loro atteggiamenti mi hanno fatto seriamente pensare a una self-inserction dell’autrice. Entrambe, soprattutto Rebecca, appaiono due ragazze troppo perfette per essere realistiche. Questa sensazione, ripeto, col progredire della vicenda si attenua un pochino, ma inizialmente la cosa è davvero irritante.
I loro colleghi maschi, Raymond e Caleb, sono un po’ meglio, ma anche per questi ultimi due la sensazione di trovarmi davanti due personaggi caratterizzati solo superficialmente non se n’è andata per tutta la storia.
Nel caso di Prescelto, nemmeno con i cattivi le cose migliorano: l’antagonista che troviamo è uno di quelli davvero diabolici… peccato che in certe scene il tentativo di farlo apparire spietato in realtà l’abbia reso poco meno che patetico.

Parlando di altro, purtroppo i problemi non sono finiti. Per esempio, a pagina 65:

Diedero il via, così, agli allenamenti. Olaf per prima cosa istruì la ragazza con alcune nozioni di scherma. La ragazza si rivelò molto abile nell’uso della spada. Passarono poi alle tecniche di autodifesa e anche a qualche tat­tica d’attacco. Arrivò, finalmente, il momento tanto atteso per Sarah: l’utilizzo della magia!

Una scena importante come l’allenamento di Sarah si risolve in poche righe, come al solito raccontate.
Inoltre, nel corso della storia troviamo:

a) sempre le solite creature tipiche del fantasy, tra cui elfi, nani, draghi…;
b) più precisamente, qui i nani sanno l’inglese (?), e abbiamo persino un draghetto viola che di nome fa Spyro (altro déjà vu?);
c) lo stregone che incontriamo, come se non bastasse, si chiama Norton (l’antivirus?).

Il draghetto Spyro...

Come potete vedere, dunque, purtroppo i difetti (o perlomeno le scelte, diciamo, poco felici) non sono pochi. Anche riguardo all’aspetto “estetico” del libro avrei qualcosa da ridire: i refusi sono numerosi e spesso l’impaginazione lascia a desiderare, per esempio per il fatto che non ci siano differenze di stile tra la storia vera e propria, i sogni che fanno i personaggi o i passi che leggono dai libri… il che mi ha provocato non poca confusione.

Ciononostante, Prescelto si è meritato comunque un discreto due e mezzo, oserei dire per due motivi principali:

 • Come ho già scritto, a mano a mano che la storia va avanti si percepisce che lo stile dell’autrice è migliorato: quello che leggiamo a pagina 10 non è lo stesso di pagina 250. Questo pertanto è un buon punto a favore.
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• Sebbene alcuni brutti cliché non manchino, penso che alcune idee particolari possano bilanciare i lati negativi. Per esempio, mi è piaciuto molto come è stato descritto lo scambio tra sogno e realtà: queste due condizioni si intrecciano e si scambiano di continuo, creando un effetto a mio parere molto riuscito.
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Prima di concludere, però, permettetemi una piccola menzione alla scena che più mi ha divertito in tutto il libro, durante la quale sono letteralmente morta dalle risate: mentre Rebecca è sottoterra, cercando un fantomatico tesoro insieme ai due bambini ai quali fa da baby sitter, il suo telefono suona. Si tratta nientemeno della solita pubblicità di offerte sull’ADSL, e lo scambio di battute che si verifica tra la povera Rebecca, intrappolata in una grotta che sta cadendo a pezzi, e la signora all’altro capo del telefono è veramente spassosa.
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Detto questo… il succo della recensione? A mio parere, si tratta di un fantasy dalle fondamenta buone, ma secondo me un po’ troppo precoce: se adeguatamente limato e magari lasciato a maturare nel cassetto per qualche anno, si sarebbe rivelato certamente migliore. Per questo faccio tanti auguri all’autrice, che comunque ha già dimostrato di sapersi migliorare, augurandole di affinare sempre di più la sua scrittura. Per stavolta, ahimè, è andata così, ma sono certa che la prossima andrà meglio.
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*     *     *

