[Recensione] Il sigillo di Aniox

Ricordate di quando, un paio di mesi fa, ho pubblicato la segnalazione del libro d’esordio di Chiara de Martin? Be’, grazie alla catena di lettura iniziata dall’autrice, in questi giorni sono riuscita finalmente a metterci le mie avide zampine… e ora eccomi qua a parlarvene 🙂

Front-Cover-Il-Sigillo-di-Aniox1Titolo: Il sigillo di Aniox
Sottotitolo: Ritorno alle origini (# 1/3)
Autore: Chiara De Martin
Tags: fantasy classico, universi paralleli, destino, guerra, magia
Editore: Piazza
Pagine: 525
Anno di pubblicazione: 2012
Prezzo: €15,00
ISBN: 9788863410730
Formato: brossura
Copertina: Laura Munaretto
Valutazione:

Grazie all’autrice per aver messo il libro in catena di lettura.

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RIASSUNTO – La vita di Rut viene sconvolta la notte del suo quattordicesimo compleanno, quando, durante la sua festa, degli sconosciuti fanno irruzione in casa sua con l’intento di catturarla. Da quel momento, la sua vita non potrà più essere la stessa. Accompagnata da Jack, suo amico e protettore, e dalle Sorelle della Luna, Rut ritornerà ad Aniox, uno dei Ventiquattro Regni, tra le braccia dei suoi genitori naturali. Fin da subito, però, l’ombra di una guerra contro il Destinato, giovane mago intenzionato a conquistare il suo Regno, oscurerà la felicità delle sue giornate, assieme alle parole di amore e morte di un’indovina e alla misteriosa attrazione che Rut sente verso le montagne che occupano il suo orizzonte, legate ad un’antica leggenda di paura e magia. E mentre il Destinato e il suo generale Philibert si faranno sempre più vicini, portando con loro la minaccia di uno scontro armato, una figura mascherata, chiamata La Lince, lotta per mantenere la pace e Rut deve fare anche i conti con i battiti sempre più forti del suo cuore.

419727_498448276865001_1392589210_nL’AUTRICE – Chiara De Martin è nata nel 1995 a San Pietro di Feletto (TV), dove frequenta il liceo scientifico e vive con la sua famiglia, quattro gatti, un cane di nome Ercole, un pesce e due canarini. Ama da sempre leggere, con una passione particolare per il genere fantasy, e quando ha iniziato a scrivere, a 13 anni, non si è più fermata: Il sigillo di Aniox, pubblicato da Piazza Editore, è il suo romanzo d’esordio, nonché primo volume di una trilogia che aspetta solo di essere pubblicata.

*       *       *

RECENSIONE

Comincio il mio commento con un semplice fatto: leggendo Il sigillo di Aniox è piuttosto chiaro quanto l’autrice sia giovane. Certo, può sembrare divertente che a dirlo sia una sua perfetta coetanea, ma l’impressione che ho avuto è stata proprio questa. Ciò, naturalmente, non è di per sé un male: nel caso di Chiara De Martin e del suo romanzo fantasy, trovo che questo fatto abbia comportato la presenza di alcuni difetti, ma che per fortuna sono quasi del tutto compensati dai pregi. Continuate a leggere, se volete scoprirli anche voi.

L’esempio più manifesto, a mio parere, è lo stile: da una parte la narrazione scorre che è una meraviglia, si lascia leggere facilmente e suona assai liscia, piacevole, priva di fronzoli; dall’altra, però, in alcuni passi l’ho trovata un po’ troppo semplice, con un lessico elementare e quasi nessuna particolarità che gli regalasse un po’ di vivacità e dinamismo. Insomma, mi è parso uno stile piuttosto anonimo: corretto sì, ma di una tonalità tutto sommato grigia, come se gli mancasse una qualche pennellata di colore.

A parte questa esposizione non proprio brillante – che comunque può benissimo prescindere dai gusti -, però, mi sono imbattuta qua e là di alcuni buchi più o meno grandi che invece, ahimè, vanno oltre le preferenze personali.
Mi riferisco, per esempio, al nostro amico PoV, che durante la lettura ha assunto nella mia testa le fattezze di un grillo, da tante volte l’ho beccato a saltellare da un personaggio al successivo, creando talvolta delle situazioni poco piacevoli.
Il punto di vista ballerino del Sigillo di Aniox, infatti, non si limita a essere fastidioso (ritrovandomi di punto in bianco nei pensieri di Jack quando mi ero appena abituata a stare in quelli di Rut, per dire, ho rischiato più volte di finire in confusione), ma ha anche la cattiva abitudine di spifferare a destra e a manca tutta una serie di informazioni che, se il lettore le avesse ricevuto un po’ più tardi, avrebbero senz’altro garantito molta suspense in più.

