[Recensione] Le paludi d’Athakah

La prossima sarà l’ultima settimana di vacanze, poi si ricomincia. La depressione da inizio scuola sta cominciando a farsi sentire, ma per fortuna ci sono i libri che mi salvano… perciò ecco a voi la nuova recensione del progetto!

Titolo: Le paludi d’Athakah
Autore: Stefano Mancini
Tags: fantasy classico, guerra, elfi, nani
Editore: Linee Infinite
Collana: Phantasia
Pagine: 566
Anno di pubblicazione: 2013
Prezzo: €15,00
ISBN: 978886247099
Formato:  brossura
Editing: Chiara Guidarini
Copertina e illustrazioni: Elisa Pavinato e Fabio Porfidia
Valutazione: 4,5
Grazie all’autore per avermelo inviato in formato eBook.

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RIASSUNTO – Re Aurelien Lathlanduryl, signore di tutti gli elfi, non riesce a dormire: l’alba è prossima e il suo esercito, pur ridotto allo stremo, dovrà presto tornare all’attacco. Di fronte un’enorme armata di uomini, orchi e goblin, accanto solo i fedeli alleati na ni. La vittoria gli garantirebbe il do minio assoluto sull’Athakah; la sconfitta lo costringerebbe a tornare con la coda tra le gambe nell’isola di YnisEythryn, rinunciando per sempre ai propri sogni di gloria. Consapevole dell’alta posta in palio, il giovane sovrano non esita a mettere in gioco la propria vita in una sortita contro Kurush Lamadisangue, Sommo CapoOrda e leader indiscus so delle forze nemiche. Al suo fianco solo gli amici Eutin Ilian’Kah ed Erendil Dal’Vhar, oltre ai due temuti e rispettati sovrani del popolo dei nani, Karzan Harald e Hankar Grumbar, che non hanno alcuna intenzione di lasciargli tutta la gloria. Il duello, reso ormai inevitabile dall’evolversi degli eventi, finirà così per decidere non soltanto le sorti dell’Athakah, ma anche l’avvio della storia, che si snoderà lungo il corso di innumerevoli secoli, attraverso la fa voleggiata Età dell’Oro di elfi e nani e attraverso le vicende dei suoi tanti protagonisti, eroi destinati a divenire leggenda. Ma mentre la trama ricca di colpi di scena scioglie via via i suoi tanti interrogativi, ci si avvicina all’impre vedibile epilogo, una conclusione in cui il Fato, o forse qualcuno che tra ma nell’ombra, ci metterà del suo, portando gli antichi alleati, i due più potenti imperi mai esistiti, sull’orlo del più sanguinoso conflitto che la Storia abbia mai conosciuto…

L’AUTORE – Stefano Mancini è nato a Roma, nel 1980, dove vive tuttora. Laureato in giornalismo nel 2004 e iscritto all’Ordine dal 2005, attualmente lavora come redattore presso un’importante agenzia di stampa. “Le paludi d’Athakah” è il suo terzo romanzo fantasy, dopo “Il labirinto degli inganni” (AndreaOppureEditore, 2005) e “La spada dell’elfo” (Runde Taarn Edizioni, 2010).

*       *       *

RECENSIONE 

Mentre aprivo per la prima volta questo libro, era forte in me il timore che mi sarei dovuta sorbire l’ennesimo fantasy classico con una trama copiata pari pari dal Signore degli anelli e con tutti i cliché possibili e immaginabili. Dopo averne ultimato la lettura, tuttavia, sono felice di dire che mi sono sbagliata, almeno in parte: è vero, i tratti in comune con il Signore degli anelli ci sono e non sono pochi, così come parecchi degli elementi classici del fantastico che ricorrono in buona parte delle saghe; però questo non è tutto, come vedremo insieme tra poco.

Riguardo alle creature presenti, non è certo una novità trovare elfi, nani, umani e goblin; eppure Le paludi d’Athakah cerca di trovare la risposta a una questione che la letteratura fantasy si porta dietro da un bel pezzo: come mai elfi e nani si odiano, a parte per le ovvie differenze somatiche? Questa domanda è proprio una delle chiavi del romanzo, insieme alla grande battaglia che li vede protagonisti gli uni al fianco degli altri.

Dunque, ecco come l’autore è riuscito a trasformare uno stereotipo ormai abusato in un tema originale con cui dare vita la sua storia. L’obbiettivo è stato raggiunto, a mio giudizio: sebbene le singole idee non siano di per sé innovative, lo è il modo di tenerle unite, e questo è bastato anche per rendere più sopportabili i cliché non gravi  che rimangono (ad esempio, niente compagnia che affronta un lungo e pericoloso viaggio per ricercare/distruggere l’oggetto prezioso).