Il cellulare prese a squillare all’improvviso facendola spaventare a morte.
– P… Pronto?-
La ragazza pensava fossero Erica e Pietro, ma il numero era sconosciuto.
–  Salve, sono Mara, chiamo per informarla che in questo perio­do sono attive nuove offerte da parte della nostra compagnia telefonica di cui lei può usufruire. –
–  Guardi, in questo momento sarei un po’ occupata. – disse Rebecca, tenendo con una mano il cellulare e con l’altra la cassa che si accingeva a trascinare verso l’uscita.
–  Non si preoccupi, le ruberò poco tempo, dicevo. È interes­sata a qualche proposta? Abbiamo nuove tariffe riguardo a internet. È lei che si occupa della gestione del telefono di casa? Perché posso proporle un’offerta davvero vantaggiosa… –
–  No, non me ne occupo io! Ho quindici anni, non sono mag­giorenne e non posso fare contratti con lei. –
–  Non ha ancora sentito la parte migliore. ADSL illimitata più. –
–  Ascolti, non ho tempo da perdere! Mi trovo sottoterra in una grotta che sta cadendo a pezzi, ho difficoltà a trovare l’uscita e lei mi parla di offerte sensazionali? Ah, per la cronaca, nel mio paese non c’è l’ADSL! Adesso mi scusi, ma devo chiude­re.  –
–  Ok, ho capito. Se non voleva parlare con me bastava dirlo, non c’è mica bisogno di inventarsi storie assurde.  –
La povera Mara non fece in tempo a finire che Rebecca le chiu­se il telefono in faccia. La sera, a cena con le amiche, si sareb­be lamentata di quanto siano maleducati i giovani d’oggi e soprattutto bugiardi! 

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6 Risposte

  1. gambero83 ha detto:

    Da come avevi esordito, pensavo che il libro fosse stato scritto da una dodicenne! (la Fiorentino non era più piccina quando pubblicò Merd…ehm, Sitael?) .
    Una serie di considerazioni:
    1) Il titolo, senza uno straccio di articolo o soggetto, mi sembra inutile messo lì così, cioè, non ha significato!
    2) Il draghetto è proprio Spyro della Insomniac! O__o
    3) La scenetta dell’adsl è proprio di un trash da far pauraXD altro che spassosa…
    4)18 euro????????????????????????
    Passo…

    • topolinamarta ha detto:

      No, se non sbaglio Alessia l’ha pubblicato quand’era più grandina, credo verso i 20 anni…
      2) Tesoro, l’immagine che ho messo È quella di Spyro, ma non è contenuta nel libro… Forse hai capito male, o forse non ho capito io cosa intendevi… 😉
      3) Lo sapevo che non dovevo mettere la citazione xD Scherzi a parte, a me fa ridere lo stesso =D (sarà perché mi ha ricordato le sfuriate fa mia mamma a chi telefona per pubblicizzare qualcosa xD)
      4) Ehm… lo so, purtroppo la Riflessione non ci va leggera con i prezzi.

  2. Lavoisier ha detto:

    spyro e norton poi sono il massimo…….
    marta! aspetto con trepidazione una certa recensione, ti lascio immaginare quale 😉
    ottimo lavoro comunque, come sempre!

    PS:

    “maleducati i giovani d’oggi e soprattutto bugiardi etc ” ma che è sta scena °o° sono rimasto pietrificato…-_- ma doveva essere una scena comica immagino??!! adesso pure nei libri ci troviamo le persone che rompono le scatole al telefono, giusto oggi mi ha chiamato in laboratorio la mediaset premium, non dico cosa avevo voglia di rispondere……

    ma è davvero questa la scena più rappresentativa del libro???

    • topolinamarta ha detto:

      La scena era comica, nel contesto in cui era inserita… forse averla messa qui le ha fatto perdere un po’ di comicità 🙂
      Comunque no, semplicemente l’ho trovata un’idea carina e ho pensato di metterla lì 🙂

      PS: arriverà, arriverà… ^^

      PPS: non ho mai detto che la citazione finale debba essere per forza la frase più significativa del libro 😉

  3. Il Critico ha detto:

    Prescelto – 3%

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