Dite ciao al simpatico Punto di Vista del Sigillo di Aniox! 🙂

Fin dalle prime pagine, ad esempio, i PoV di Rut e di Jack si alternano di continuo.

– Oggi sei tu la festeggiata. Cosa preferisci?
La ragazza ci pensò su un attimo: se andiamo per il prato siamo più sicuri. Però se qualcuno mi vedesse insieme a Jack potrebbe fraintendere e davvero non è il caso che succeda. Se invece prendiamo il sentiero che attraversa il bosco, non ci vedrà nessuno. […] Ci fu un attimo di silenzio, durante il quale Jack, evitando di farsi notare, sbirciò più volte la sua compagna di sottecchi, fissando alternativamente lei e le proprie mani, strette attorno alle redini. Se glielo dico, violerò il patto fatto con Jeorge e Anny… Ma lei ha il diritto di sapere. Preso un profondo respiro, il giovane si risolvette ad aprir bocca. (pag. 10-11)

Insomma, in poche parole il narratore approfitta della sua onniscienza per metterci al corrente di tutto quello che pensa ogni singolo personaggio, anche all’interno della stessa scena. Nel passo dell’attacco a Villa Leens, il punto di vista fa addirittura la rassegna di almeno quattro personaggi diversi.
Il risultato, come accennavo prima, è che la suspense va a farsi friggere ogni volta, perché qualsiasi cosa venga tenuta segreta alla protagonista – per esempio riguardo alle sue origini… che comunque non è difficile immaginare – o ad altri, questa verrà immancabilmente spiattellata al lettore due righe dopo.
Come ulteriore punto a svantaggio, in parecchie occasioni i pensieri non vengono neanche messi in corsivo (già nella citazione che ho messo, il secondo corsivo l’ho inserito io per chiarezza, ma non era presente nel testo), il che ovviamente non giova alla loro chiarezza.

carillon12Come se non bastasse, grazie alla suddetta “tattica” non accade di rado che la giovane Rut ci faccia la figura della stupida.
Tanto per citarne una, è fin troppo chiaro che Jack le vada dietro, neanche tanto di nascosto… eppure la ragazza impiega non meno di duecento pagine per rendersene conto, quando ormai anche la sua gatta l’aveva capito da tempo. Stessa cosa per la verità sulla sua nascità e tutto il resto: anche quando ormai è già chiaro come il sole, il quel frangente Rut ha appena iniziato a sospettare qualcosa.
Ciò non toglie che la ragazza sia risultata simpatica e con uno spessore psicologico abbastanza ben sviluppato, nonostante la sua, diciamo, scarsa perspicacia: a tratti ho percepito un vago sentore che sapeva di self-inserction dell’autrice, ma dato che non ho trovato prove a riguardo molto probabilmente si tratta solo di un’impressione. Non è affatto la classica eroina piagnucolosa, nonché idolatrata e coccolata dal mondo intero, che in un batter d’occhi si trasforma in una spadaccina provetta, e tanto mi è bastato: promossa senza rimpianti.

Rimane pur sempre vittima di qualche cliché, come del resto l’intero romanzo, ma non mi è parso di trovarne nessuno particolarmente grave: ok, ci sono i prescelti e il destino, ci sono l’antica guerra e i malvagi antagonisti che non si accontentano mai del potere, ci sono la guerriera mascherata e l’indovina… però niente allarmi rossi, anche perché le idee innovative ci sono (tipo la Polvere del Dominio, trovata a mio giudizio molto interessante). In definitiva, trovo che la storia sia molto carina nella sua semplicità, piuttosto classica ma senza mai scadere nelle scopiazzature: me la sono proprio gustata, dunque.

L’unica parte in cui il coinvolgimento si è un pelo abbassato è stata quella centrale. Forse perché si verificano fatti non troppo importanti; forse perché viene introdotto un numero consistente di nuovi personaggi; forse perché viene dedicato largo spazio ai pensieri e alle sensazioni di Rut. Fattosta che la storia ha perso un poco di vigore rispetto all’inizio, anche se poi ha ampliamente recuperato durante la parte finale. L’unico neo è che quest’ultima rimane parecchio in sospeso… forse un po’ troppo.

