[Recensione] Waiting Room

Titolo: Waiting Room
Autore: Bianca Rita Cataldi
Tags: narrativa, ricordi, passato, emozioni, attesa
Editore: Butterfly
Collana: Raggi di sole
Pagine: 154
Anno di pubblicazione: 2013
Prezzo: €12,00
ISBN: 9788897810209
Formato:  brossura
Copertina e grafica: Elisabetta Baldan
Valutazione: 4,5

Grazie alla “Butterfly Edizioni” per avermelo spedito.

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RIASSUNTO – È il 1942. In una Puglia bruciata dal sole, Emilia e Angelo condividono la passione per il sapere, il desiderio di libertà e il tempo della loro giovinezza. Settant’anni dopo, seduta nella sala d’attesa di un dentista, Emilia rivela a se stessa la verità negata di una giovinezza che adesso, per la prima volta, ha il coraggio di riportare alla luce. Con una scrittura che è poesia del ricordo e caleidoscopio di emozioni, Bianca Rita Cataldi accompagna il lettore tra i sorrisi e le lacrime di una donna come noi, raccontando la storia di un amore mancato, di una generazione nell’età dell’incertezza, di un’attesa che attraversa tutta una vita.

L’AUTRICE – Bianca Rita Cataldi è nata nel 1992 a Bari, dove frequenta la facoltà di Lettere Moderne e studia pianoforte in conservatorio. Finalista al Premio Campiello Giovani nel 2009, ha esordito nel 2011 con il romanzo “Il fiume scorre in te”, pubblicato da Booksprint Edizioni. Nel gennaio 2013 ha fondato il blog/magazine culturale Prudence e da un anno collabora con la casa editrice Butterfly. Scrive recensioni letterarie per numerose case editrici sul suo blog B. among the little women. “Waiting room”, finalista della II edizione del Premio Villa Torlonia, è il suo secondo romanzo.

*       *       *

RECENSIONE 

Un’idea molto buona, nonostante la sua semplicità, e sviluppata altrettanto bene.

In Waiting Room troviamo Emilia, anziana ex insegnante di lettere alle prese con i propri pensieri, i ricordi, i rimorsi; poi una ragazza che scrive sul suo taccuino nella sala d’attesa di un dentista: questi due soli ingredienti daranno vita a un racconto delizioso, fatto sì di ricordi malinconici e spesso dolorosi ma anche di gioiose speranze e di attese per il futuro. Il tutto è tenuto insieme da uno stile assai particolare: fresco e giovanile, senz’altro, ma al tempo stesso anche profondo e ricco di sentimento.

Può stupire che una scrittrice di 19 anni possieda già – a parere mio e di molti tra quelli che l’hanno letta – una tale maturità stilistica, eppure è proprio così: Waiting Room è un romanzo che mi ha fatto emozionare, riflettere e soprattutto battere il cuore, grazie anche a una scrittura che riesce a suonare dolce pur senza suonare smielata o troppo zuccherosa (cosa per niente facile, in romanzi di questo stampo).

Molto bello soprattutto il ritaglio di storia che Emilia ci offre, grazie al lungo flashback ambientato nel 1942 (le parti nello studio dentistico appartengono, invece, ai giorni nostri), in cui gli eventi dell’epoca fanno da sfondo alla quotidianità di una giovane donna desiderosa di cogliere il più possibile dalla propria vita, con tutte le incertezze, le aspettative e le delusioni che spesso accompagnano l’età dell’adolescenza. Ottima, in particolar modo, mi è sembrata in questo contesto la caratterizzazione dei personaggi – soprattutto della madre, di Angelo e della stessa Emilia – per esempio attraverso il loro modo di parlare, di esprimersi, di giudicare cosa è importante nella vita e cosa no.

Ho deciso di non dargli il massimo per un motivo, che però può trattarsi benissimo di una sensazione personale: un paio di passi che mi sono sembrati meno importanti occupavano pagine forse particolareggiate in modo eccessivo, che io personalmente avrei snellito. Viceversa, alcune parti scorrono, forse, un po’ troppo velocemente rispetto alla loro importanza. Avrei dedicato uno spazio maggiore, per esempio, al rapporto tra Emilia e la giovane Martina, figlia della vicina di casa: esso viene introdotto in modo molto efficace, a mio parere, ma poi ho avuto la sensazione che le belle idee che lo distinguevano siano state un po’ buttate via.

