[Recensione] La luna nel fiume

Titolo: La luna nel fiume
Autore: Marzia Bosoni
Genere: racconti
Editore: Zona
Collana: Contemporanea
Pagine: 72
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo di copertina: €10,00
ISBN: 9788864382715
Formato:
brossura
Valutazione:  
Grazie all’autrice per aver inviato il libro in formato eBook.

   

RIASSUNTO – Sei storie di uomini e donne comuni che, inaspettatamente, si trovano coinvolti nella straordinarietà della vita. Gli eventi che li vedono protagonisti hanno il potere di cambiare la loro vita perché, in verità, cambiano il loro modo di percepire l’esistenza. Ogni racconto inizia con il nome del personaggio principale per comunicare un fatto molto semplice, ma essenziale: i protagonisti siamo noi, ognuno di noi.

L’AUTRICE  Marzia Bosoni, nata a Piacenza il 12 marzo 1973, vive a Ravenna con il suo compagno Alessandro e i suoi figli Sara, Simone e David. Ha lavorato per quindici anni come traduttrice e interprete. Attualmente porta avanti i suoi studi relativi alle proprietà delle piante e alle lingue antiche; scrive favole personalizzate e collabora con il liceo artistico di Ravenna per la realizzazione delle illustrazioni.
Ha pubblicato un libro di racconti brevi dal titolo “Una vita di carta” (Berti, 2002).

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RECENSIONE
di AlessandraV82

Inizio subito con il dire che questo libro è di una delicatezza assoluta. La prima cosa che colpisce, infatti, è la sensibilità con la quale vengono trattati temi e personaggi. Bisogna solo lasciarsi incantare da queste poche ma ricchissime pagine. La saggia autrice si chiede: “Come possiamo possedere quel magico riflesso della luna nel fiume?” E la risposta è: “Rinunciandovi”.
I due elementi principali sui quali ci si sofferma subito, anche solo dalla lettura del titolo, sono il fiume e la luna. Il fiume, che scorre così come la nostra vita; a volte lentamente e altre in modo impetuoso; a volte formando “mulinelli” che ci trascinano verso il basso e altre volte scorrendo via calmo e armonioso. Il fiume è quindi la rappresentazione della nostra vita: a volte cambia il proprio corso e in alcuni punti “ristagna” creando piccole insenature. La luna rappresenta la luce che si riflette nel fiume (nella nostra vita) e che la illumina. L’autrice chiarisce che non si tratta di simbologia lunare, ma di una semplice riflessione sulla vita. Questi due elementi si fondono l’uno con l’altro creando giochi di luci ed ombre.

Il libro si articola in sei racconti brevi i quali apparentemente trattano contenuti quasi ovvi, ma che ragionandoci, non sono poi così scontati. Parlano di storie realmente accadute, di piccoli “miracoli” che possono accadere a tutti noi, se solo imparassimo a coglierne i “segni”. Questa antologia di racconti è un ottimo esercizio di introspezione, che aiuta il lettore ad analizzare, con dolcezza, i propri desideri ed i propri sentimenti. La particolarità di ciascun racconto è data dal fatto che inizia con il nome del protagonista, per sottolineare che il vero protagonista del racconto potrebbe essere chiunque di noi.

Ogni giorno ci imbattiamo in decine di persone, ciascuna delle quali ci passa accanto senza lasciare un’impronta nel nostro cammino e nella nostra vita. Si tratta di una massa anonima, fatta di sguardi spenti e furtivi, che ti fanno capire di essere essenzialmente “solo” in mezzo alla gente. È basato su questo ossimoro il primo capitolo, intitolato “Milano-Vicenza”. Ciascuna persona che ci passa accanto ha una propria “maschera”, un proprio fardello di tristezze o gioie. Il protagonista di questo primo racconto è Luca, un ragazzo diciottenne, che percorre un breve viaggio in treno per raggiungere i suoi amici. Durante il viaggio, tra mille pensieri stimolati dal paesaggio circostante che scorre veloce dai finestrini, Luca rimane colpito da un tenero vecchietto, deriso da tutti i presenti per la sua goffaggine. Ma in quel volto Luca, grazie alla sensibilità tipica delle persone introverse come lui, riesce a vedere dell’altro. Riesce a distinguere delle rughe, frutto di una vita fatta di gioie e dolori, di lacrime e di sorrisi.