Un altro mio timore prima di iniziare a leggere riguardava lo stile: come spesso capita in quei romanzi ispirati al Signore degli Anelli, chi scrive cerca di omaggiare Tolkien in tutti i modi possibili, inclusa la tecnica di narrazione che – diciamocelo – non è esattamente la più lineare e scorrevole che sia mai stata inventata. Il tentativo di ricreare uno stile aulico che renda il racconto solenne, però, il più delle volte finisce assai male: il testo che dovrebbe suonare maestoso e raffinato risulta, al contrario, ridondante e zeppo di fronzoli, nonché terribilmente noioso per chi legge.
Con mio grande sollievo (e suppongo non solo mio), invece, Stefano Mancini ha preferito discostarsi da questa narrazione prolissa, preferendo uno stile che si sofferma spesso sulle descrizioni o sui pensieri dei protagonisti, ma che scorre con facilità grazie a espressioni dirette e anche ai frequenti dialoghi.

Non è ancora uno stile perfetto, a mio parere: a parte qualche segno di punteggiatura da aggiustare, ho incontrato alcuni salti di PoV e un discreto numero di passi in cui fa capolino il raccontato. Tuttavia non sto parlando di difetti di particolare gravità o che compromettano in modo importante la riuscita generale del libro: la storia è rimasta ugualmente appassionante da leggere, e per compensare le suddette mancanze trovo che l’autore abbia impiegato molta attenzione nel dipingere l’ambientazione e soprattutto nel definire i caratteri dei vari personaggi.
Sostanzialmente si tratta di tante storie che si intrecciano, di molti popoli e creature, e il tutto ruota intorno alla guerra, narrata in toni che ricordano molto l’epica, in cui si troveranno coinvolti.

Uno degli aspetti che, invece, non mi è piaciuto si intuisce già leggendo il riassunto: i nomi richiamano molto, forse troppo, il mondo della Terra di Mezzo. Non vi sorge un senso di déjà vu incontrando personaggi e luoghi che si chiamano Lathlanduryl, Erendil Dal’Vhar, Ershenthyl o YnisEythryn,?
Ok, ammetto di avere una discreta antipatia per i nomi zeppi di H, Y & co, ma con questi ho incontrato, durante la lettura, una notevole difficoltà a ricordarmeli tutti. Insomma, si tratta dell’unica cosa che avrei evitato, se fossi stata l’autore.

Non gli ho assegnato qualche voto in più per una pura questione di gradimento personale: ormai ho letto talmente tanti fantasy di stile classico che non posso proprio dire di essermi entusiasmata, leggendolo, né di averci trovato qualcosa che lo facesse brillare rispetto agli altri libri del genere. Ciò non toglie, tuttavia, che Le paludi d’Athakah rimanga secondo me un buon libro, perlomeno se messo a confronto con la quantità di fanta-spazzatura che si trova oggigiorno in libreria.
Non eccezionale, certo, però di sicuro superiore a gran parte dei fantasy in circolazione: magari non rimarrà nel cuore di chi ama cimentarsi con romanzi fantastici più impegnativi, ma si tratta comunque di una lettura piacevole.

*        *       *

In sintesi…
Molti elementi già visti ma utilizzati
con originalità.
Alcuni problemi di punteggiatura,
PoV e raccontato.
Interessante approfondimento
sull’odio tra elfi e nani.
Nomi simili al SdA, pieni di H e Y
e difficili da ricordare.
Stile scorrevole e diretto, dialoghi
ben costruiti.
Storia di guerra appassionante.
Ambientazione e personaggi molto
curati e ben caratterizzati.

*        *       *

Una frase significativa…

Il suo stomaco gorgogliò e si torse al ricordo di quanti soldati ancora giacevano sul campo in attesa che qualcuno gli donasse quantomeno una parvenza di rito funebre. Avrebbe dovuto che per ognuno di loro ci fosse una nave pronta a riportarlo in patria per essere seppellito nelle terre dei propri avi; nel bel mezzo di una guerra lunghissima e sanguinosa, tuttavia, quello era il massimo che poteva fare per loro.
 Si ritrovò a domandarsi quanti ne avesse visti cadere fino ad allora e trovò che dare una risposta gli era impossibile. A dispetto di ciò, ricordava il volto di ognuno di loro come se li avesse ancora davanti a sé. Aurelien non li aveva dimenticati, consapevole di come avessero dato la vita per un sogno che non gli apparteneva e per il quale non avrebbero mai più fatto ritorno a casa.

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3 Risposte

  1. PATTY ha detto:

    sono quasi alla fine del libro (ca. 70 pagg) lo trovo ben scritto. Sono una lettrice frequente e alcuni libri non sono riuscita a finirli per quanto erano noiosi o mal scritti. Di questo, posso dire che in alcuni punti forse e’ un po’ lento ma in altri veramente coinvolgente e non vedi l’ora di finire la pagina per leggere quella successiva

  2. Pino63 ha detto:

    La parte della vita degli elfi noiosissima ( pagine saltate alla grande ).
    Karzan è stata la figura che più mi è piaciuta, peccato che non fosse
    il personaggio principale. Dopo il suo funerale ho riposto il libro.
    Dal soggetto in copertina ( bellissimo ) mi aspettavo battaglie, conquiste, sangue, distruzioni. Purtroppo mezzo libro si è spento per costruire una città.

  1. ottobre 5, 2013

    […] Mentre aprivo per la prima volta questo libro, era forte in me il timore che mi sarei dovuta sorbire l’ennesimo fantasy classico con una trama con tutti i cliché possibili e immaginabili. […]

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