Non sto dicendo, comunque, che si tratti di un libro scritto in fretta, in modo superficiale oppure noioso: tutt’altro. Semplicemente, se avessi avuto io un’idea del genere l’avrei sviluppata in modo diverso… anche se ciò naturalmente non lo rende meno piacevole da leggere.
Anzi, devo dire che l’ho trovato scritto e strutturato meglio rispetto al precedente libro di Bianca Rita (Il fiume scorre in te), e per questo suggerisco di non farvelo scappare: abbiamo a che fare con un’autrice molto giovane che senz’altro ha ancora tanta strada da percorrere, ma ciò non le ha impedito di rendere i suoi primi libri dei piccoli gioielli che non è per nulla facile trovare tutti i giorni.

Ah, dimenticavo la conclusione, che ovviamente non rivelo: confesso che, andando avanti con la lettura, a un certo punto ho cominciato ad avere sospetti riguardo all’identità della ragazza che scrive in sala d’attesa, ma ciò non ha reso la rivelazione finale meno inaspettata.

Molto bello, in definitiva: in certi passi l’ho trovato a dir poco incantevole. Un libro breve ma intenso, che consiglio a tutti.

*        *       *

In sintesi…
Storia emozionante a dispetto della sua
semplicità.
Alcune parti un po’ prolisse; altre
necessiterebbero di dettagli in più.
Stile fresco e giovanile e al tempo stesso
profondo e toccante.
Bellissimi il flashback del passato di
Emilia e il ritaglio storico.
Ottimo approfondimento dei personaggi.
Finale inaspettato e molto riuscito.

*        *       *

Una frase significativa…

Sulla parete di fronte, tra i denti perfetti delle gigantografie e le pubblicità dei dentifrici, c’è una scritta. Non ci vedo poi così bene – non ho mica vent’anni – ma riesco ancora a definire i contorni di quelle lettere nere su sfondo bianco. Fa tanto Chanel, il nero su bianco.
Waiting room, c’è scritto. Che poi, perché scriverlo in inglese? Inglese in televisione, nei libri, nei giornali… inglese, inglese, inglese. Saremo mica stati colonizzati? Dov’ero, quando gli Inglesi ci hanno conquistati? Dormivo? Facevo parole incrociate? […] Anch’io sono in waiting. Io sono sempre in waiting. Potrei anche usare il verbo italiano, ma in inglese fa più figo, come direbbe Martina. Lei e i suoi quindici anni! Se la porta dietro come una bandiera colorata, la sua giovinezza. E io? Io cosa mi porto?

La tua dentiera vecchia, cretina.

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2 Risposte

  1. Ossimoro ha detto:

    Concordo con la recensione, è un libro bellissimo, di un’autrice che farà parlare di sè ancora a lungo e sempre meglio, a mio modesto parere. Noto piacevolmente che, come nella mia recensione, non ci sono critiche su ipotetiche incongruenze storiche che hanno tenuto banco in altre recensioni i cui autori non hanno capito che questo non è un romanzo storico e che quindi l’assoluta secondarità del contesto è funzionale alla forza totalizzante dell’amore nell’estetica della memoria (che seleziona in modo del tutto arbitrario le cose da ricordare).
    Vi linko anche la mia recensione: http://www.diariodipensieripersi.com/2013/07/recensione-waiting-room-di-bianca-rita.html

  1. settembre 3, 2013

    […] Un’idea molto buona, nonostante la sua semplicità e sviluppata altrettanto bene. Emilia, anziana ex insegnante di lettere alle prese con i propri pensieri, i ricordi, i rimorsi; una ragazza che scrive sul suo taccuino nella sala d’attesa di un dentista: questi due soli ingredienti daranno vita a un racconto delizioso, fatto sì di ricordi malinconici e spesso dolorosi ma anche di gioiose speranze per il futuro. […]

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