Il vecchio scende alla prima fermata, prima che Luca possa decidersi a parlargli, a fargli delle domande, a guardarlo negli occhi. La riflessione è semplice, ma complessa al tempo stesso. Spesso ci ritroviamo a pensare a qualcosa che vorremmo fare o dire, ma gli eventi ci scorrono davanti veloci come la luce, e spesso nel momento in cui vorremmo creare un contatto con una cosa o una persona, essa è svanita o si è allontanata troppo dai nostri occhi o dal nostro cuore. Il buon vecchio poeta latino Orazio la sapeva lunga in proposito “Carpe Diem” ovvero letteralmente “Cogli il giorno” o “Cogli l’attimo”. È questo che dovremmo fare, sempre, per evitare di non “cogliere” davvero le cose e per evitare di rimanere con l’amaro in bocca, con l’unica consolazione di poter riflettere sull’occasione perduta.

Il secondo capitolo, “Poche gocce d’acqua”, si apre con una frase di Quasimodo: «Ognuno sta solo sul cuor della Terra». In questo racconto ci si focalizza sulla condizione di solitudine, sul significato dei meccanici gesti quotidiani, sul rapporto con “l’altro”. Qui Marzia Bosoni si chiede (e ci chiede) «La nostra vita può diventare un deserto sterile?» Se non sappiamo cogliere nuovi significati nei soliti gesti certamente finiremo con il diventare delle macchine sterili e vuote.
Questa è la storia di Giulia, una 64enne, separata e lasciata sola anche dai figli ormai adulti e indaffarati. L’unica sua gioia è rappresentata dai nipotini, grazie ai quali ritrova il piacere di sorridere. Ma la solitudine sembra non abbandonarla mai; il tempo risulta essere infinito tra le quattro mura domestiche. Un giorno però accade qualcosa di insolito, di assolutamente straordinario. Delle strane gocce d’acqua “piovono” sul suo tavolo, e la porteranno a riflettere sulle sue sensazioni, cogliendo nuovi messaggi nelle cose più semplici, e riscoprendo finalmente nuove gioie nella sua vita.

Sara, una bimba di 6 anni, è la protagonista di “Due angeli”, il terzo capitolo. La piccola Sara ha un dono speciale: attira su di sé l’amore di tutti. È considerata infatti una “calamita d’amore”. La piccola ha dei fratellini, alcuni dei quali adottati a distanza. È una bimba serena, ma un ridicolo incidente rischia di trasformarsi in tragedia. Due angeli “a distanza”, con le loro preghiere, renderanno però possibile un miracolo.
L’autrice in questo racconto ci mette di fronte alla possibilità di credere ai miracoli. A volte, anche se la nostra mente razionalmente si rifiuta di crederci, i miracoli avvengono. Pensiamo al dono della vita. Questo è il primo dei miracoli. Quindi perché non credere che ne possano avvenire altri nel corso della vita?

“Il profumo di Dio” è il racconto contenuto nel quarto capitolo. Un profumo, ciò che cattura uno dei nostri sensi. Attraverso questi ultimi (vista, udito, olfatto, gusto e tatto) percepiamo il mondo. Non tutti però percepiamo il mondo allo stesso modo. Ciascuno di noi vive i vari avvenimenti in modo diverso, a seconda della propria sensibilità o del senso che abbiamo maggiormente sviluppato. E se uno di questi sensi venisse a mancare? Pensiamo ad esempio ad una persona cieca o sorda. Spesso diamo per scontato molte cose nella nostra vita: un volto, un colore, un suono. Sebbene la maggior parte di noi possa sfruttare i propri sensi per godere delle mille sfumature della nostra esistenza, la nostra vita può ritenersi più completa di quella di un cieco solo per il fatto che noi abbiamo la possibilità di “vedere”? In questo capitolo la protagonista, Laura, cieca fin da bambina, ci darà la risposta: attraverso i profumi e i suoni lei riesce a “sentire” molto di più di un vedente distratto o poco attento. Voi avete mai sentito il “profumo della serenità”? Laura sì.

