Recensione: Il risveglio del fuoco

Dieci giorni. Dieci. Poi finalmente avrò la mattina libera e potrò ricominciare a leggere quanto voglio. Mentre aspetto con trepidazione la fine della scuola e dico “Coraggio, ché manca poco!” a tutti gli studenti che mi seguono, vi propongo la prossima recensione del progetto.

Titolo: Il risveglio del fuoco
Serie: La regina degli inferi (#1/4)
Autore: Chiara Cilli
Genere: fantasy
Editore: Tabula Fati
Collana: Minas Tirith
Pagine: 272
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo di copertina: €18,00
ISBN: 9788874752461
Formato: brossura
Valutazione:
Grazie all’autrice e alla casa editrice per avermi spedito il libro.

RIASSUNTOCinque Dee, belle in modo assurdo e spaventosamente potenti, insieme al Dio Mas e al Dio Dahan esercitano il loro dominio sulle cinque Terre che compongono Penthànweald, ma la loro litigiosità è tale da rendere impossibile la condivisione di tempi e intenti.
È così che gli Inferi danno vita a una creatura fantastica, la Fanciulla delle Fiamme, che solo nel momento in cui avrà piena consapevolezza della propria forza, potrà decidere di diventare la sovrana assoluta.
Fino ad allora sarà per tutti l’Erede, avversata ed egualmente temuta, ricercata con ogni mezzo per poter essere eliminata prima di compiere la sua scelta…
Morwen compare a Thera su richiesta di Re Ashiwar. La Dea Lash sta scatenando il putiferio nella Terra degli Uomini e c’è bisogno che la giovane cominci a saldare il suo debito di gratitudine nei confronti del sovrano che l’ha accolta a dispetto della sua pericolosità.
Ma lo scambio di favori non è esattamente quello che l’anziano Re si aspettava…

L’AUTRICE Giovanissima, appena ventenne, Chiara Cilli vive a Pescara dove è nata nel 1991. Appassionata di grafica, ha sempre coltivato la passione per la scrittura d’argomento fantastico.
La sua già fervida immaginazione si è negli anni arricchita attraverso letture di genere, in particolare Keri Arthur e J.R. Ward, fino a condurla nell’ammaliante Regno di Penthànweald, luogo in cui si svolgono i quattro episodi della Saga della Regina degli Inferi.
Il suo talento ha dato vita al personaggio di Morwen, dea affascinante oltre ogni mortale aspettativa, e l’ha resa indimenticabile, corredandola di tutte le qualità che appartengono alle ragazze della sua generazione, facendo così del suo primo romanzo anche uno spaccato di vizi e virtù degli adolescenti moderni.

*        *        *

RECENSIONE

È arrivato il momento di parlare di uno di quei romanzi che, a giudicare dalla sfilza pressoché illimitata di recensioni positive che hanno ricevuto, ci vengono presentati come mezzi capolavori, ma che poi si rivelano delle delusioni.
Confesso che, come tutte le volte, con Il risveglio del fuoco ho sperato fino all’ultimo che il mio istinto si sbagliasse, ma purtroppo a lettura ultimata ho dovuto dargli ragione. Eccomi qua, perciò, a raccontarvi cosa ho trovato all’interno di questo romanzo di tanto deludente da avergli assegnato una valutazione così bassa.

Il primo aspetto che salta all’occhio anche a chi non ha letto il libro è senz’altro la copertina (cliccateci sopra per vederla più in grande). Sappiate che i miei occhi sono stati molto colpiti da questa copertina, ma non in modo positivo. Potrei benissimo dire che sia una delle più brutte che mi sia capitato di vedere, però so che tanti mi direbbero: “Eh, ma i gusti sono gusti!”
Non oso affermare il contrario, certo, anche perché conosco diverse persone a cui questa immagine è piaciuta – da morire, per giunta -, pertanto mi limiterò a dire cosa, secondo me, non va.

Non ho problemi a dire che io e Photoshop stiamo praticamente agli antipodi, ma da quasi totale estranea trovo che sia un’illustrazione grafica davvero poco gradevole agli occhi. Tanto per cominciare, la luce non si capisce da dove arrivi e le fiamme sembrano appiccicate sul disegno alla cavolo… per non parlare dell’ala sinistra del cavallo, che sembra spuntargli dalla schiena, e soprattutto la gamba della donzella (naturalmente mezza svestita) a cavallo, che non si sa dove sia sparita. Forse l’intento del disegnatore voleva essere quello di attirare potenziali lettori grazie a queste vampate di fuoco molto violente… ma credo che se io avessi trovato questo libro sullo scaffale di una libreria me ne sarei allontanata senza nemmeno pensarci. Come mi hanno suggerito alcuni tra quelli che l’hanno vista, sembra la copertina di un videogioco di serie z. Oppure di un fantasy che non promette niente di buono.