Ci sono altri punti in cui lo stile ha perso qualche colpo, in particolare nelle descrizioni. Ad esempio, all’inizio troviamo scritto:

Rut Leens, lisci capelli blu che le arrivavano appena sotto il mento, occhi del colore del cielo, alta e dal fisico asciutto, stava ammirando da una manciata di minuti le magnifiche tinte del cielo […]. (pag. 7)

Voltandosi, vide arrivare Jack, sorridente mentre la raggiungeva. Di un anno più grande di lei, aveva capelli biondi come il grano e occhi blu sorprendentemente profondi, che spiccavano su un viso dai tratti forti e decisi, ma non duri. (pag. 8)

… così, di punto in bianco, come se il narratore avesse smania di elencarci le caratteristiche fisiche dei protagonisti “ora o mai più” (mentre ci sarebbero state tante altre occasioni, che oltretutto avrebbero evitato l’effetto “lista della spesa”).
O ancora, a pagina 197:

Tra raggi lucenti e scoppiettanti scintille, nelle mani della giovane comparve una custodia egregiamente decorata.

Nessuno lo mette in dubbio, ci mancherebbe, ma io personalmente avrei preferito che mi venisse mostrata, e che quindi spettasse a me il diritto di giudicarla bella o brutta.

Un’ultima piccola nota stonata è la seguente: le caratteristiche dell’ambienta-
zione
, per come è sembrato a me, risultano piuttosto confuse. Non si capisce, ad esempio, se il mondo in cui vive Rut corrisponde al nostro oppure no: certo, vengono nominati telefoni, aeroporti e musica classica, eppure la protagonista ha i capelli blu e non viene fatto cenno a questa stranezza. Dall’altra parte, però, nel mondo dei Ventiquattro Regni troviamo ninja armati di pistole e katana, si parla di chiese e di messe e si incontrano nomi in inglese (le Moon’s Sisters). Anche riguardo ai nomi propri c’è confusione: è presente un miscuglio di nomi biblici (Rut) e “da fantasy” (Rilex, Aniox), di italiani (Massimo) e di anglofoni (Philibert, Jack), e altri ancora.
Ovviamente c’è la possibilità che l’autrice chiarisca il tutto nei prossimi capitoli della storia, ma una maggior chiarezza non sarebbe stata male già a partire dal primo.

Insomma, un libro che viaggia in sostanza sul 50 e 50: si incontrano sia idee interessanti, sia alcune ingenuità stilistiche. Ad ogni modo, non sarei sincera se non dicessi che, secondo me, Chiara De Martin è già sulla buona strada: deve ancora migliorare delle cose, ma dato che è così giovane fa sicuramente in tempo! 🙂

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In sintesi…
Narrazione liscia e lineare, piace-
vole da leggere.
Spesso troppo semplice, lessico elemen-
tare, piuttosto “grigio” e privo di colore.
Personaggi con un buono spesso-
re psicologico.
PoV ballerino che spesso saltella troppo
e rovina la suspense.
Trama semplice ma interessante. Presenza di alcuni cliché non gravi.
Alcune idee carine e originali. Descrizioni, raccontato e piccoli refusi.
Poca chiarezza sull’ambientazione.

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Una frase significativa…
La ragazza rimase indietro e riflettere su quanto aveva appena appreso. Guardò le tende dei ninja e, preoccupata dal fatto che potessero tornare da un momento all’altro, si allontanò in una direzione opposta a quella che aveva preso il ragazzo. Dopo essersi fatta strada tra l’intrico di alberi, si ritrovò in uno spiazzo d’erba rigoglioso pieno di fiori. Preda di un’improvvisa malinconia e nostalgia per la vita che aveva perduto, si inginocchiò tra il tappeto profumato e cominciò a raccogliere le corolle in un mazzo. Se ne infilò qualcuna tra i capelli mentre ne assaporava l’aroma. Un raggio di sole la illuminò, facendo brillare il fermaglio di mille riflessi. In quel momento sentì che nonostante tutto quello che era successo, non tutto era perduto. Philibert non era riuscito ad ingannarla e a portarla via e una volta tornata tra le braccia dei suoi genitori naturali non avrebbe più dovuto avere paura di nulla.
Prese il suo carillon dalla borsetta e se lo strinse forte al cuore: era felice di averlo tenuto sempre con sé durante la festa di compleanno, altrimenti non avrebbe più avuto alcun ricordo materiale di Clara in quella che sarebbe divenuta la sua nuova casa. 

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3 Risposte

  1. Chiara ha detto:

    Intendi self-insertion o author surrogate?

  1. aprile 3, 2013

    […] Insomma, un libro che viaggia in sostanza sul 50 e 50: si incontrano sia idee interessanti, sia alcune ingenuità stilistiche. Ad ogni modo, non sarei sincera se non dicessi che, secondo me, Chiara De Martin è già sulla buona strada: deve ancora migliorare delle cose, ma dato che è così giovane fa sicuramente in tempo! (Recensione completa qui.) […]

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