Questo ci fa capire che ogni tanto dovremmo lasciar perdere solo per un momento il buon senso che a volte ruba spazio alle sensazioni, all’intuito, ai sentimenti, e a ciò che c’è veramente da agguantare a piene mani nella vita. È necessario riscoprire ciò che è invisibile agli occhi, facendo uno sforzo, un piccolo passo che ci possa rendere migliori, per riappropriarci di quella “luce” che è sempre stata dentro il nostro cuore, ma che di tanto in tanto diventa fioca.

Nel quinto capitolo “Un ponte tra due mondi” la riflessione si sposta sulla domanda “Chi siamo”, qual è la nostra vera natura? Non è corretto accontentarsi di una semplice “etichetta” fornita da un mondo commerciale e globalizzato, perché si rischia di non essere “completi”, rischiamo di non scoprire mai quale sia la nostra vera natura, finendo così per vivere solo “per sentito dire”.

Vivere senza conoscere noi stessi è come cercare di uscire bendati da un fitto bosco.

Mi è piaciuta moltissimo questa frase, che ci fa capire che per vivere davvero dobbiamo toglierci le “bende” che la società spesso ci impone o che a volte indossiamo da soli per paura di mostrarci (a noi stessi e/o agli altri) per quello che realmente siamo. Il primo scopo della nostra vita è quello di scoprire la nostra vera essenza, scavando in profondità, senza timori. L’autrice ci ricorda saggiamente che ciascuno di noi ha un dono, ed è un Dono con la D maiuscola: la vita. Solo prendendo coscienza di ciò potremo essere in comunione con noi stessi e tutto ciò che ci circonda. A 32 anni Chiara, protagonista del quinto capitolo, non ha ancora uno scopo. È sempre alla continua ricerca di qualcosa che la appaghi totalmente, che renda “piena” la sua vita. Gli affetti, una bella casa, un ottimo lavoro, degli hobby, una famiglia; cosa si può desiderare di più? Cosa le sta chiedendo quello spirito nascosto nella sua anima? Perché non riesce mai a essere sazio? Solo affrontando questa voce interiore è possibile giungere ad una soluzione.

L’autrice non ha la presunzione di insegnarci nulla, ma ci espone solamente un mondo attraverso il quale possiamo guardare dentro noi stessi. Nel sesto e ultimo capitolo, “L’ultimo segno”, troviamo pochi e semplici elementi: un treno, le feste di Natale e Miriam la quale con la gioia nel cuore non vede l’ora di riabbracciare la sua amica più cara. Miriam ha una sua idea di religione, che è qualcosa di intimo e riservato, che le permette di continuare a cercare Dio tra le mille strade ancora da percorrere. Miriam parla con Dio, il suo Dio, e l’unica cosa di cui ha realmente bisogno è di conoscere la verità, sapere se realmente esiste un Dio. Cerca un segno, una prova tangibile della sua esistenza. Questo segno arriverà per Miriam? Riuscirà a ottenere le risposte che tanto desiderava?

Leggendo questa antologia di racconti non si può far altro che fermarsi, fare uno sforzo per riuscire a entrare in contatto con la propria coscienza e porsi delle domande (che in fin dei conti le persone più profonde e sensibili si pongono tutti i giorni). Ma riusciamo sempre a metterci in quella posizione di gratitudine nei confronti della vita? Non sempre abbiamo il coraggio di aprirci al mondo. Marzia Bosoni ci ricorda che serve coraggio e ottimismo, anche se gli eventi non sempre ci permettono di aprire il nostro cuore e la nostra mente. Ci si rende conto che il “grigio” intorno a noi ha pervaso le nostre membra e offusca la nostra capacità di giudizio e di scelta. Una scelta, sì, dobbiamo e possiamo certamente scegliere. Dobbiamo scegliere di apprezzare tutto ciò che avviene intorno a noi, vivere con passione, esplorare, sviluppare elasticità e saggezza. Dobbiamo dialogare con noi stessi e scoprire, ascoltare, riflettere, amare, sbagliare e ricominciare. È questa la nostra ricchezza: il poter coniugare il cuore con la mente e far sì che la nostra luna, bella, grande e luminosa, possa riflettersi nel fiume ancora ed ancora. A volte remando freneticamente e altre volte lasciandoci cullare con dolcezza da tante piccole onde.
Ciascuno di noi può facilmente ritrovarsi nei personaggi di questi racconti, i quali non sono altro che scorci di vita vissuta, attimi di vita quotidiana. Sono personaggi dolci, ma forti, tenaci, che non si danno per vinti, ma che continuano a “scavare”, a cercare, a riflettere.