Dite che giudicare un libro dalla copertina è per forza un male? Potrei darvi ragione, dato che ho letto un sacco di bei romanzi la cui copertina non era granché, ma nel caso de Il risveglio di fuoco, almeno secondo il mio parere, la copertina è solo il biglietto da visita, perché nel libro, ahimè, ho trovato molto peggio.

Cominciamo parlando della protagonista, che poi sarebbe la pulzella dagli occhi rosa (segnatevi questo particolare, perché sarà importante) che vedete in copertina. Scopriamo fin da subito che risponde all’originale nome di Morwen, che è bellissima, che ha gli occhi rosa, che è assai sensuale e provocante, coraggiosa e spietata, che ha gli occhi rosa, che è nientemeno che la Fanciulla delle Fiamme, l’Erede al trono degli Inferi.
Ah, dimenticavo: l’ho già detto che ha gli occhi rosa?

Per quelli che si staranno chiedendo:

Aoh, Marta, ma mi prendi per scemo? L’hai già detto e stradetto che questa Morwen ha gli occhi rosa!

sappiate che la stessa domanda è sorta a me mentre leggevo il libro… perché il colore delle iridi della nostra protagonista ci viene ripetuto di continuo. Anzi, peggio, perché codesta tonalità viene quasi sempre accostata ai diamanti… e il risultato è un duetto perenne e insopportabile:

I suoi occhi rosa, brillanti come diamanti, erano fermi su un punto del soffitto basso. (pag. 7)

[…] i suoi occhi rosa, brillanti come diamanti dotati di luce propria e abbagliante, le illuminavano il viso sotto il cappuccio di un lungo mantello scuro. (pag. 19)

[…] il Principe si perse nei brillanti occhi rosa che lo fissavano con lieve stupore. (pag. 19)

Gli pareva di essere piccolo e insignificante sotto quegli occhi magnetici, di un rosa intenso e luccicante proprio come i diamanti. (pag. 22)

I suoi occhi erano due diamanti rosa che bruciavano chiunque osasse incrociarli […] (pag. 40)

Lei alzò il mento verso il viso del bel giovane, facendolo smarrire nei suoi diamanti rosa. (pag. 57)

Spostò lo sguardo sulla sua labbra scure, per poi tornare a sondare i suoi diamanti rosa. (pag. 67)

Galadir le porse il Cristallo Verde, osservando i suoi occhi rosa. […] Un diamante. (pag. 69)

Nei diamanti rosa la rabbia ardeva latente. (pag.70)

Due diamanti rosa lo ammaliavano ogni volta che li incrociava. (pag. 71)

Morwen lo fulminò con i suoi diamanti rosa […] (pag. 73)

Galadir catturò prepotentemente i suoi diamanti rosa, intrappolandola. (pag. 119)

Morwen lo inchiodò con lo sguardo e, catturando la sua attenzione con i diamanti rosa, gli trapassò il petto con il pugno. (pag. 137)

Aprì di scatto i suoi terrificanti diamanti rosa. (pag. 140)

Voleva guardarla [indovinate un po’ chi], sentire su di sé i suoi diamanti rosa. (pag. 154)

Fissava un punto vuoto nel cielo con i suoi diamanti rosa. (pag. 159)

Il Principe rimase per un attimo fermo a fissare la determinazione nei suoi diamanti rosa. (pag. 194)

Morwen la colpì con i suoi diamanti rosa. (pag. 225)

Originalità saltami addosso, come si usa dire: il risultato è che, dopo il diciottesimo “diamanti rosa” che ho incontrato (e non escludo di averne dimenticato qualcuno, in preda alla disperazione com’ero), la mia voglia di defenestrare il romanzo era insostenibile. Senza contare che, mentre leggevo degli ennesimi “diamanti rosa”, mi è venuto in mente un inquietante ritornello che ha caratterizzato la mia infanzia: vi dicono niente i “Rosa Elefanti” di Dumbo, il famoso cartone della Disney?

Son qua, son qua… i Rosa Diamanti già… tre per tre, eccoli marciano… Di qua… di là… i Rosa Diamanti van…

Be’, come nella canzoncina che ho riadattato per l’occasione, nel corso della lettura questi “rosa diamanti” sono diventato un incubo, una vera e propria ossessione – senza contare che tutti gli occhi di tutti i personaggi vengono prima o poi descritti come brillanti o paragonati a pietre preziose, il tutto all’insegna dell’originalità. E per chi si domandasse come mai nelle ultime 50 pagine non abbia incontrato nessun diamante rosa, mentre prima ce n’erano addirittura in tre pagine consecutive, la spiegazione è molto semplice: negli ultimi capitoli gli occhi della protagonista cambiano colore, da rosa a gialli, perciò niente più diamanti rosa… Peccato, però, perché mi ci stavo affezionando!

