Letture di giugno 2013

Primi giorni di lavoro come baby sitter: alcuni bambini già da rinchiudere, altri semplicemente adorabili… ma del resto il mondo è bello perché è vario, non trovate? L’impegno richiesto è tanto, perciò non c’è niente di più bello, a fine turno, di sdraiarsi all’ombra e leggere un po’ in un prato stupendo… invidiatemi pure 🙂 Intanto, come sempre, ecco a voi le letture di giugno!

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> Il cavaliere senza destino, M.S. Calabrese (390 pp.- inviato dall’autore) 1,5

Oggi parleremo di un romanzo che mi ha dato parecchio filo da torcere, principalmente perché non credo di essere mai riuscita a leggere due pagine di fila senza sentire il bisogno di annotare qualcosa… e in gran parte non si trattava di note positive, ahimè.
Il riassunto sul retro di copertina, vi dirò, aveva stuzzicato non poco la mia curiosità: un mondo fantasy in cui convivano magia e tecnologia, a patto che sia coerente e ben strutturato, può rivelarsi un background davvero intrigante e originale. Quello che mi sono ritrovata cominciando a leggere il libro, però, non ha affatto appagato le mie aspettative, in particolare per le incongruenze in cui mi sono imbattuta.
Riguardo poi allo stile le cose non migliorano: già nella prima pagina compaiono frasi parecchio sconnesse, segni d’interpunzione che sembrano piazzati a caso, refusi, “d” eufoniche, salti di PoV e tanto altro.
La sensazione che mi ha trasmesso è stata la seguente: alla base di questo libro ci sono senz’altro tanta passione per la storia e le lingue antiche, oltre che delle idee interessanti e molta buona volontà, ma a mio giudizio non sono bastate per creare un libro che raggiungesse la sufficienza.
(Recensione completa qui.)

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> Moll Flanders, Daniel Defoe (385 pp. – preso in biblioteca)

Ho letto alcune parti di questo romanzo in lingua originale, su suggerimento della mia prof d’inglese, poi ho deciso di leggere l’opera completa in italiano. Prima ne avevo solo sentito parlare, ma devo dire che ne è valsa la pena: in certi punti il ritmo è davvero un po’ lento e assai riflessivo, ma non l’ho mai trovato noioso… forse perché non è possibile annoiarsi a fianco di una donna in gamba come Moll.
Probabilmente è meno famosa del suo “fratello” Robinson Crusoe, tuttavia merita sicuramente di essere letta. Ecco perché anch’io lo consiglio a tutti.

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> , Roald Dahl (61 pp. – preso in biblioteca) 5,0

Due racconti deliziosi da uno dei migliori scrittori di sempre (secondo me) che hanno come protagonisti due avidi personaggi che hanno a che fare col mondo dei libri. Nel primo, un libraio e la sua segretaria-amante fanno affari d’oro grazie a un’idea grottesca ma geniale; nel secondo, uno scrittore rifiutato da riviste e case editrici progetta una macchina che sforna best-seller in automatico, monopolizzando ben presto il mercato editoriale. Probabilmente si tratta di due frecciatine al mondo contemporeaneo, così bene amalgamate da risultare davvero spassose. Da non perdere!

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> Angel Inside, Angela Tambaro (233 pp. – eBook inviato dall’autrice) 4,5

Un libro che non mi è piaciuto granché, forse perché è riuscito a trasmettermi davvero poco. Sarà che si tratta di un romanzo prevalentemente riflessivo: è la stessa protagonista, infatti, che confida con noi i suoi pensieri, le sue preoccupazioni e insicurezze, il tutto in prima persona. Devo dire che le idee utilizzate dall’autrice possedevano senz’altro un ottimo potenziale… però non posso nascondere di averlo trovato non poco soporifero, specialmente nella parte centrale: alla fine migliora, per fortuna, e non mancano alcuni colpi di scena che ravvivano l’attenzione; tuttavia mi ha lasciata alquanto indifferente, a dispetto delle numerose emozioni che permeano le pagine.
Per quanto riguarda lo stile, ho notato soprattutto parecchie frasi sconnesse con molte virgole fuori posto: questo ha reso la lettura un po’ fastidiosa, ma a parte questo non mi pare di aver evidenziato particolari difetti. Peccato, sarà per un’altra volta.

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> Eroi di ere perdute, Postremo Vate (212 pp. – preso in biblioteca) 1,5

Confesso di aver scelto questo libro dopo essere stata incuriosita dalla copertina – che ad oggi è una delle più orrende che mi sia mai capitato di vedere (purtroppo così piccola non rende l’idea) – ma fiduciosa nel riassunto di copertina: una serie di racconti di carattere fantastico ma ambientati in diverse epoche storiche, dopotutto, poteva essere un’idea buona… e in effetti Eroi di ere perdute ha confermato in pieno tutte le impressioni preventive: l’idea dei racconti fanta-storici è effettivamente buona e sviluppata in modo interessante. Stendiamo un velo, invece, sullo stile, perché in poco più di 200 pagine sono concentrati praticamente tutti i possibili errori che uno scrittore esordiente (di fantasy e non) possa commettere: infodump a ogni pagina, show don’t tell inesistente, salti di PoV, e soprattutto una montagna di aggettivi e avverbi. Non sto scherzando: non c’è un sostantivo che non sia in coppia con un attributo, e il risultato sono cose come l’orrenda conformazione, il fetore davvero nauseabondo, il mostro orrendo o la bocca spaventosamente enorme.
(Come mai non mi stupisce affatto sapere chi ha curato la grafica e l’editing?)