Il racconto che mi ha più colpito e commosso è “Un ponte tra due mondi”, una storia carica di emozioni. Mi sono riconosciuta in alcuni tratti della protagonista: la voglia di dare sempre il massimo, l’instancabile ricerca della perfezione, ed un sorriso di speranza verso il futuro.
L’essere umano è per natura curioso. Vogliamo sempre trovare delle risposte a tutto ciò che ci accade. Ma non sempre abbiamo il tempo di fermarci a riflettere.

Questo libro è ricco e dolce (mi viene da dire, come un cesto pieno di ciliegie): è ricco di pensieri, di fiducia, di vita. I racconti seppur brevi, sono autoconclusivi, toccanti e soprattutto densissimi di significato.
La narrazione è scorrevole, e sapientemente gestita dalla Bosoni. Il linguaggio è attento e ricercato, così come la punteggiatura che scandisce correttamente i tempi e i pensieri dei personaggi.
Alcune illustrazioni poi completano il volume, dando un tocco ancora più originale al libro. Queste bellissime immagini, che troviamo all’inizio di ciascun capitolo, sono frutto del lavoro artistico di alcune studentesse di un Liceo di Ravenna.

Questo libro è da leggere e da rileggere; da tenere a portata di mano ogniqualvolta sentiamo la necessità di “risvegliare” il nostro animo “ingrigito” e stanco dalle superficialità quotidiane. È ricco di messaggi di vita e di spunti per la propria crescita. Credo sia anche un ottimo manuale da consultazione per recuperare frasi e parole che dovremmo utilizzare maggiormente nelle nostre vite: percezione, empatia, sensibilità.
Come tutti sappiamo, non ci è dato conoscere il futuro, ed è per questo che è estremamente importante concentrare le proprie forze sul presente. È anche un gesto di responsabilità verso noi stessi. Vivere intensamente, “vedere” veramente ciò che ci circonda, abbracciare la vita con umiltà e serenità, è probabilmente questo che fa sì che la luce della luna possa finalmente brillare e illuminare il corso del nostro “fiume”.

Ho riflettuto a lungo per cercare di trovare qualche difetto in questo libro, ma non ne ho trovati. Forse l’unico neo che ho trovato è che questi racconti ti coinvolgono, ti catturano e finiscono subito, si leggono tutti d’un fiato, e ne vorresti altri; ma infine ci si rende conto che sono sufficienti come punto di partenza per una seria riflessione su noi stessi.
Marzia Bosoni, con la sua maturità letteraria, ci offre in questo libro le basi, uno stimolo per lavorare su noi stessi, per scavare a fondo nel nostro cuore, e fa sì che le corde del nostro cuore vengano scosse. E quando queste si toccano non si può far altro che fermarsi e ascoltarne la melodia.

In sintesi…
Simbolismo che fa riflettere. Racconti che finiscono subito.
Padronanza del linguaggio.
Abilità di incidere ritratti e attimi
di vita vissuta.
Estrema sensibilità, racconti per chi
ancora è capace di emozionarsi
con poco.
Belle illustrazioni che corredano
il libro.

*        *       *

Una frase significativa…
«Io so vedere la bellezza nei dettagli, la completezza nei frammenti, ma questo dono non mi serve a nulla se non rivelo agli altri dove ho visto tale bellezza e tale armonia. Se non rivelo agli altri il loro mondo sconosciuto, se ne resto l’unica testimone. Questo è il ponte! La mia arte! I miei lavori saranno i mattoni del ponte, le sponde sono le nostre verità perfette». (dal racconto “Un ponte tra due mondi”)«Per la prima volta in vita sua guardava il cielo e sentiva nascere una domanda che le provocava un dolore indicibile: “Ci sei?” […] Non aveva fretta di ricevere il segno perché sapeva che, se mai fosse venuto, l’avrebbe fatto in maniera inequivocabile». (dal racconto “L’ultimo segno”)

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2 Risposte

  1. agnese bollani ha detto:

    Superba recensione, tutta meritata!Racconti che vedono lo straordinario nella quotidianità…

  1. febbraio 15, 2013

    […] favole personalizzate. Le sue precedenti pubblicazioni sono Una vita di carta (Berti, 2002) e La luna nel fiume (Zona, […]

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