Ora però lasciamo da parte i diamanti… padron, gli occhi della protagonista e parliamo un po’ della sua personalità.
Come scrive l’autrice stessa in un’intervista,

Morwen è perfetta sotto tutti gli aspetti. È fatta per sedurre e uccidere anche con un semplice sguardo. Ogni suo gesto trasmette passione letale in chiunque la osservi. Non lascia mai nulla al caso e le sue movenze lente e sinuose trasudano non solo una sensualità senza pari, ma anche una sentenza di morte certa. È assurdamente perfetta, non mi stancherò mai di dirlo!

Questo basterebbe di per sé a classificarla tra le peggiori Mary Sue che esistano, ma purtroppo non finisce qui: a parte il fatto che a me Morwen è parsa tutt’altro che assurdamente perfetta (più di una volta dichiara di sentirsi molto debole, e soprattutto nel rapporto con Galadir il suo atteggiamento non è affatto quello dell'”essere perfetto”), ciò che ai miei occhi l’ha resa insopportabile è il sentirmi ripetere le sue cosiddette qualità ogni volta che si presenta l’occasione. Morwen è strabella, Morwen è splendidamente sensuale, Morwen è spaventosamente affascinante, Morwen è così, Morwen è cosà.
Considerando, poi, che nella maggior parte dei casi queste qualità vengono raccontate – con una marea di aggettivi e avverbi inutili, per giunta – la situazione si aggrava.

Quello che meno mi è piaciuto di Morwen, tuttavia, non è tanto la sua poca originalità, quanto l’insistenza con cui l’autrice ce la descrive come la creatura perfetta: se il suo intento era quello di creare un personaggio a cui è impossibile non affezionarsi, a mio parere, ha ottenuto l’effetto opposto. Non metto in dubbio che la nostra Morwen sia cattiva (anche se a volte il motivo per cui si comporti così non è chiaro), ma al contempo risulta fredda e tremendamente piatta: non mi ha trasmesso pressoché nulla, tranne una forte antipatia per il suo tentativo – fallito, a mio giudizio – di essere perfetta. Aveva, secondo me, tutte le potenzialità per diventare una ragazza davvero diabolica, di quelle sottilmente e spietatamente perfide proprio come piacciono a me… e invece, purtroppo, si è ridotta a una marionetta quasi priva di spessore che vuole incarnare l’ideale di perfezione dell’autrice ma non vi riesce. Per esempio, il personaggio di Mewar, un’altra “donna cattiva”, mi è sembrato già molto meglio.

E poi non dimentichiamoci di quanto si trova scritto nella bio di Chiara Cilli:

Il suo talento ha dato vita al personaggio di Morwen, dea affascinante oltre ogni mortale aspettativa, e l’ha resa indimenticabile, corredandola di tutte le qualità che appartengono alle ragazze della sua generazione, facendo così del suo primo romanzo anche uno spaccato di vizi e virtù degli adolescenti moderni.

Non sto a ripetere come la penso riguardo alla fastidiosa abitudine di certe case editrici di piazzare un bel commento – che, ovviamente, non può non risultare di parte – sui risvolti del libro, ma vi pare che questa descrizione combaci con quella dell’autrice? Cioè, la perfezione assoluta con cui viene dipinta Morwen è compatibile con “i vizi e le virtù delle adolescenti”? Non so voi, ma a me le due cose sembrano in netto contrasto.

Che dire della storia che si crea attorno a Morwen?
Be’, parto subito dicendo che non ho trovato traccia degli elementi del “fantasy fuori dal comune” di cui parlavano le recensioni pescate in rete o le stesse interviste all’autrice. Anzi: quel che ho trovato io è stata solo una trama che poteva essere carina ma che è stata infarcita di banalità fino alla nausea. Inoltre, i pochi tratti originali vengono inevitabilmente coperti da quelli già visti e rivisti, per non parlare dello squallore derivato già a partire dal riassunto: le dee belle in modo assurdo e spaventosamente potenti sono solo l’inizio.
L’unico passo che è riuscito ad appassionarmi, ovvero la scena finale, è stato interrotto sul più bello… e naturalmente bisognerà leggere non uno ma ben altri tre libri per conoscere come si conclude. Senza contare che la conclusione, in questo primo romanzo, è pressoché inesistente: un taglio netto e via, arrivederci – così come per un qualche altro migliaio di titoli – alla prossima puntata.
Vogliamo parlare, inoltre, dei nomi che sanno di già sentito (e che, a detta dell’autrice, hanno origine elfica… il che è interessante, dato che a Penthanweald non c’è traccia di elfi!) e spesso sono impronunciabili (anche se, per fortuna, alla fine del romanzo c’è un indice dei nomi che mi è stato molto utile per ricordarli)? E del mondo perfettamente rettangolare, con l’immancabile Terra Oscura, i due laghi collegati da un fiume, una città nel bel mezzo del deserto e quella cosa nell’angolo in alto a sinistra che non si capisce cosa sia?