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> Atlantis – Il sangue del lupo, Roberta Usai (480 pp. – libro inviato dall’autrice)

Ne La maledizione del centauro, seppure mi fosse piaciuto molto, ricordo  di avere incontrato alcuni passi che non mi avevano convinto del tutto. In particolare un aspetto da migliorare era la smania del narratore di comunicarci più cose possibile già a partire dai primi capitoli: il risultato erano descrizioni raccontate e, almeno in apparenza, un numero abbastanza importante di informazioni non utili ai fini della storia tutte concentrate nelle prime cinquanta pagine. Ne Il sangue del lupo, invece, questo concentrato di descrizioni al limite della noia non è per nulla presente.
Insomma, trovo che i miglioramenti siano visibili sotto gran parte degli aspetti; tuttavia sono sicura che nel terzo romanzo l’autrice saprà fare ancora di meglio, riuscendo a sistemare alla perfezione anche quel poco che non funziona ancora… e a risolvere tutte le questioni rimaste aperte, naturalmente. L’unico difetto – se così vogliamo chiamarlo – de Il sangue del lupo, infatti, sono le molte domande lasciate in sospeso.
A questo punto arrivederci, spero il prima possibile, al terzo e ultimo libro della saga!
(Recensione completa qui.)

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> L’ombra della morte, Simone Lari (382 pp. – eBook inviato dall’autore)

Siamo al secondo capitolo della trilogia La chiamata del destino, e dopo il primo romanzo letto alcuni mesi fa, ovvero La Nemesi dei Mondi, rieccomi qui a parlare di una serie che si annunciava davvero promettente… e le mie aspettative sono state ripagate, perché l’autore ha saputo fare tesoro delle critiche che il precedente libro aveva sollevato (per esempio riguardo alle descrizioni frettolose e ad altri difetti stilistici, e soprattutto alla trama a tratti scontata, cosa dovuta probabilmente all’ispirazione ai giochi di ruolo) ed è riuscito a migliorare guadagnandosi diversi punti a favore: la storia ora scorre meglio e appare meglio strutturata; i residui di stereotipi del primo volume appaiono meglio amalgamati nell’insieme, tanto da passare quasi inosservati. Trovo che sia migliorata anche la caratterizzazione dei personaggi, seppure ne L’ombra della morte siano in gran parte nuovi. Tuttavia è possibile fare ancora di meglio, secondo me, e sono certa che con l’ultimo volume della saga, Il Ritorno del Cavaliere Arcano, Simone Lari saprà stupirci ancora di più.

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> Uno splendido disastro, Jamie McGuire (335 pp. – letto in eBook) 

È risaputo che io e i libri best-seller non andiamo d’accordo, però in questo caso credo proprio che abbiamo superato il limite: l’estate scorsa mi lamentavo di quanto fosse scritto male Cinquanta sfumature di grigio, e ancora prima di quante banalità contenessero i “libri” di Federico Moccia: incredibile ma vero, per quanto mi riguarda, Uno splendido disastro è persino peggio di questi due titoli messi insieme.
Riguardo alla totale insensatezza della trama e delle vicende che la compongono mi pare sia già stato detto molto, quindi mi limiterò a ripetere l’indispensabile, e per farlo ho scelto un breve scambio di battute che descrive l’intero libro:

– Respingerlo significa solo peggiorare le cose. Non è abituato ai rifiuti. [America] – E cosa dovrei fare? Andare a letto con lui? [Abby] America scrollò le spalle. – Risparmieresti tempo.

Ma dico, stiamo scherzando? Ditemi che non è vero che qualsiasi ragazza (a sentire le lettrici che adorano ‘sta roba) vorrebbe avere al suo fianco un pervertito del genere, o potrei seriamente preoccuparmi.
Ad ogni modo non sto scrivendo questo commento per fare della morale: del resto secondo il politically correct i gusti sono gusti e non si discute.
Però, storia d’amore a parte, mi chiedo davvero come si possa apprezzare un libro con dei personaggi dallo spessore psicologico di una sottiletta, con una valanga di dialoghi artificiosi e senza uno straccio di descrizione, il tutto condito con i peggiori cliché stilistici che ci si possa immaginare (tipo gli “addominali scolpiti”). Anzi, meglio che non me lo chieda neppure: so che la risposta non mi piacerebbe comunque.

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> La guerra dei grandi tumuli, Mara Fontana (750 pp. – eBook inviato dall’autrice) 4,5

In questo libro troviamo un giusto equilibrio tra le parti e quelle descrittive e riflessive: non nego che, se avessi avuto occasione di leggere il testo prima dell’uscita, avrei consigliato di alleggerire alcune parti soprattutto verso il centro, che a tratti risulta lento. Tuttavia non si sarebbe trattato di tagli radicali: nel complesso, ripeto, il romanzo mi è parso strutturato davvero bene, con un’efficace alternanza di scene di azione e di passi più calmi. E il risultato è più che eccellente, direi: nonostante la mole, le oltre 700 pagine scorrono a meraviglia.
Un altro aspetto che ho particolarmente apprezzato sono i dialoghi: spesso divertenti e mai artificiosi, regalano davvero un notevole spessore ai personaggi, che risultano caratterizzati a puntino. E sempre riguardo allo stile, è il caso di fare i complimenti all’autrice: la scrupolosità che ha messo nel curare ogni frase, nello scegliere con attenzione ogni parola, è assai ammirevole.
Tanto di cappello, quindi: era parecchio che non gustavo così tanto un romanzo fantasy.

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