Per quanto riguarda lo stile con cui è scritto Il risveglio del fuoco, le cose, ahimè, non migliorano.
C’è da dire che, prendendo in considerazione la grammatica e la sintassi, Chiara Cilli scrive bene: non ci sono periodi traballanti, trovate stilistiche strampalate, tanto che – a parte giusto un paio di refusi – questo è forse il primo punto veramente a favore, dato che per una volta la fondamentale figura del correttore di bozze non sembra scomparsa nel nulla.
Come si inizia a leggere, però, emerge l’altro lato della medaglia, che comprende, come già detto, valanghe di avverbi aggettivi che appesantiscono solo la frase, e soprattutto una gestione del punto di vista che fa acqua da tutte le parti: i PoV dei vari personaggi si alternano di continuo e senza criterio, e il peggio è che spesso questo comporta la confusione più totale. Nel secondo capitolo, per esempio, ho dovuto rileggere parecchi passi per capire a chi appartenevano certi pensieri, anche perché questi vengono riferiti tramite il corsivo: il fatto che la narrazione saltelli continuamente dalla testa di un personaggio all’altra non permette di comprendere chi è che sta pensando.
Questo, purtroppo, avviene dall’inizio alla fine del libro, tanto che dopo un po’ ho rinunciato a ricercare il “PoV perduto”… Però non è così che si fa, perché far finire il lettore in confusione è il modo giusto per fargli abbandonare il libro.

Altra cosa seccante sono gli immancabili infodump – non frequenti ma ugualmente fastidiosi -, l’uso delle maiuscole dove non sarebbero necessarie (il Cavallo Alato Nero, il Principe…) e anche le ovvietà come questa:

«NON SONO LA REGINA DEGLI INFERI!» urlò Morwen a squarciagola, alzandosi.

Intere frasi in maiuscolo a me personalmente non piacciono (il medesimo tono si può rendere in tanti modi, se lo scrittore è capace), ma che la nostra eroina urli a squarciagola addirittura una battuta in maiuscolo, che già di per sè significa “urlare”, mi sembra esagerato, non trovate? 🙂

Insomma, prima di iniziare Il risveglio del fuoco il mio timore era sempre il solito, ovvero di trovare una storia che poteva essere carina ma che è stata costruita male e scritta peggio, specialmente dopo aver letto qui e qui che

Il primo fantasy che ho letto è stato Eragon, e da lì sono partita in quarta con il mondo del fantastico. Poi ho scoperto Licia Troisi e ho iniziato a scrivere seguendo il suo stile per i primi tre libri.
A parte Licia Troisi, leggo ben poco. Non sono molti, del resto, gli autori fantasy che si appassionano ai libri degli altri.

… e la previsione si è rivelata quasi del tutto esatta.
Ciò non significa che sia un romanzo privo di pregi, anzi. Più che altro, però, aveva delle ottime potenzialità che, a mio parere, non sono state sfruttate a dovere, forse soprattutto a causa di uno stile pieno di ingenuità. Comunque sia, credo che mi spingerò a leggere almeno il secondo volume, perché confido che col passare del tempo Chiara Cilli non possa che migliorare, ma per il momento i fatti sono questi.

In sintesi…
Le potenzialità e alcune idee
originali c’erano…
… ma non sono state messe a frutto
pienamente.
Lo stile è corretto grammaticalmente
e sintatticamente…
… ma è anche pieno di ingenuità e di
difetti di vario tipo.
Il glossario è utile… … ma ricordare i nomi, spesso già
sentiti, è ugualmente difficile.
Morwen poteva essere una cattiva
eccezionale…
… e invece si è ridotta a una
marionetta senza spessore.
L’insistenza con cui viene descritta
la perfezione di Morwen la rende
un’insopportabile Mary Sue.
Trama banale.
Aggettivi e avverbi e inutili, spesso
raccontato al posto del mostrato.
I molti errori di PoV generano
confusione.
Copertina bruttina.
Cartina sciatta e poco realistica.
Nessuna vera conclusione.
I terribili Diamanti Rosa. Per 18 volte.

*        *        *

Una frase significativa…
Rimase immobile come una statua. Aveva lo sguardo fisso sugli alberi di fronte. Una leggera ma fredda brezza le mosse i neri capelli, come per suggerirle un’idea.
Con la coda dell’occhio, la donna si accertò che non vi fossero sguardi indiscreti. No, nessuno… gli uomini erano nei campi e le mogli erano in ccasa a cucinare e a badare ai figli.
Morwen si tolse il mantello, con movimenti sinuosi lo prese con tutte e due le mani e, compiendo una giravolta potente e veloce, lo lanciò in aria, verso la radura. Il mantello si aprì in tutta la sua ampiezza, creando sul terreno un’ombra molto grande. Morwen scattò in avanti, correndovi esattamente sotto. Arrivata ai margini del boschetto, afferrò al volo la mantella fosca e ci si avvolse, calandosi il cappuccio sul volto. Guardò il sole attraverso le fronde degli alberi e un sorrisetto le si disegnò sulle labbra perfette.


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49 Risposte

  1. gambero83 ha detto:

    “Il primo fantasy che ho letto è stato Eragon, e da lì sono partita in quarta con il mondo del fantastico. Poi ho scoperto Licia Troisi e ho iniziato a scrivere seguendo il suo stile per i primi tre libri.
    A parte Licia Troisi, leggo ben poco. Non sono molti, del resto, gli autori fantasy che si appassionano ai libri degli altri.”

    Ma cos’è?? Un tentativo di suicidio??

  2. profgemelli ha detto:

    A me ‘sti occhi rosa mi ricordano qualcosa… Dunque vediamo un po’… No, Liz Taylor ce li aveva viola, quella è un’altra cosa… Ah, ecco qui:

    Eppure c’era anche qualcos’altro… hum… Ah! Ecco:

  3. Ossimoro ha detto:

    Come sempre, ottima recensione! Ci credi Marta, non vedo l’ora che tu abbia finito la scuola,così potrai tornare a regime! 🙂
    Aspettiamo la rece della presunta bambina prodigio dei millemila incanti! 😀

    • topolinamarta ha detto:

      Haha, non vedo l’ora neanch’io! Poi un lato positivo del terremoto è che ci sta facendo rimandare le ultime verifiche, perciò ci sono ottime possibilità che non le facciamo proprio! xD
      Ah, ho tanti bei libri da leggere quest’estate che non ti immagini! 🙂

  4. Sergio ha detto:

    No comment; a parte il fatto che, se non sbaglio, sono i conigli albini ad avere gli occhi rosa (e non li trovo particolarmente affascinanti), francamente preferirei una fanciulla dagli occhi neri, grigi o castani. Anche celesti non sarebbe male, ma sarebbero troppo simili ai miei 🙂
    Ovviamente scherzo… e dai, diamoglielo un 6– a una esordiente che ha avuto la forza di scrivere ben 271 pagine… ed è solo all’inizio di una saga.
    Aiutoooooo…

  5. Lady Fuchsia ha detto:

    oddio, ha 20 anni? O.o dalla foto sul blog gliene avrei dati quaranta °-°
    (uhm, mi sa che guardo troppo “Ma come ti vesti?!” ultimamente :P)

  6. Lavoisier ha detto:

    Brava Marta!

  7. PaccoChica ha detto:

    “Non sono molti, del resto, gli autori fantasy che si appassionano ai libri degli altri.”

    Come scusa? O_O Ma anche la sua beniamina Licia Troisi si appassiona a libri scritti da altri e si comporta da fangirl ogni volta che incontra uno degli autori alle fiere! Con questa frase sembra che Chiara Cilli si sia montata un po’ la testa…

    • topolinamarta ha detto:

      Ma infatti, anche a me questa frase ha fatto alzare un sopracciglio, se non altro perché leggere è un requisito fondamentale per scrivere!

    • Chiara CIlli ha detto:

      Tengo a precisare – visto che non siete i primi che mi fanno notare questa frase – che non ho mai detto una cosa del genere. Chi mi ha intervistato per quel giornale ha davvero capito male, e non è stato così gentile da mandarmi la bozza dell’intervista per chiedermi se mi piaceva o se non mi piacevano alcuni punti.
      Io leggo tantissimo.
      Quello che ho detto all’intervistatrice è che da qualche anno a questa parte ho preferito letture differenti dal fantasy.
      Credetemi, la testa proprio non me la sono montata, anzi, sono tornata decisamente con i piedi per terra.
      Comunque, grazie mille per la recensione e per i consigli, Marta: prometto che migliorerò!

      • topolinamarta ha detto:

        Capisco. Me ne rimango zitta per educazione, ma per me chi combina di queste cose non dovrebbe essere degno di fare il giornalista.
        Se vuoi posso eliminare in un batter d’occhio quella parte di recensione, non farti problemi a chiedermelo 🙂

      • Chiara CIlli ha detto:

        No, no, tranquilla 🙂

      • Sergio ha detto:

        Secondo me questa precisazione di Chiara è molto importante perchè cambia completamente la prospettiva. E’ vergognoso quando dei “cosiddetti” giornalisti travisano e cambiano le cose. Tra l’altro trovo molto educata e corretta la risposta di Chiara alla recensione e questo mi fa veramente molto piacere. Brava Chiara!

        • topolinamarta ha detto:

          Sì, infatti, doppi complimenti a Chiara per sia per la maturità dimostrata (che non è affatto da tutti) sia per la pazienza… Io gliene avrei già dette quattro, a quel giornalista! XD

      • gambero83 ha detto:

        Ciao, Chiara. Se l’affermazione ti risulta falsa, è tuo diritto dire al “giornalista” di rimuoverla. Può capitare, a volte e in ambito giornalistico, avendo a che fare con interviste telefoniche o simili, di confondere qualche frase, quindi non farti scrupoli a dirglielo, non credo ti dica di no, sarebbe grave lo facesse.
        Facci sapere, così Marta lo toglie dall’articolo! 😉

      • Chiara CIlli ha detto:

        Be’, io non vorrei che qualcuno offendesse il mio pensiero, perciò rispetto totalmente quello degli altri 🙂 Tra l’altro, la recensione di Marta mi dà veramente molti punti su cui lavorare, quindi è molto utile, no?
        Per quanto riguarda l’intervista, non ho alcuna voglia di mettermi a discutere, perché sicuramente se ne uscirebbe dicendo che lei ha preso appunti parola per parola, quando so di averle detto solo che gli autori fantasy che ho letto sono stati Paolini e Troisi, e che in seguito ho virato su letture per adulti.
        Ormai è fatta, e tocca a me rimboccarmi le maniche per conquistare i lettori ;D

      • PaccoChica ha detto:

        Chiedo pardon, allora! Sappiamo purtroppo come sono i giornalisti, mettono quello che più gli fa comodo avere nei propri articoli 😛 Ma complimenti per l’educazione della risposta, Miss Chiara, non sono molte (purtroppo!) le scrittrici che non si arrabbiano se qualcuno dice qualcosa che non le aggrada 😀

      • gambero83 ha detto:

        Ripeto, è tuo diritto far togliere o modificare quello che secondo te non corrisponde a verità. Se invece ti scoccia creare questioni, allora è un’altra cosa 😉

  8. Sergio ha detto:

    Leggere Tolkien, o magari Terry Brooks o anche Ray Bradbury, no, eh?
    Ma chi è Licia Troisi? Uhm, mi devo informare, magari è bravissima, chissà? Comunque come si fa ad avere ambizioni letterarie se non si è appassionati lettori divoratori di libri? Magari, se si ha una buona penna e una bella fantasia si potrebbero scrivere favole per bambini (ammesso che i bambini di oggi leggano ancora le favole) 🙁

    • topolinamarta ha detto:

      Meglio che tu non la conosca, credimi! 🙂

      Ps: scusate per questo piccolo off topic, ma mi devo sfogare: caro terremoto, ti sono grata per avermi fatto saltare la verifica di mate… però adesso la potresti smettere, please?? =D

    • topolinamarta ha detto:

      E comunque, scrivere storie per bambini, secondo me, è ancora più difficile: tirare via non va bene comunque, ma nel caso dei bambini è sbagliatissimo, anche perché sono capaci di notare praticamente tutto.
      No, leggere è assolutamente necessario per chi vuole scrivere, non mi stancherò mai di ripeterlo! 🙂

  9. Crystal ha detto:

    oioioi….meno male che dalla recensione scaturiscono le tantissime differenze col mio…il fatto delle Dee mi aveva angosciato…comunque è un pò suicida il fatto di ammettere di leggere poco.

    • Crystal ha detto:

      scusate non avevo letto il commento dell’autrice…comunque io gli avrei scritto subito, un’affermazione del genere pesa sulla carriera, e tutto per un giornalista pigro?

  10. Lina ha detto:

    L’autrice ha vent’anni, ma mi sembrava una trentenne! =)
    Dovrò comprare un paio di occhiali! 🙂

  11. sgs ha detto:

    appunto, l’autrice ha vent’anni. christopher paolini, pubblicato da una grande casa editrice italiana, ha fatto altrettanti errori, a mio avviso. per curiosità ho comprato il primo volume, poi mi sono lasciata trascinare dal desiderio di capire come andava a finire e ho scorso il resto. sì, scorso, perchè la maggiorr parte delle pagine non meritava una vera lettura.poi anche secondo me la recensione di marta ha messo in luce alcune cose che andrebbero riviste, su altre invece non concordo. ma, si sa, il mondo è bello perchè è vario, no?
    consiglio, oltre ai già citati terry brooks e tolkien, pullman con la sua trilogia Queste oscure materie- La bussola d’oro, Il cannocchiale d’ambra e La lama sottile, ma anche La leggenda di Otori, di Hearn, anche se non è all’altezza di pullman

  12. Fr@ ha detto:

    Io avrei una cosa da dire riguardo al nome della protagonista..sono d’accordo con te, Marta, che un nome di origine elfica in un libro in cui non c’è traccia di elfi suscita un po’di perplessità comunque, al di là di questo: ho letto nell’intervista il punto in cui l’autrice dice di non essersi mai ispirata a Tolkien..beh Morwen è un nome Quenya o sbaglio?
    Comunque 10 e lode a Chiara per l’educazione con cui ha risposto, questo ci tengo a dirlo anch’io 🙂

  13. RobyGranger ha detto:

    Erano secoli che non passavo di qui, e questa è la prima recensione che rileggo da mesi! Che bello, Marta, hai migliorato questa giornata grigia 😛

    Dirò solo una cosa: da quando gli autori fantasy non si interessano ai libri degli altri, scusa? 0.o Mi state dicendo che questa ragazza, che ha la mia età, non ha mai letto IL SIGNORE DEGLI ANELLI? Usa l’elfico, e non ha mai letto il signore degli anelli? Che poi, anche il fatto che usi nomi tolkeniani, non dovrebbe essere illegale? Vabbe’, lo studio giurisprudenziale mi fa vedere illeciti ovunque XD

    • Sergio ha detto:

      Beh, per quanto mi riguarda io sono un tettore onnivoro e leggo di tutto, dal “giallo” alla fantascienza, alla fantasy (che non credo sia una lettura solo per bambini, visto che io ne ho 77), ai classici, contemporanei e non, e persino quelli, pesantucci degli autori. russi. Quindi, su questo punto, sono d’accordo con te. Quanto ai nomi, invece, elfici o gnomici che siano, non credo esista l’esclusiva, così come non esiste l’esclusiva per espressioni varie. Negli anni 50, stufo degli “in bocca al lupo” inventai l’espressione (volgaruccia, lo ammetto) tutt’ora usata di “in culo alla balena”. Se ne avessi avuto il Copyright a quest’ora sarei ricco! 🙂

  14. sgs ha detto:

    ho letto il libro di chiara cilli e trovo che marta sia andata giù pesante su parecchie cose. per non sbagliare mi sono riletta anche la sua recensione. ha ragione sugli aggettivi, sulle ripetizioni, sulla stucchevolezza di morwen. ma si è forse chiesta se fosse proprio la sua stucchevolezza a voler essere messa in mostra? se forse nei prossimi volumi ci sarà raccontata la ragione della sua ansia di perfezione? a mio avviso morwen è costretta dal suo ruolo ad essere così com’è e infatti ci riesce. è fondamentalmente antipatica: troppo bella, troppo ben fatta, troppo forte, troppo intelligente, troppo dotata. e questo è esattamente il suo personaggio. penso però che se la saga è composta da altri libri, forse anche il personaggio di morwen potrebbe cambiare, evolvere, come accade a un adolescente pieno di sé a diciassette anni che a venti è invece riuscito a empatizzare, scendendo al livello dell’ordinaria umanità e riconoscendo ai suoi simili almeno la capacità di pensiero razionale.
    a mia volta riconosco che insistere sui diamanti rosa sia piuttosto noioso e inutile, ma mi piace la gestione- o non gestione secondo marta- dei punti di vista con l’aiuto del corsivo a indicare i pensieri del personaggio. fa un po’ stream of consciousness senza pretese, e non mi ha creato disagi di sorta per capire a chi appartengano. tuttavia, per quel che vale, mi piace trovare tanta puntualità nella stesura di una recensione. non accade sempre

    • topolinamarta ha detto:

      Facciamo che quando leggerò i libri successivi, se dovessi riscontrare quello che hai detto tu, sarò ben felice di ammettere: “Ohibò, Chiara Cilli è riuscita a fregarmi! Non avrei mai detto che sarebbe finita così!” 🙂
      Intanto, però, l’impressione che ho avuto è questa, perciò non vedo perché dovrei pormi il dubbio sulle possibili pieghe che prenderà la storia. Insomma, il libro pubblicato è così e basta, posso solo fare ipotesi sui sequel, non di più 🙂
      Comunque, ciò che mi dà fastidio (non so se hai capito bene) non è il corsivo per riferire i pensieri, ma il fatto che questi pensieri appartengano a personaggi diversi e che il tutto sia separato da poche righe… In pratica il problema di questi cambi di PoV è che generano confusione, tutto qua 🙂

  15. profgemelli ha detto:

    Sergio, hai davvero inventato tu “in …. alla balena????” Ma dai!!! Stai scherzando? Non ci posso credere! Ma allora sei un vero mito vivente!!!!

    Mi domando se hai letto il racconto “Su un coccodrillo segreto” di R. A. Lafferty. Parla di quelli come te, che inventano i modi di dire. E’ un bellissimo racconto di fantascienza, anzi è molto al di là della fantascienza! Te lo raccomando. Ma che dico? Te lo raccomando? Se non lo hai ancora letto è semplicemente necessario che tu lo legga.

    • Sergio ha detto:

      Non sto scherzando, è la pura e semplice verità. Comprendo che possa stupire; non si riesce quasi mai a individuare chi inventa un modo di dire o anche una simpatica barzelletta di successo. Francamente, all’inizio mi sono divertito a cercare e trovare in rete molte persone che davano all’origine… della frase sulla balena le spiegazioni più assurde e strampalate, da connessioni con la balena di Giona a origini addirittura pervenute dalla Turchia, poi mi sono infastidito e ho deciso di confutarle su vari siti dicendo come realmente stanno le cose. Tra l’altro, sono francamente meravigliato e stupito che la sciocca e volgaruccia frase di un adolescente abbia preso piede e resista da oltre cinquant’anni! Non me lo sarei mai aspettato. Quanto al racconto di Lafferty confesso di non averlo letto, ma mi hai incuriosito e lo cercherò su BOL o in rete e, se lo trovo, lo comprerò. Comunque… grazie per il “mito vivente”, mi ha fatto piacere anche se non mi sento assolutamente tale. :-D.

  16. Sergio ha detto:

    Uhm non l’ho trovato da nessuna parte. Per caso è un racconto di Aloysius Lafferty contenuto in “Maestro del passato” (Cosmo-Serie argento)? Comunque sembra che abche questo sia fuori produzione,

  17. profgemelli ha detto:

    Io da qualche parte a casa dei miei o nel garage o in cantina devo avere questa raccolta: il meglio di Galaxy n. 3:

    http://www.fantascienza.com/catalogo/opere/NILF1045681/su-un-coccodrillo-segreto/

    In caso mi metterò a fare la caccia al tesoro e se lo ripesco (se non si è polverizzato) te lo fotocopierò…

    • Sergio ha detto:

      Ah sì, la favolosa Galaxy, molto meglio di Urania. Devo averne ancora molti numeri che però credo risalgano agli anni 60, quello che citi tu dovrebbe essere una ristampa posteriore. Comunque, appena ho tempo darò anch’io un’occhiata! XD

  18. profgemelli ha detto:

    Intanto il racconto di Lafferty l’ho trovato leggibile online in lingua originale. Ma prima o poi lo troverò anche in Italiano. Per chi ama leggere in inglese ed è incuriosito ecco il link:

    http://books.google.it/books?id=iCLjH0ujC_8C&printsec=frontcover&hl=it&source=gbs_ge_summary_r&cad=0#v=onepage&q&f=false

    Il link conduce allo scan della raccolta in cui il racconto “About a secret crocodile” fu originalmente pubblicato. Il racconto in questione è il primo del libro.

    Ok, lo ammetto, io appartengo a quella categoria di antipatici che qualunque cosa gli dici, immediatamente l’associano a un libro, per cui ti rispondono immancabilmente: “Hai letto ‘Così e cosà’ di Pinco Pallo?”. E non ti mollano finché o non lo leggi davvero anche tu o non dici: “Acidenti, si è fatto tardi, devo scappare…”

    • Sergio ha detto:

      Perchè “antipatici” Prof? Io trovo invece che sia un’ottima cosa e anche utile. Ho trovato il racconto sul link che hai segnalato, ma il mio inglese è troppo arrugginito per potermelo gustare come vorrei. Comunque, grazie!

  19. Mu ha detto:

    Una recensione interessante… ne stavo cercando una dopo essere capitata su un’intervista all’autrice che mi ha lasciato un filino-ino-ino perplessa, e che anche tu hai linkato. E’ il punto in cui dichiara:
    Morwen è nata dal mio desiderio di portare in primo piano un personaggio diverso dal solito, un’eroina tenebrosa, crudele e tremendamente affascinante, di ribaltare gli schemi e rendere omaggio a tutte le sfumature del lato oscuro che adoro
    E ancora in un’altra intervista:
    E’ un fantasy insolito, tutto ruota intorno a questa creatura malvagia e spietata (…) Morwen è crudele e combatte per se stessa, non per salvare il popolo di Penthànweald. Anche quando può non sembrare, lei agisce unicamente per sé.
    Ok, quindi abbiamo come protagonista un antieroe. Originale.
    Aspetta, e Conan dove lo mettiamo? E Gerald Tarrant? Solomon Kane? Dorian Gray, Dexter Morgan? Ci butterei dentro anche Dantes e Heatcliff.

  20. Florio ha detto:

    Bah, comunque Morwen è il nome di nua donna nel Silmarillion e anche se può essere tratta dai miti celti, a me pare ispirata a Tolkien…

  21. Robigna88 ha detto:

    Ciao a tutti 😀 sono nuova, sono capitata su Pensieri di inchiostro per caso e mi sono innamorata di ogni singolo post che sono riuscita a leggere (sono al lavoro quindi ho potuto dedicare all’esplorazione del sito poco tempo rispetto a quanto avrei voluto).
    Commento sotto questa recensione perchè è l’ultima che leggerò per stasera (devo staccare) e perchè voglio dirti, Marta, che ti adoro. Mi hai strappato un sorriso e anche un’emozione ad ogni recensione letta e per quanto “brutali” a volte, sono recensioni sincere e questo è da apprezzare.
    Ma, dopotutto, lo dici chiaro e tondo sin dall’inizio: se il sangue deve scorrere, scorrerà!
    Buona serata a te a tutti. A risentirci presto e, se avrai piacere, poichè a fine maggio pubblicherò il mio primo romanzo, te lo invierò per una recensione.

    Roby.

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